Nel 2036, il volto del turismo europeo sarà cambiato, anche se a passo lento. Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma di un’evoluzione netta: le mete più gettonate non saranno più le uniche protagoniste. Oggi sempre più viaggiatori scelgono di evitare la folla, cercando angoli nascosti, autentici, lontani dai circuiti tradizionali. Il desiderio di esplorare culture meno note e paesaggi meno celebrati sta riscrivendo gli itinerari, spingendo verso luoghi che fino a poco tempo fa restavano nell’ombra.
Le nuove mete europee pronte a sorprendere
Nonostante le novità, Francia, Spagna e Regno Unito continueranno a dominare la scena turistica europea. Sono mete consolidate, con infrastrutture e servizi ormai ben rodati. Ma la vera novità arriva dall’Europa centrale e orientale, dai Paesi baltici e da alcune zone dei Balcani. Questi territori stanno guadagnando terreno, grazie a storia, festival, paesaggi e una proposta turistica più matura.
Paesi come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria stanno diventando protagonisti. Città come Cracovia, Praga e Budapest, già apprezzate, possono ancora crescere molto. I loro centri storici, uniti a un’offerta culturale vivace, attirano viaggiatori in cerca di qualcosa di diverso dai soliti itinerari. Anche il Baltico è pronto a ritagliarsi uno spazio più grande: Tallinn, Riga e Vilnius vedono aumentare i pernottamenti. Per esempio, si prevede che gli arrivi a Riga cresceranno dell’83% entro il 2036.
Non va poi sottovalutato il fascino del Mediterraneo orientale, con Albania e Montenegro che offrono coste spettacolari e paesaggi ancora poco sfruttati. Qui il turismo culturale e naturalistico può crescere molto, anche grazie a itinerari di nicchia che stanno attirando l’attenzione.
Il boom dei turisti da fuori Europa
La spinta maggiore per il turismo europeo nei prossimi dieci anni arriverà dall’estero. Si prevede un aumento del 42% dei pernottamenti da parte di visitatori stranieri entro il 2036: in pratica, un miliardo di notti in più ogni anno. Questo si tradurrà in una spesa complessiva che supererà i 1.300 miliardi di euro, una chiara conferma della ripresa e della crescita del settore.
I flussi più vivaci arriveranno dal Medio Oriente e dall’Asia-Pacifico, con aumenti rispettivamente del 93% e dell’88%. Questi mercati stanno diventando sempre più importanti per l’Europa, che dovrà adeguare la sua offerta turistica e le infrastrutture.
Anche i turisti europei dell’Est e del Centro giocheranno un ruolo chiave. Grazie a infrastrutture migliorate, costi più bassi e investimenti mirati, aumenteranno i loro spostamenti, contribuendo a distribuire meglio il turismo verso destinazioni meno affollate.
Italia, tra tradizione e nuove rotte
L’Italia resta un protagonista di peso nel panorama europeo, con un aumento atteso dei pernottamenti del 33% entro il 2036. A guidare la crescita saranno soprattutto i visitatori stranieri, che dovrebbero aumentare del 45%. Le grandi città d’arte e le mete classiche manterranno il loro fascino, ma qualcosa sta cambiando.
Si vede infatti una diversificazione: oltre alle destinazioni più note, crescono le visite verso parchi naturali e piccoli borghi meno conosciuti. Questo aiuta a contrastare l’overtourism, spingendo i viaggiatori a cercare esperienze più autentiche e meno affollate.
Questa nuova mappa del turismo in Italia rispecchia un trend europeo più ampio: l’interesse si allarga e si sposta anche su territori finora trascurati. È il risultato di strategie di valorizzazione locale e di una crescente attenzione verso un turismo sostenibile, che punta su qualità e varietà dell’offerta.
Il cambiamento riguarda dunque non solo il numero di visitatori, ma anche come e dove si muovono, con un impatto importante sulle economie locali e sulla pianificazione del territorio per gli anni a venire.
