Un odore acre di ammoniaca e calce viva ti assale appena metti piede nelle concerie di Fès, in Marocco. Il vapore si alza lento dalle vasche di pietra, colme di liquidi dai colori intensi che sembrano dipingere un quadro a cielo aperto. Ti offrono un rametto di menta fresca, un piccolo sollievo per resistere a quell’aria densa che ti stringe il petto. Gli uomini, immersi fino alle ginocchia in quelle vasche, lavorano le pelli con una calma antica, movimenti precisi che raccontano un mestiere tramandato da più di mille anni, lontano da macchine e industrie. Nel cuore pulsante della medina, tra mura secolari, si apre un mondo sospeso nel tempo, dove il profumo pungente delle concerie racconta storie di tradizione e fatica.
Fès e la sua lunga storia di artigianato conciario
Fès nasce tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, grazie alla dinastia degli Idrisidi, e diventa presto una città chiave nel Nord Africa. La sua posizione strategica la trasforma in un crocevia di commerci e culture: mercanti da tutto il Mediterraneo, l’Africa subsahariana e l’Oriente si incontrano qui, portando merci e conoscenze. In questo contesto vivace, la lavorazione delle pelli si fa strada come una delle attività più importanti e rinomate. Già nel Medioevo, gli artigiani di Fès sono capaci di tecniche raffinate e i loro prodotti, dalle scarpe alle borse, arrivano lontano, apprezzati per qualità e cura. Durante il periodo almohade, tra XII e XIII secolo, l’arte conciaria consolida la sua fama, specchio della ricchezza della città. Con i Merinidi, la produzione si organizza in quartieri ben definiti e le abilità dei conciatori si tramandano di generazione in generazione, non con leggende, ma grazie a famiglie che custodiscono gelosamente ricette e gesti antichi.
Oggi, nel XXI secolo, sono stati avviati importanti lavori di restauro, soprattutto nella Conceria Chouara, la più grande e celebre di Fès. L’obiettivo non è solo salvaguardare i vecchi edifici, ma anche migliorare le condizioni di lavoro, igiene e sicurezza per chi ancora oggi porta avanti queste tradizioni, mantenendo vivo un patrimonio unico.
Cosa vedere e come si visita la conceria
Il vero spettacolo è la vista dall’alto della Conceria Chouara, che ogni anno richiama migliaia di visitatori. Da una terrazza sopraelevata si ammirano decine di vasche: un gigantesco mosaico naturale incastonato tra muri ocra, vecchi edifici e cortili aperti che lasciano entrare luce e aria. Le vasche, fatte di pietra o muratura, sono piene di liquidi dai colori intensi: bianco latte, arancio acceso, giallo e blu profondo, a seconda delle sostanze usate nella lavorazione. Intorno, cantine e botteghe ospitano le varie fasi del processo.
Entrare in questo mondo significa immergersi in un lavoro duro e antico. Le pelli di capra, pecora, bovino e dromedario passano attraverso un lungo percorso. Prima vengono immerse in vasche con acqua e calce viva per eliminare peli e impurità. Poi arriva il momento più insolito: le pelli sono trattate con escrementi di piccione, un rimedio antico che ammorbidisce la pelle, rendendola più flessibile per le fasi successive.
È questo trattamento che dà all’ambiente quel caratteristico odore forte, una miscela che solo chi la conosce riesce a tollerare a lungo. Gli artigiani lavorano con mani e piedi immersi nell’acqua, usando strumenti semplici ma efficaci, curando ogni dettaglio. La concia vera e propria rende la pelle resistente e duratura.
Dopo la concia arriva la parte più suggestiva: la tintura. Ogni vasca ha un colore diverso, secondo i pigmenti usati: indaco per il blu, henné tra giallo e arancione, papavero per il rosso, zafferano per un caldo giallo. Le pelli vengono immerse più volte e poi lasciate asciugare al sole, giorno dopo giorno, fino a trasformarsi in prodotti pregiati.
La Conceria Chouara non è l’unica: nella città ci sono altri laboratori come Sidi Moussa, nel quartiere Guerniz, più raccolto e meno turistico, con vasche disposte in modo irregolare ma di grande valore storico, già citate in documenti medievali. Ain Azliten è un altro luogo, ancora più riservato, meno accessibile ai visitatori ma importante per l’identità della città.
Le visite si svolgono di solito dalle terrazze dei negozi di pelletteria che circondano i cortili. Salendo scale a volte ripide, si arriva a punti panoramici che offrono una vista completa dall’alto. È tradizione che i commercianti offrano un rametto di menta fresca per contrastare gli odori forti. L’ingresso alle terrazze è generalmente gratuito, ma una piccola mancia è sempre gradita. Non serve comprare nulla e conviene sempre chiedere prima per evitare equivoci.
Come arrivare e quando visitare le concerie di Fès
Le concerie si trovano nel cuore della medina di Fès el-Bali, zona Patrimonio dell’Umanità. La più famosa, la Conceria Chouara, è nel quartiere Blida, vicino all’Oued Fès e a pochi passi dalla piazza Seffarine. Qui si procede a piedi: le stradine strette e i vicoli tortuosi, senza accesso per le auto, costringono a camminare. Per non perdersi nel labirinto della medina, conviene seguire le indicazioni per Chouara o affidarsi a guide locali esperte.
Il periodo migliore per visitare è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono più miti e gli odori meno intensi rispetto all’estate, quando il caldo li amplifica. È bene anche prestare attenzione ai giorni di festa islamica, in particolare durante il Ramadan, quando alcune botteghe potrebbero chiudere o ridurre gli orari.
Chi vuole scoprire da vicino un’arte antica, respirare profumi e colori unici e immergersi nel cuore di una città millenaria, trova nelle concerie di Fès un’esperienza difficile da dimenticare, un intreccio di tradizione e fatica quotidiana.
