
Nel cuore del Sud Italia, tra montagne imponenti e valli silenziose, si cela un mondo che sembra sospeso nel tempo. Il Parco Nazionale del Pollino non è solo una distesa di pini loricati, quegli alberi millenari dal tronco contorto e resistente come la roccia. È un territorio dove la natura si mostra nella sua forma più autentica: selvaggia, a tratti spietata, ma capace di incantare chiunque vi si avventuri. Camminando tra sentieri nascosti e gole profonde, si percepisce un legame antico, che va oltre il paesaggio. Tra le pieghe di questi boschi, infatti, vivono le comunità arbëreshë, custodi di una cultura viva e radicata, un patrimonio umano che si fonde con la forza della terra.
Il pino loricato: il vecchio guardiano del Pollino
Il pino loricato è uno dei simboli più suggestivi del parco. Lo riconosci subito dalla corteccia scura, che si stacca a placche spesse, quasi come una corazza antica. Il tronco è slanciato, i rami irregolari, pieni di aghi verde scuro. È un albero forte, capace di resistere ai climi più duri e ai terreni rocciosi, che cresce sui pendii più impervi del Pollino, uno degli angoli più selvaggi del Sud Italia.
Nel 2018 una datazione al radiocarbonio ha svelato che un pino loricato del parco è l’albero più vecchio d’Europa, con circa 1230 anni sulle spalle. Una scoperta che ha acceso i riflettori sul valore naturalistico del Pollino, trasformando questo pino da semplice simbolo botanico a testimone silenzioso della storia del territorio. Camminare tra questi giganti è un’esperienza quasi magica: i tronchi contorti e la luce che filtra tra gli aghi creano giochi di ombre che sembrano usciti da un racconto.
Il Pollino, il gigante verde del Sud: estensione, montagne e riconoscimenti
Il Parco Nazionale del Pollino è il più grande d’Italia, con oltre 192.000 ettari che si stendono su Basilicata e Calabria. Coinvolge 56 comuni tra le province di Potenza, Matera e Cosenza. Al centro c’è il Massiccio del Pollino, insieme ai Monti di Orsomarso e Monte Alpi, che formano una catena montuosa dell’Appennino meridionale.
La vetta più alta è Serra Dolcedorme, che arriva a 2267 metri. Qui si alternano gole profonde, praterie aperte, boschi secolari e torrenti impetuosi. La sede dell’Ente Parco si trova a Rotonda, in Basilicata, da dove si coordinano le attività di tutela e promozione.
Nato come parco nazionale nel 1988, il Pollino ha raccolto importanti riconoscimenti internazionali. Nel 2015 è diventato Geoparco UNESCO, grazie al suo patrimonio geologico: inghiottitoi, doline, sorgenti e canyon carsici formano un sistema sotterraneo complesso e affascinante. Nel 2017, la Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO, riconoscimento esteso nel 2021 a tutta l’area delle faggete primordiali europee, tra cui la Faggeta del Pollinello.
Per arrivarci conviene organizzarsi: in auto si esce dalle autostrade A3 ai caselli di Laino Borgo e Morano Calabro per la Calabria, oppure Lauria per la Basilicata. Il borgo di Civita, porta d’accesso privilegiata alle Gole del Raganello, dista circa mezz’ora da Castrovillari. In treno si può scendere a Castrovillari o Lagonegro, ma da lì serve un trasferimento su strada.
Estate al Pollino: avventura, escursioni e acqua fresca
D’estate il Pollino si anima di escursionisti e amanti della natura. La rete di sentieri è ampia e adatta a tutti: dalle passeggiate tranquille ai trekking più impegnativi. Tra i luoghi più amati spiccano i Piani di Ruggio e il Colle dell’Impiso, nel comune di Viggianello, da cui partono camminate in quota con panorami da togliere il fiato.
L’acqua è protagonista nelle giornate calde. Il canyon del Raganello, scavato dal torrente omonimo, offre uno scenario spettacolare con pareti calcaree alte fino a 400 metri. Qui si può scegliere tra escursioni sulle sponde della gola o avventure di canyoning, sempre con guide esperte per sicurezza e divertimento. Il fiume Lao, con acque limpide, regala emozioni diverse: tratti di kayak e rapide per il rafting, perfetti per rinfrescarsi e sfidare il caldo.
Ma non è solo natura. Il Pollino conserva anche una ricca cultura: le comunità arbëreshë, arrivate tra il XV e il XVIII secolo per sfuggire all’avanzata ottomana. Borghi come Civita, San Paolo Albanese e San Costantino Albanese mantengono viva la lingua, i riti greco-cattolici e tradizioni culinarie che raccontano un mondo a sé, offrendo un’esperienza culturale che completa quella naturalistica.
Da non perdere il Ponte Tibetano di Castelsaraceno, lungo 586 metri, il più lungo al mondo. Questo ponte sospeso collega il Pollino con il Parco dell’Appennino Lucano, regalando una passeggiata sospesa tra le cime e una vista dall’alto sulla natura circostante.
Escursioni da non perdere: tra vette, pini millenari e borghi sospesi
Tra le tante passeggiate del Pollino, spicca quella per Serra di Crispo, considerata da molti la più emozionante. Dal Colle dell’Impiso, a 1573 metri, parte il sentiero IPV4 che scende lungo il torrente Frido e risale fino alla vetta a 2054 metri. Qui crescono alcuni dei pini loricati più antichi e contorti, in un paesaggio che sembra un giardino sacro, chiamato Giardino degli Dei. La corteccia chiara si staglia sulle rocce spoglie, creando un’atmosfera quasi mistica. Il percorso è impegnativo per il dislivello, ma ben segnalato e vale ogni sforzo.
Il borgo di Civita, che in arbëreshë vuol dire “nido d’aquila”, domina a picco la gola del Raganello. Camminare tra le sue vie antiche e raggiungere il belvedere sulla forra regala emozioni forti. Da lì si scende fino al Ponte del Diavolo, un ponte di pietra a circa 50 metri sopra il torrente, lungo un sentiero breve ma ripido. Il ritorno passa per il paese, con la gola alle spalle e il massiccio davanti: un’immagine che resta nel cuore. Il giro è di meno di 7 chilometri, con dislivello contenuto, perfetto per chi cerca un’escursione scenografica senza troppa fatica.
Per chi vuole rifugiarsi nel fresco dei boschi o fuggire dal caldo, la Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero è una meta d’eccellenza. Questa foresta primaria ospita faggi secolari, alcuni oltre 400 anni, ed è patrimonio UNESCO. Si arriva dal Rifugio Fasanelli, dove parte un sentiero di circa cinque chilometri che porta fino alla vetta di Cozzo Ferriero, a 1790 metri. La salita è costante, mai troppo dura, e offre l’ombra degli alberi maestosi e scorci panoramici che si aprono dove il bosco si dirada, regalando viste sui versanti lucano e calabrese del parco.
