Quando le luci si spengono in sala e sullo schermo appare “Dio ride”, qualcosa cattura subito l’attenzione. Non è solo il cast stellare, ma l’atmosfera che avvolge ogni scena, come un ponte tra passato e presente. Giovanni Veronesi ha scelto di raccontare molto più di una semplice vicenda: fede, potere, libertà si intrecciano tra le pietre antiche di borghi e abbazie che sembrano sospesi nel tempo. Dal cuore della Toscana fino alle terre del Lazio, Volterra e Viterbo non sono solo sfondi, ma custodi silenziosi di storie che parlano d’uomo e spiritualità. Non è solo cinema d’epoca, è un viaggio che lascia il segno.
Frate Leopoldo e la rivoluzione della fede nel Seicento
Al centro della vicenda c’è Frate Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino, un uomo che nelle campagne tra Umbria e Toscana rompe con la tradizione cattolica dell’epoca. Non il solito religioso cupo o severo, ma un predicatore solare che parla di un Dio che ride, vicino alla vita, alla gioia, a chi soffre. I suoi sermoni attirano gente dai villaggi intorno, in un tempo in cui le chiese tradizionali perdono terreno e la dottrina vacilla. Questo modo nuovo di intendere la fede fa scattare l’allarme a Roma, dove Papa Innocenzo X e il rigido cardinale Maculani – interpretato da Silvio Orlando – danno il via a un’inchiesta per mettere a tacere quella voce fuori dal coro. Il processo mette a nudo le contraddizioni di un sistema che ha mescolato paura e religione, controllo e guida spirituale. La storia si ispira a fatti veri, rievocando un capitolo poco conosciuto del Seicento italiano.
Toscana da cartolina: pievi romaniche e paesaggi che parlano
Le ambientazioni del film sono scelte con cura per restituire l’atmosfera di quegli anni. Tra Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia, si trovano location perfette per la storia. La Pieve di Ponte allo Spino a Sovicille, esempio vivido di architettura romanica, ospita le prime scene in cui Frate Leopoldo cerca di salvare il priore dalla peste e dal fuoco. La Badia Camaldolese a Volterra, con le sue mura etrusche e le viste mozzafiato sulle Balze, diventa il convento immaginario di Santa Flora, rifugio per i protagonisti che lì trovano modo di riorganizzarsi, immersi nella natura autentica della Toscana.
Anche la natura gioca la sua parte. Nei boschi e tra le formazioni calcaree di Bagni San Filippo, note per la “Balena Bianca”, si girano scene intense dove la spiritualità emerge nei gesti semplici del frate. Nelle vicinanze di Castelnuovo Val di Cecina, nella Valle del Diavolo famosa per le fumarole e legata a Dante, si trovano altri scorci spettacolari. La Falesia di Celsa, ex cava di marmo, offre un paesaggio insolito e potente, perfetto per sottolineare la fuga e la solitudine del protagonista.
Borghi toscani: storie di bellezza e silenzi inquietanti
I piccoli borghi della Toscana diventano parte viva della storia. Casole d’Elsa e la sua frazione Gallena si trasformano in Santa Flora, il rifugio che accoglie i due religiosi. Tra resti di castelli medievali e chiese romaniche, si respira un mondo sospeso nel tempo. Montingegnoli, borgo fantasma a Radicondoli, ha un’atmosfera più cupa e misteriosa: la villa padronale con la sua torre merlata e la piazza semicircolare raccontano prigionia e rivolte interiori delle donne ritenute “fuori dalla ragione”. Il contrasto tra la bellezza del luogo e il suo silenzio desolato amplifica la tensione del film.
Castelli e ville non sono solo scenografia, ma simboli di potere sfidati dalla semplicità e dalla gioia di Frate Leopoldo. Il Castello della Chiocciola a Monteriggioni diventa la villa della contessa, interpretata da Alma Noce. I giardini all’italiana e l’architettura neogotica di Villa Torre Fiorentina a Montaione ospitano la residenza del cardinale Maculani. La rinascimentale Villa Chigi Farnese, nota come Villa Volte Alte, ospita momenti carichi di pathos e autorità. Infine, il Palazzo Comunale di Pistoia fa da teatro al processo che segna la vita del frate, mentre la sua prigionia si svolge anche al Palazzo Comunale di Monte San Savino.
Lazio, tra spiritualità e potere: da Viterbo a Roma
Nel Lazio, il film trova terreno fertile tra Viterbo e Roma, due città impregnate di tracce di potere temporale e religioso. A Viterbo, le riprese si concentrano nel Palazzo dei Priori, nelle maestose sale che portano i segni di una storia politica intensa. La Sala Reggia ospita le scene con Papa Innocenzo X, figura chiave del potere ecclesiastico.
A Roma si chiude la storia. Le scene finali si svolgono in luoghi simbolici come Piazza Pia, appena restaurata, ai piedi di Castel Sant’Angelo. Un’area che richiama milioni di fedeli e lega idealmente il percorso di Frate Leopoldo al cuore della città eterna. Attraverso questi spazi, il film mette in luce il conflitto tra la vitalità di una spiritualità autentica e le istituzioni che la controllano. Roma diventa così il palcoscenico perfetto per chiudere una storia nata tra i campi e i borghi, ma che parla dritto alla coscienza di chi guarda.
Distribuito da Indiana Production, Piper Film e Ogi Film con Netflix, Dio ride conferma la forza del cinema italiano di oggi nel raccontare la storia con uno sguardo moderno, puntando su luoghi evocativi e interpreti di spessore. Un film che invita a riflettere sulla fede e le sue mille sfaccettature, senza mai dimenticare il valore di un sorriso, anche nei momenti più difficili.
