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Rifugio più alto della Lombardia chiude per il caldo record sul Pizzo Bernina a 3.600 metri

Redazione 10 Agosto 2026

Sulle pendici del Pizzo Bernina, la neve che di solito regna sovrana anche in piena estate ha lasciato il posto a un caldo anomalo, capace di stravolgere ogni previsione. A 3.600 metri, il rifugio Marco e Rosa De Marchi-Agostino Rocca, il più alto della Lombardia, ha chiuso i battenti con settimane di anticipo. A sorprendere, più che la decisione in sé, è il motivo: condizioni troppo pericolose, un rischio che nessuno si aspettava così presto. Giancarlo Lenatti, guida alpina e gestore da trent’anni, aveva tutto pronto per andare avanti fino al 20 settembre. Ma la montagna, quest’anno, ha deciso diversamente.

Prima chiusura dopo 30 anni di attività

Lenatti non aveva mai visto nulla del genere in tre decenni di lavoro sul Bernina. Non è solo la poca neve a preoccupare, ma la montagna stessa che sta cambiando. Tra i 2.800 e i 3.000 metri, i crepacci si allargano, le pareti di roccia si sgretolano e massi e ghiaccio cadono con una frequenza mai vista prima. Per questo la chiusura del rifugio è un fatto senza precedenti.

Il caldo che mette in crisi ghiacciai e rocce

Le temperature eccezionalmente alte hanno fatto salire lo zero termico oltre i 4.200 metri, un dato fuori dal comune per il Bernina. Questo ha un effetto diretto sul ghiaccio e sul permafrost, il “collante” naturale che tiene insieme le rocce. Il disgelo ha causato frane e distacchi, mettendo a rischio il rifugio che si trova in una zona fragile. Il Ghiacciaio del Bernina mostra nuove profonde crepe e voragini che bloccano il passaggio. La montagna, un tempo stabile, sembra muoversi.

Permafrost sciolto, cresce il rischio di crolli

Il permafrost tiene salde le rocce alpine. Con il suo scioglimento, aumentano i cedimenti e i crolli improvvisi. Per chi sale in montagna la situazione è diventata critica: molte vie sono pericolose o impraticabili. Anche per esperti come Lenatti le rotte abituali sono ora ad alto rischio. Il Club Alpino Italiano ha deciso di chiudere il rifugio nonostante tutte le prenotazioni, per proteggere la sicurezza degli escursionisti. La montagna ha cambiato volto, e non sembra un cambiamento temporaneo.

Cosa serve per tornare a salire in sicurezza

Per riaprire il rifugio, secondo Lenatti, servirebbe un’inversione di tendenza nel clima. Almeno un metro e mezzo di neve fresca per coprire crepacci e fessure pericolose, e temperature più basse per far tornare il permafrost a fare il suo lavoro. Senza queste condizioni, l’alta quota resta un ambiente instabile, dove il pericolo cresce. Chi vive e lavora in queste montagne lo sa bene: vent’anni fa sarebbe stato difficile immaginare una situazione del genere, oggi invece è la nuova realtà che mette in discussione la sicurezza delle tradizionali vie alpine.

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