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Trekking Estivo nell’Appennino: 5 Itinerari Segreti nei Parchi Nazionali Lontani dalla Folla

Redazione 4 Luglio 2026

“Il silenzio era così profondo che sentivo solo il ritmo dei miei passi sul sentiero.” È questa la sensazione che regala un trekking sull’Appennino, soprattutto d’estate. Lontano dalla confusione delle mete più famose, qui si può davvero fuggire, immergendosi in boschi ombrosi, cime che si affacciano su panorami sconfinati e angoli di storia nascosta tra le pieghe della montagna. Da nord a sud, la lunga spina dorsale d’Italia nasconde sentieri poco battuti, dove natura, arte e spiritualità si intrecciano in un paesaggio intatto. Tra laghi placidi, eremi solitari e cascate che sembrano sussurrare, ogni passo racconta qualcosa di unico. Non è sempre facile, certo, ma chi ama camminare sa che vale la fatica. L’Appennino si scopre così, lentamente, passo dopo passo, senza fretta e senza rumore.

Lago Paduli e Rifugio Città di Sarzana: storia e natura sulle montagne tosco-emiliane

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano si estende per oltre 26mila ettari tra Emilia e Toscana, toccando le province di Reggio Emilia, Parma e Massa-Carrara. Qui, al Passo del Lagastrello, a 1180 metri, c’è il Lago Paduli, un bacino artificiale che in primavera e estate si riempie fino a offrire scorci di una bellezza inaspettata, limpida e tranquilla. Il lago si trova in una conca che per lungo tempo ha segnato il confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, e intorno si trovano ancora tracce di antichi pascoli.

Da qui parte il sentiero CAI 659, che si addentra tra faggi e abeti, salendo deciso su uno dei versanti del Monte Acuto. La camminata è impegnativa, ma fattibile: in meno di quattro chilometri si arriva al Rifugio Città di Sarzana, a 1580 metri. Questo rifugio in legno, nascosto tra gli alberi vicino al Lago di Monte Acuto, è un rifugio ideale per una pausa che rinfranca corpo e mente. Per chi vuole chiudere un anello, dal rifugio si segue il sentiero 657 fino alla Sella di Monte Acuto, oltre i 1700 metri, poi si prosegue lungo il crinale tosco-emiliano fino all’incrocio con il sentiero 109, da cui si scende verso il lago e si torna al punto di partenza.

Il giro, lungo circa otto chilometri con un dislivello totale di 500 metri, richiede circa quattro ore di cammino, escluse le pause. Il Lago Paduli è un’ottima scelta per chi cerca un trekking che unisca fatica, natura e scorci di storia, lontano dalle rotte più battute.

Valle delle Prigioni, Umbria: gole selvagge e antiche radici di fede

Nel cuore verde dell’Umbria, il Parco Regionale del Monte Cucco custodisce uno dei paesaggi più duri e affascinanti dell’Appennino. La Valle delle Prigioni, scavata da un torrente tra ripide pareti di calcare, è un luogo di solitudine e mistero che ha attirato nel tempo tanti eremiti. Questo isolamento, scelto come prigione del corpo ma liberazione per l’anima, dà un significato profondo al nome della valle.

L’anello parte dal piccolo borgo di Coldipeccio, vicino a Pascelupo, in provincia di Perugia. Si lascia l’auto e si imbocca il sentiero CAI 232, che corre a mezza costa sopra la valle del Rio delle Prigioni. La prima parte sale con calma fino alle praterie del “Giardino”, una radura un tempo coltivata che in primavera si riempie di fiori selvatici. Proseguendo, si passa dal sentiero CAI 279 e poi al 231, per scendere verso la gola vera e propria, seguendo il torrente sulla destra.

Uno dei passaggi più suggestivi è sotto la Scarpa del Diavolo: una grande parete di calcare a strapiombo che sovrasta il sentiero. Poco dopo si attraversa un tunnel lungo circa 30 metri, costruito in origine per l’acquedotto, uno spazio stretto che si può evitare con una breve deviazione. Il percorso si chiude risalendo a Pascelupo con il sentiero 296 e tornando a Coldipeccio lungo la strada asfaltata.

Questo anello di quasi 10 chilometri, con un dislivello di circa 400 metri, richiede fino a sei ore di cammino, regalando un’esperienza intensa tra natura selvaggia e storia antica.

