Il terreno grigio e screpolato si apre davanti agli occhi, punteggiato da piccoli coni di fango perfettamente scolpiti. Un leggero gorgoglio rompe il silenzio, seguito da bolle che scoppiano lentamente, lasciando cerchi effimeri sulla superficie. Siamo ai vulcani di fango di Bercă, un angolo fuori dal comune nel cuore della Romania orientale. Qui, a sudest di Buzău, il paesaggio vive un contrasto netto: colline verdi e campi coltivati si estendono a perdita d’occhio, mentre dal sottosuolo emerge un fango freddo, costantemente in movimento. Non è lava incandescente a dominare, ma una danza geologica tutta diversa, rara in questa parte d’Europa.
Dietro il fenomeno: come nascono i vulcani di fango di Bercă
Il sottosuolo di Buzău ha una composizione particolare: è ricco di idrocarburi naturali, acqua sotterranea e spessi strati d’argilla. I gas, principalmente metano, risalgono attraverso le fratture nelle rocce. Trascinano con sé acqua e sedimenti argillosi, mescolandosi in un composto denso che emerge in superficie dopo un percorso tortuoso. È questa pressione, che cresce lentamente, a provocare il rigonfiamento periodico dei vulcani di fango, con un ribollire continuo ma a temperature che restano sempre intorno a quelle ambientali.
Quando il fango scorre lungo i pendii dei coni, si deposita e si asciuga, formando strati che danno vita a coni di varie dimensioni. Alcuni raggiungono proporzioni notevoli, altri sembrano crateri appena formati. L’attività non è mai stabile: alcune bocche si chiudono dopo un po’, mentre altre si aprono vicino, cambiando lentamente il volto del territorio.
Prima che la scienza spiegasse tutto questo, la gente del posto raccontava leggende di draghi sotterranei, creature mitiche che avrebbero lasciato la loro impronta su quel terreno grigio e screpolato. Una delle storie più popolari parla di un drago a sette teste, raccontata ancora oggi lungo il sentiero tematico di Pâclele Mici, dove il visitatore si immerge in un racconto antico e affascinante.
Tra paesaggi lunari e coni fumanti: i vulcani di fango da vicino
Il complesso dei vulcani si estende soprattutto tra due zone, Pâclele Mari e Pâclele Mici, collegate da un sentiero che permette di visitarli entrambi. Qui il paesaggio sembra uscito da un altro pianeta: distese argillose quasi spoglie si alternano a pendii erbosi, accentuando l’atmosfera surreale del luogo.
Pâclele Mari si trova su un altopiano di circa 22 ettari, punteggiato da rilievi conici, canali di fango e bocche ancora attive. Tra queste spicca un vulcano a scudo di fango, considerato il più grande d’Europa. Su questa grande struttura si aprono numerosi coni minori, da cui esce materiale argilloso. Le superfici asciutte mostrano crepe regolari e croste sottili, mentre il fango fresco ha un aspetto lucido, quasi metallico. L’erosione ha scavato piccoli canyon che ricordano in miniatura i grandi deserti.
Pâclele Mici è un’altra vasta area, con molte bocche attive e una superficie argillosa estesa. Al centro si staglia un cono più grande con due crateri in attività, il cui fango si muove a ritmi irregolari, catturando l’attenzione di chi osserva.
Non lontano, a Beciu, si trovano pozze di fango in continuo ribollire, tanto da guadagnarsi il nome romeno di Fierbători, che richiama l’immagine di un liquido che bolle.
La riserva ospita anche una flora particolare: la forte salinità del terreno impedisce la crescita delle piante comuni, ma favorisce specie alofile come Nitraria schoberi e Atriplex verrucifera, rare e preziose nel contesto romeno.
Come arrivare e cosa sapere prima di visitare
I vulcani di fango si trovano nella contea di Buzău, a poco più di 130 chilometri da Bucarest. La città di Buzău è il punto di partenza ideale per chi vuole organizzare la visita. Da lì si segue la strada nazionale DN10 verso Brașov, che porta direttamente alle aree di interesse.
Visto che la zona è rurale e poco servita dai mezzi pubblici, muoversi in auto è la scelta più comoda.
Per visitare Pâclele Mari e Pâclele Mici ci vogliono almeno due o tre ore, soprattutto se si vuole osservare da vicino i coni e percorrere il sentiero che li collega. Chi ha più tempo può estendere la visita fino a Beciu e altre zone vicine, per scoprire meglio la varietà del territorio e la sua biodiversità.
I periodi migliori per andare sono la primavera e l’autunno, quando il tempo è generalmente asciutto e adatto alle camminate. Con la pioggia, invece, i sentieri diventano scivolosi e il fango può risultare instabile.
È importante restare sui percorsi segnalati e non avvicinarsi troppo ai bordi dei crateri o alle pozze attive. Prima di partire, conviene verificare gli orari di apertura e lo stato dei sentieri, soprattutto dopo temporali o condizioni meteo avverse.
Questo angolo di natura, unico in Europa orientale, invita a una visita attenta, capace di unire curiosità scientifica e meraviglia per un paesaggio che sembra davvero venuto da un altro mondo. Dal 2022, l’area fa parte del Buzău Land UNESCO Global Geopark, un riconoscimento che sottolinea il valore geologico e culturale di questi vulcani di fango.
