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Veneto primo in Italia per turismo: 74 milioni di presenze e strategia di qualità che fa la differenza

Redazione 16 Ottobre 2026

Sono quasi 74 milioni le presenze turistiche registrate in Veneto nella stagione 2025, un dato che conferma la regione al vertice del turismo italiano. Ma dietro questi numeri impressionanti c’è qualcosa di più: una strategia che mette al centro la qualità dell’esperienza offerta e l’impatto economico reale di ogni visitatore. Non si tratta più di rincorrere solo grandi flussi, ma di gestirli con cura, rispettando il territorio e puntando a un modello sostenibile. Il Veneto non vuole più essere solo una meta estiva. Vuole vivere tutto l’anno, con un’offerta che abbraccia il mare, la montagna, le città d’arte e le colline. Anche i piccoli borghi, spesso dimenticati, entrano nel gioco, insieme a nuove proposte culturali e naturalistiche che arricchiscono il panorama turistico.

Estate 2025: il Veneto cresce già a maggio

A maggio 2025 le presenze turistiche hanno superato ogni aspettativa, con un +10% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, sfiorando i 5,8 milioni. Un segnale chiaro di una stagione estiva partita con il piede giusto, che conferma come il Veneto sappia intercettare una domanda turistica varia. Se si parla spesso di luglio e agosto come mesi chiave, sono invece le strategie di destagionalizzazione a guidare il futuro.

Il turismo veneto non si ferma alle località balneari o alle mete classiche dell’estate. La Regione punta a diluire le presenze anche in primavera, autunno e inverno, con un occhio di riguardo al periodo natalizio, quando l’offerta culturale e termale gioca un ruolo fondamentale. A fare la differenza è soprattutto la qualità dei visitatori: la Regione guarda con attenzione alla spesa media pro-capite, più importante del semplice conto di arrivi e presenze. L’obiettivo è un turismo consapevole, che valorizzi il territorio senza soffocarlo con il sovraffollamento.

Cammini veneti: una rete per riscoprire l’entroterra e i piccoli borghi

Al TTG Travel Experience di Rimini è stata presentata una novità di rilievo: una rete di 13 cammini certificati, per un totale di 5.400 chilometri. Non semplici itinerari, ma percorsi tematici pensati per chi ama cultura, natura, storia ed enogastronomia.

Tra questi spiccano il cammino dedicato a Rigoni Stern, che unisce paesaggi letterari e culturali, e quello della Grande Guerra, che attraversa il vicentino con un racconto storico intenso. Di grande richiamo è anche il cammino enogastronomico tra le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOCG, patrimonio UNESCO, che unisce turismo e valorizzazione di un prodotto simbolo.

Questi cammini sono una risposta concreta allo spopolamento delle aree rurali: offrono esperienze autentiche all’aria aperta e danno nuova vita ai negozi e alle attività tradizionali lungo i percorsi. Il turismo lento non solo fa scoprire angoli nascosti del Veneto, ma aiuta i borghi meno conosciuti a riprendersi, evitando l’abbandono.

I dati mostrano una prevalenza di partecipazione femminile, segno che questo tipo di turismo è apprezzato da chi cerca esperienze genuine, un contatto diretto con la natura e la cultura locale. L’amministrazione regionale punta quindi a un’offerta capillare e variegata, che sappia raccontare il Veneto in tutte le sue sfaccettature.

Destagionalizzazione e gestione dei flussi: la chiave del futuro

La destagionalizzazione è la parola d’ordine del turismo veneto. Nel 2025 la Regione ha rafforzato le 17 Destination Management Organization , strutture nate per coordinare e promuovere in modo integrato il turismo sul territorio. Questo sistema aiuta a gestire al meglio i flussi, che in alcune località superano i milioni di presenze in comuni di dimensioni contenute.

La costa veneziana, dal Delta del Po fino a Bibione, registra quasi 40 milioni di presenze e viene trattata come un unico grande sistema turistico. Lo stesso vale per il Lago di Garda e le Dolomiti, mete che sfiorano il limite della capacità ricettiva. Le DMO permettono di far emergere non solo le mete più famose, ma anche l’entroterra e le città d’arte come Verona, Venezia e Padova, ampliando così l’offerta e alleggerendo la pressione sul turismo di massa.

L’obiettivo è offrire al turista percorsi più ampi e diversificati, che mettano insieme cultura, natura, enogastronomia e terme. Una gestione attenta della domanda evita il sovraffollamento e distribuisce l’esperienza su più territori, trasformando il turismo in un’occasione di crescita anche per aree meno frequentate e spesso trascurate.

Terme e wellness: il Veneto guarda al benessere a 360 gradi

Il Veneto punta forte anche sul rilancio del turismo termale, un patrimonio storico e una risorsa economica tra le più importanti d’Europa. Il polo termale regionale è uno dei più grandi del continente, con strutture che affondano le radici in epoche lontane.

Oggi le terme si rilanciano con un’offerta moderna, che accosta la cura della salute a esperienze di benessere, relax e estetica. Non sono più solo luoghi di cura, ma centri dove rigenerarsi fisicamente e mentalmente.

Questa nuova visione allunga la stagione turistica, attirando nuovi segmenti di domanda e diversificando l’offerta. I cammini e gli itinerari vicini alle località termali creano un sistema integrato che unisce natura, cultura e salute. La Regione investe in qualità e innovazione, costruendo un modello turistico contemporaneo che valorizza le specificità locali e si propone come esempio in Italia e in Europa.

Il rilancio delle terme si inserisce in una visione più ampia, che fa leva su patrimonio culturale, ambientale e enogastronomico per uno sviluppo sostenibile e diffuso. Il successo futuro del Veneto nel turismo dipenderà dalla capacità di far convivere queste risorse in modo equilibrato e duraturo.

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