Sentiero dello Spirito nella Maiella: tra eremi e paesaggi scolpiti nella roccia

Il Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo, ospita uno dei trekking più suggestivi dell’Appennino: il Sentiero dello Spirito. Un percorso di circa 70 chilometri diviso in quattro tappe, che collega i principali eremi legati a Pietro del Morrone, poi Papa Celestino V. Il cammino segue antichi sentieri tra paesaggi dove acqua limpida, rocce e boschi si mescolano in un’atmosfera carica di spiritualità.

La tappa più frequentata è probabilmente l’ultima, da Roccamorice all’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Serramonacesca. Si parte da Macchie di Coco, dove una prima salita porta al Vallone di Sant’Angelo. Qui si trova la Grotta Sant’Angelo e la vicina Fonte del Garzillo, una sorgente considerata miracolosa. Superato il vallone, il sentiero sale fino alla strada provinciale che collega Lettomanoppello a Passo Lanciano.

Lungo il percorso ci sono aree attrezzate, come quella della Fonte Pirella, e si raggiunge l’eremo di Sant’Onofrio, un luogo di culto incastonato nella roccia. Dopo l’eremo, la strada scende verso l’Abbazia di San Liberatore, uno degli edifici religiosi più antichi e suggestivi della Maiella. Il paesaggio è un mix di faggete, ruscelli e vallate strette, perfetto per l’estate e per chi cerca un contatto profondo con l’anima e la natura dell’Appennino. Questa tappa è lunga circa 14 chilometri, con salite e discese che non mancano di mettere alla prova.

Cascata dell’Acquacheta: un salto d’acqua dantesco e vie alternative tra Toscana e Romagna

La Cascata dell’Acquacheta, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, è una meta molto amata dagli escursionisti, non solo per la sua imponenza ma anche per il legame con Dante Alighieri. Nel XVI canto dell’Inferno, il poeta paragona il fragore dell’acqua al Flegetonte, il fiume di fuoco che divide i cerchi infernali. La cascata, alta più di 70 metri, è nascosta tra boschi fitti e regala un rombo continuo che cattura chi arriva.

La via più nota parte da San Benedetto in Alpe, zona spesso molto frequentata d’estate. Per chi vuole evitare la folla, un’alternativa è partire dal Passo della Peschiera, un valico tra San Benedetto in Alpe e Marradi, tra Romagna e Toscana. Da qui si prende una strada sterrata verso il sentiero CAI 555, poi il 429, fino a raggiungere il Poggio dell’Inferno, sopra i mille metri di quota. Questa via offre un cammino panoramico lungo un crinale che si apre su entrambe le vallate.

La discesa verso Pian Baruzzoli è ripida ma spettacolare, fino al belvedere sulla cascata. Dopo la cascata, la Piana dei Romiti è uno dei punti più belli per una sosta, con il ruscello che attraversa la radura in un’atmosfera di rara tranquillità. Il ritorno passa per il Monte Lavane, le Balze di Cornacchiaia e si ricongiunge con il sentiero 555 che riporta al punto di partenza. Il percorso totale supera i 1000 metri di dislivello e richiede circa sette ore di cammino.

Pizzo di Sevo: la cima nascosta tra Marche, Lazio e Abruzzo con vista sul Gran Sasso

Nel Parco Nazionale dei Monti della Laga, spesso messo in ombra dal più famoso Gran Sasso, si alza il Pizzo di Sevo, una vetta di 2419 metri con una forma decisa, ben riconoscibile dalla conca di Amatrice. Dalla cima si gode di un panorama a 360 gradi che spazia dal Gran Sasso ai Sibillini, dal Terminillo fino alla costa adriatica nelle giornate limpide, regalando una vista molto più vasta di quanto si possa immaginare.

Il percorso parte dal pianoro di Macchie Piane, a circa 1500 metri, un grande balcone naturale con pascoli dove vacche al pascolo osservano silenziose chi passa. Da qui la salita è ripida e diretta: cinque chilometri senza alberi su pendii erbosi, con una vista che si apre senza ostacoli. Arrivati in cima, non resta che godersi il panorama e poi scendere lungo lo stesso sentiero.

Questa escursione è perfetta per chi vuole evitare i percorsi più battuti e vivere un’esperienza in solitaria, ma ricca di bellezza. Il dislivello importante e la difficoltà media la rendono una sfida adatta a escursionisti preparati, senza bisogno di essere esperti.

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