Le mura della Casa dell’Atrio a Mosaico e della Casa a Graticcio hanno taciuto per troppo tempo. Ora, dopo anni di restauri, riaprono ad Ercolano, riportando alla luce frammenti di vita quotidiana di una città inghiottita dal Vesuvio nel 79 d.C. Camminare tra quei corridoi significa attraversare un passato sospeso, dove la tragedia lascia spazio a dettagli preziosi: mosaici intatti, affreschi vividi, strutture lignee che raccontano artigianalità e stile. A novembre 2026, chi vorrà potrà di nuovo immergersi in questo viaggio nel tempo, tra pietre e storie che resistono all’oblio.
La Casa dell’Atrio a Mosaico si estende su circa 1.200 metri quadrati, affacciata sul Cardo IV, una delle vie principali di Ercolano. Questa dimora è un chiaro esempio della vita agiata nella città antica. Le pareti sono decorate con il quarto stile pompeiano, una tecnica pittorica che mescola figure e motivi decorativi con colori intensi e vibranti. I pavimenti presentano mosaici geometrici e floreali, che conservano ancora un’eleganza sorprendente nonostante i secoli.
Al centro della casa c’è l’atrio, dominato da un grande mosaico al pavimento. I segni dell’eruzione sono ancora visibili: alcune parti sono deformate o sollevate, raccontando la violenza di quella notte. Nel mezzo spicca un impluvium in marmo, una vasca pensata per raccogliere l’acqua piovana, elemento tipico delle case romane e testimonianza dell’ingegno costruttivo dell’epoca.
Da non perdere è anche il peristilio, un giardino porticato su tre lati da colonne. Qui si trova una fontana marmorea, che aggiunge un tocco di eleganza all’ambiente. Le pareti sono decorate con affreschi mitologici ben conservati: scene come il Supplizio di Dirce o il mito di Diana e Atteone ci raccontano non solo le passioni artistiche, ma anche le credenze culturali e religiose dei proprietari. Questi dipinti aiutano a capire meglio com’era la vita quotidiana in una casa di alto rango.
La Casa a Graticcio è un mondo a parte rispetto alla precedente. Più piccola, circa 180 metri quadrati, deve il suo nome alla tecnica costruttiva usata: una struttura in legno riempita con materiali vari e poi intonacata. Questa soluzione, meno raffinata rispetto alle domus di prestigio, mostra come vivevano gli abitanti più comuni della città.
Un dettaglio che colpisce è il balcone, conservato in parte nella sua forma originale, sorretto da tre colonne in laterizio. È la prova che anche gli spazi esterni erano curati, nonostante la semplicità della casa. L’edificio racconta una storia di convivenza tra casa e lavoro: al piano terra c’era una bottega, mentre al piano superiore si trovavano gli ambienti abitativi.
Questa fusione tra vita privata e attività commerciale era tipica di molte città romane. La Casa a Graticcio è un esempio chiaro di come queste due realtà si intrecciassero senza soluzione di continuità, offrendo una chiave importante per comprendere il ritmo della vita a Ercolano poco prima della catastrofe.
Il 5 novembre 2026 è la data fissata per la riapertura ufficiale delle due case nel cuore del Parco Archeologico di Ercolano. Questa tappa segna un passo avanti nel più ampio Progetto Domus, che mira a restaurare e rendere accessibili alcune delle dimore più importanti del sito.
Il recupero è stato possibile grazie alla collaborazione con il Packard Humanities Institute e l’Istituto Packard per i Beni Culturali. Finora il progetto ha già restituito al pubblico altre tre case di rilievo: la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, riaperte nel marzo 2025, e la Casa del Mobilio Carbonizzato, tornata accessibile a luglio 2026.
Con un finanziamento di oltre cinque milioni di euro, ottenuto attraverso il Contratto Istituzionale di Sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli”, sono stati realizzati lavori di conservazione di alto livello, che hanno preservato intatto il valore storico e archeologico degli ambienti. Questa riapertura non è solo una notizia per gli studiosi, ma un’occasione per chiunque voglia scoprire Ercolano e immergersi in spazi autentici, quasi immutati da quasi duemila anni.
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