Tra le vette più alte delle Alpi italiane, nascosti tra rocce e ghiacciai, si trovano laghi glaciali di un’incantevole limpidezza. Acque che sfumano dal turchese brillante allo smeraldo profondo, specchi naturali incastonati oltre i duemila metri. Per raggiungerli serve sudare: sentieri ripidi, passi che si fanno più pesanti, strade che scompaiono lasciando spazio solo al silenzio e all’aria sottile di montagna. D’estate, quando il caldo si fa opprimente nella pianura, questi bacini rimangono freschi, custodi di storie antiche e panorami che restano impressi per sempre.
Antermoia: il gioiello dolomitico tra leggenda e natura
Nel cuore delle Dolomiti, tra le vette del Catinaccio, si trova il lago di Antermoia, a 2.495 metri di quota, uno dei più alti dell’intero gruppo dolomitico. Questo piccolo tesoro alpino si alimenta da sorgenti sotterranee collegate al vicino rio Antermoia, mantenendo il livello dell’acqua stabile anche in estate, quando molti laghi si prosciugano. Raggiungerlo è possibile solo a piedi, partendo da diverse località della Val di Fassa: da Pera, Mazzin, Campitello o Fontanazzo si imboccano sentieri che, in tre o quattro ore di cammino e con dislivelli importanti, conducono alla conca dove si trovano il lago e il rifugio omonimo.
Il percorso più panoramico parte da Pera di Fassa, con due tratte di seggiovia che portano a Pian dei Pecei. Da lì si prosegue attraverso la Val di Vajolet, passando dal Rifugio Passo Principe e dal Passo Antermoia, prima di scendere verso il lago. Sono quasi venti chilometri tra salita e discesa, impegnativi per la lunghezza e il dislivello di circa mille metri, ma senza particolari difficoltà tecniche. Dietro il nome del lago si nasconde una leggenda ladina: “si racconta che il bacino sia nato dal pianto di una ninfa, Antermoia, trasformata in acqua dopo un incantesimo spezzato da un amore ritrovato”. Una storia cupa e affascinante che aggiunge un tocco di mistero a un paesaggio già spettacolare.
Val Viola: laghi tra Italia e Svizzera ad alta quota
Tra Bormio e Livigno, in Alta Valtellina, c’è la Val Viola, una valle luminosa e soleggiata, ideale anche in primavera e autunno. Qui si trova il lago di Val Viola, un bacino glaciale a 2.267 metri. Il lago si raggiunge con una camminata di circa tre chilometri da Altumeira, località soggetta a un pedaggio estivo per limitare gli accessi.
Nei dintorni del rifugio Viola, poco distante, ci sono altri due piccoli laghetti dall’acqua limpida, incorniciati da vette imponenti come il Corno Dosdè, che sfiora i 3.232 metri. Dal rifugio si può proseguire fino al Passo di Val Viola a 2.460 metri, valico di confine con la Svizzera che apre altre possibilità di trekking. La Val Viola è quindi un perfetto mix tra natura selvaggia e accessibilità, con panorami alpini intensi e sentieri alla portata di escursionisti ben preparati.
I laghi del Nivolet: un altopiano d’alta quota tra parco e natura
Il Colle del Nivolet è uno dei valichi più noti delle Alpi italiane, oltre i 2.600 metri, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, dentro il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Da Ceresole Reale si sale lungo una strada chiusa al traffico privato nei weekend estivi, sostituito da navette, che porta ai laghi Serrù e Agnel, bacini di origine glaciale ampliati artificialmente. Questi laghi, dalle acque azzurre e profonde, regalano scenari straordinari e una passeggiata rilassante, raggiungibile in parte anche in auto.
Per chi preferisce camminare, un sentiero parte dalla fermata dell’autobus di Chiapili di Sopra e si arrampica per circa quattro chilometri fino al lago Serrù, con una salita impegnativa ma non tecnica. Da qui si può proseguire per altri tre chilometri tra laghetti minori, come il lago Rosset, famoso per un isolotto che somiglia a un cappello, e il lago Leità. Gli escursionisti più esperti possono salire fino al Col Rosset, da cui si gode una vista mozzafiato sui laghetti sottostanti. Questo altopiano mette in mostra tutta la forza della natura alpina, tra acque limpide e montagne imponenti.
Cinque laghi intorno a Madonna di Campiglio: un anello tra natura e panorami
Nel cuore del Trentino, a Madonna di Campiglio, si snoda un percorso molto conosciuto che tocca cinque laghi alpini oltre i 2000 metri: Ritorto, Lambin, Serodoli, Gelato e Nero. Il giro, lungo più di 14 chilometri e che richiede circa sei ore, parte da Baita Natalia, raggiungibile con la funivia da Madonna di Campiglio. Il sentiero 232 del CAI si addentra nel Gruppo della Presanella, regalando panorami di grande impatto.
Il lago Serodoli si distingue per la sua bellezza e per un piccolo bivacco in muratura, punto d’appoggio ideale per chi vuole salire fino alla cima omonima a 2.708 metri, da cui si domina tutta la conca. Il vicino lago Gelato offre un ambiente più aspro, con creste rocciose e una vista ampia sulle vette circostanti. Dopo aver visitato questi laghi, il percorso scende verso il lago Nero, chiudendo un anello che unisce natura selvaggia e comodità di accesso.
Il lago di Crespeina nel Parco Puez-Odle: roccia e acqua smeraldina
Nel Parco Naturale Puez-Odle, a 2.374 metri, il lago di Crespeina si adagia in una conca rocciosa dall’aspetto austero e selvaggio. Il sentiero di accesso parte dal Passo Gardena, poco sopra i 2.100 metri, lungo l’Alta Via delle Dolomiti, il tracciato numero 2 del CAI. Dopo una salita iniziale di circa trecento metri fino al Passo Crespeina, una forcella che regala panorami eccezionali sulle guglie intorno, si scende rapidamente verso il lago.
Il percorso è fatto di saliscendi che accompagnano fino alla conca dove il lago appare in tutta la sua limpidezza smeraldina. Le rive offrono ampi prati dove fermarsi a godere della vista sul vicino Col Turond, uno dei picchi più significativi della zona. Questo lago è un’occasione per immergersi in un ambiente incontaminato, in un contesto dolomitico ricco di contrasti tra rocce aspre e acque tranquille.
