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Dio ride: il nuovo film con Pierfrancesco Favino tra fede, potere e suggestive location storiche

Redazione 29 Ottobre 2026

# «Dio ride»

Un titolo che già mette in moto domande e inquietudini. Giovanni Veronesi torna al cinema con un film che non si limita a raccontare una storia: ci immerge in un Seicento vivo, palpabile, tra Umbria e Toscana. È un’epoca lontana, certo, ma i suoi conflitti – tra fede e potere, uomo e natura – sembrano risuonare ancora oggi. Volti noti sullo schermo, ma soprattutto luoghi dimenticati che diventano protagonisti: pievi antiche, abbazie silenziose, montagne imponenti. Il 29 ottobre 2026, dopo l’anteprima a Venezia, “Dio ride” ha preso posto nelle sale italiane, sfidando il pubblico a guardare oltre il tempo.

Frate Leopoldo e l’inquisizione: la sfida della fede che cambia tutto

Al centro della storia c’è Frate Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino. Nel Seicento predica un Vangelo diverso: un Dio vicino agli uomini, che ride e gioisce con loro, non una divinità da temere. Tra Umbria e Toscana, Leopoldo attira folle di fedeli da villaggi vicini proprio mentre le chiese tradizionali si svuotano. Questa nuova fede, semplice e gioiosa, scuote le fondamenta della dottrina e fa scattare l’allarme nelle alte sfere ecclesiastiche.

Papa Innocenzo X, interpretato nel film, affida al cardinale Maculani – severo inquisitore portato in scena da Silvio Orlando – il compito di fermare il frate. Il processo diventa così uno scontro tra due visioni della fede e del potere. La forza e la semplicità di Leopoldo mettono in crisi regole e certezze di chi ha spesso confuso religione con controllo e paura. La trama si basa su eventi storici veri, offrendo uno spaccato potente di un momento drammatico e simbolico per la Chiesa del Seicento.

Toscana, terra di storia e natura: le location che raccontano “Dio ride”

Le riprese si sono concentrate in Toscana, tra le province di Pisa, Siena, Pistoia e Arezzo, zone ricche di storia e bellezza. Come sottolinea la Toscana Film Commission, il film si nutre della ricchezza di pievi, abbazie e paesaggi che sembrano usciti da un’altra epoca.

Le prime scene sono state girate alla Pieve di Ponte allo Spino, a Sovicille, un gioiello romanico senese. Qui si svolge la lotta del frate per salvare il priore da peste e incendio, in un’atmosfera che fa sentire la storia concreta e palpabile.

Altro set importante è la Badia Camaldolese di Volterra, che diventa il convento immaginario di Santa Flora. I resti delle mura e gli interni conservati rendono l’ambientazione credibile e coinvolgente, mentre le vicine Balze di Volterra aggiungono un tocco di mistero.

Natura protagonista: dalle terme alle falesie, scenari fuori dal comune

Non sono solo le architetture religiose a colpire nel film, ma anche la natura che fa da cornice a momenti chiave. A differenza di molti film storici, “Dio ride” dedica spazio a paesaggi spontanei che riflettono lo spirito del protagonista.

Una scena importante è stata girata nella Valle del Diavolo, vicino a Castelnuovo Val di Cecina, un luogo noto per le fumarole geotermiche e considerato fonte d’ispirazione per l’Inferno di Dante. Qui si svolge la fuga del frate, immersa in un contesto quasi soprannaturale.

La Falesia di Celsa, ex cava di marmo giallo vicino a Sovicille, regala panorami unici e un’atmosfera poco convenzionale per un film d’epoca.

Infine, una delle scene più intense mostra Frate Leopoldo mentre lava il corpo del priore morto nei Bagni San Filippo, terme naturali tra i boschi di Castiglione d’Orcia. Le formazioni calcaree chiamate “Balena Bianca” aggiungono un forte valore visivo e simbolico.

Borghi toscani tra storia e mistero: Casole d’Elsa, Radicondoli e i loro segreti

I piccoli borghi della Toscana sono stati scelti per ricreare un ambiente autentico e carico di storie. Casole d’Elsa e la frazione Gallena hanno fatto da sfondo al villaggio di Santa Flora, rifugio dei protagonisti in Toscana. Antichi torrioni, una chiesa romanica e i resti di un castello hanno immerso il pubblico nel Seicento.

Montingegnoli, borgo fantasma a Radicondoli, ha invece ospitato le scene di una prigione per donne considerate “pazze” all’epoca. La villa padronale, la torre merlata e la piazza semicircolare conservano un’atmosfera sospesa nel tempo, tra inquietudine e mistero, perfetta per la narrazione.

Questi luoghi non solo arricchiscono il film, ma sono anche una testimonianza preziosa di un patrimonio storico poco conosciuto.

Castelli e ville: il potere tra Monteriggioni e Villa Torre Fiorentina

Il contrasto tra la gioia di Frate Leopoldo e il rigore delle istituzioni emerge anche attraverso le scelte architettoniche. Castelli e ville aristocratiche rappresentano l’ordine sociale seicentesco, in netto contrasto con la nuova fede portata dal frate.

Il Castello della Chiocciola a Monteriggioni diventa la dimora della contessa, interpretata da Alma Noce. Questo antico insediamento medievale aiuta a evocare un’epoca fatta di rigide gerarchie.

Villa Torre Fiorentina, con il suo stile neogotico e i giardini all’italiana, è la residenza del cardinale nel film. Un’ambientazione che conferisce autenticità al potere ecclesiastico.

Scene importanti sono state girate anche a Villa Chigi Farnese, vicino a Siena, dimora rinascimentale di grande pregio visivo.

Il processo a Frate Leopoldo si svolge nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia, storico centro di governo cittadino, scelta perfetta per la scena di confronto.

La prigionia del frate, invece, prende vita nel Palazzo Comunale di Monte San Savino, inserito nel tessuto urbano storico italiano.

Lazio, tra Viterbo e Roma: il cuore del potere papale

Dopo la Toscana, parte delle riprese si è spostata nel Lazio, tra Viterbo e Roma, avvicinandosi ai centri del potere papale.

A Viterbo, il Palazzo dei Priori fa da sfondo alle scene con Papa Innocenzo X. Le sale interne, tra cui la Sala Reggia, sottolineano il peso del potere temporale e la severità del Vaticano del Seicento.

A Roma, la piazza Pia ai piedi di Castel Sant’Angelo è stata scelta per alcune sequenze finali. Qui Frate Leopoldo riconquista dignità e memoria storica. Castel Sant’Angelo, simbolo potente della città e della Chiesa, amplifica il significato del finale.

Dalle pievi toscane ai palazzi di Viterbo e Roma, “Dio ride” si nutre delle sue ambientazioni, intrecciando fede, potere e natura in un racconto che va oltre le parole, diventando paesaggio e pelle. Una storia che resta con lo spettatore ben oltre l’uscita dalla sala.

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