Ricordo il silenzio assoluto del deserto del Pakistan, racconta Milo Manara, mentre sfoglia mentalmente pagine di un passato vissuto in viaggio. Non sono semplici spostamenti, ma esperienze che hanno scolpito la sua arte. Dal camper militare con cui ha attraversato l’Asia, ai treni notturni carichi di mistero, ogni tappa è una storia di meraviglia e scoperta. Lontano dal turismo di massa, tra cieli stellati e città sospese nel tempo, Manara ha raccolto frammenti di mondi autentici, trasformandoli in schizzi e racconti che ancora oggi parlano di un viaggio dentro e fuori di sé.
Nel 1983 Manara parte per un viaggio fuori dal comune, attraversando Pakistan, India e Nepal su un camper militare 4×4, un vecchio mezzo della Legione straniera francese adattato per i terreni più duri dell’Asia centrale. Quel mezzo robusto gli ha permesso di muoversi senza fretta su strade praticamente deserte, un’immagine oggi quasi impensabile. Niente a che vedere con i percorsi turistici di oggi: le sue giornate scorrevano nel silenzio e in spazi aperti, lontano dal caos.
Il viaggio non era solo avventura: Manara lavorava anche ai suoi fumetti. Schizzava dal vivo, catturando volti, atmosfere e paesaggi. Quel diario su carta è diventato la base delle “Avventure orientali di Giuseppe Bergman”, un personaggio che porta dentro molto di quel viaggio. Un’esperienza che ha segnato una svolta, mescolando la passione per il racconto grafico con la voglia di scoprire culture nuove.
Manara ha intrecciato i suoi viaggi anche con collaborazioni di spessore, come quella con Federico Fellini. Insieme hanno creato opere come “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”, dove realtà e fantasia si mescolano. “Viaggio a Tulum” nasce da un percorso vero di Fellini nello Yucatán, alla ricerca delle radici dei racconti di stregoni di Carlos Castaneda. Il viaggio, partito da Los Angeles e finito in Messico, ha coinvolto anche lo scrittore Andrea De Carlo, che lo ha raccontato nel libro “Yucatan”.
“Il viaggio di G. Mastorna” invece resta un sogno, un percorso surreale nell’aldilà, fatto di humor e incontri insoliti, come quello con Groucho Marx. Questi viaggi, reali o di fantasia, mostrano come l’ispirazione di Manara sia sempre a cavallo tra il tangibile e il fantastico. L’esplorazione di luoghi concreti si fonde con l’idea del viaggio come esperienza umana e artistica, trasformando ogni progetto in un ponte tra mondi diversi.
Nel racconto di Manara spuntano immagini di luoghi lontani e affascinanti. Le Meteore in Grecia, con i loro monasteri sospesi su rocce vertiginose, sono state tappe frequenti in camper, per la loro forza spirituale e imponenza. La Cappadocia, con le sue città scavate nella roccia, è un altro pezzo di quel viaggio fatto di meraviglie naturali e storiche.
Un ricordo che torna spesso è una notte a Katmandu, immersa nel silenzio e nella desolazione, tra templi che sembravano custodi di un’atmosfera di raccoglimento. Quel cielo limpido, lontano dall’inquinamento, Manara lo paragona a quello della sua infanzia. Altro viaggio fuori dagli schemi è stato quello su una nave cargo lungo le coste e i fiumi di Brasile e Argentina, un’esperienza autentica e lontana dal turismo di massa. Navigare senza folla, visitare porti veri e vedere il lavoro quotidiano a bordo ha trasformato quel viaggio in un’immersione unica.
I viaggi sono stati il motore della creatività di Manara. Il suo fumetto si è nutrito dell’osservazione diretta di ambienti, persone e atmosfere. Nella serie “Il gioco”, famosa per il suo contenuto erotico, Manara ha vissuto momenti delicati, come il soggiorno in Pakistan. Lì, spedire ogni mese le tavole era rischioso, temeva controlli e perfino la prigione. Questa tensione tra arte e realtà racconta il legame profondo tra la vita nomade e la sua creatività.
Giuseppe Bergman, il suo personaggio simbolo, nasce proprio da questo mix di esperienza vissuta e fantasia, un diario visivo che cattura la meraviglia e il pericolo che accompagnano ogni esplorazione.
Tra le mete più amate, Manara cita l’Amazzonia, un luogo che ha coltivato con le letture fin da ragazzo. Quella foresta impenetrabile è diventata un’immagine viva nella sua mente, una vita immaginaria da “indio amazzonico”, come dice lui. Nonostante la passione, ammette di non aver mai raggiunto Manaus, la città simbolo della regione, ma sogna ancora di andarci.
Per lui il viaggio si misura anche nei mezzi. Evita l’aereo non solo per claustrofobia, ma perché vuole sentire davvero le distanze. La nave gli dà il senso reale dell’oceano, i treni notturni – ricorda con nostalgia – erano un modo comodo e affascinante di spostarsi, con cabine dotate di bagno e doccia. Tra i sogni da realizzare c’è la Transiberiana: attraversare tutta l’Asia in treno, scoprendo paesaggi e culture.
Se dovesse scegliere una compagna di viaggio tra i suoi personaggi, Manara sceglierebbe Miele, la sua creazione più famosa. Miele è la compagna perfetta, con il suo spirito leggero e la voglia di affrontare l’avventura con curiosità. Accanto a lei ogni viaggio sarebbe un’occasione di scoperta senza paura.
Ma Miele non è solo un’ombra al seguito: rappresenta il viaggio come esperienza che va oltre i luoghi, fatta di emozioni, incontri e sguardi. Per Manara il viaggio è sempre una possibilità di rinascita, un tema che attraversa tutta la sua carriera artistica e la sua vita.
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