“Ci sono luoghi dove la natura sembra ancora intatta, selvaggia, eppure attraversati da storie che raccontano sofferenza e speranza.” Così si apre Balcanica, il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis, un viaggio tra montagne immense e confini segnati da destini incrociati. Qui, un gruppo di profughi afghani avanza passo dopo passo, sfidando paesaggi che sembrano fermi nel tempo, mentre una giovane dottoressa si trova immersa in realtà lontane dalla sua esperienza, costretta a confrontarsi con verità scomode e umanità fragile. Presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia, il film svela senza filtri la rotta balcanica: un percorso segnato da drammi attuali, ma anche da momenti di rinascita.
Musica, fuga e solidarietà: il cuore di Balcanica
La storia parte dall’Afghanistan, dove la musica è vietata. Nazar, maestro d’orchestra, e suo figlio Jalil, giovane tubista, scappano per non perdere la loro arte. Il loro cammino li porta verso l’Europa passando proprio lungo la rotta balcanica, uno dei passaggi più battuti dai migranti in viaggio verso l’Italia e altri paesi europei. Qui incontrano Greta, interpretata da Matilda De Angelis, una dottoressa al suo primo incarico umanitario. Tra loro nasce un legame fatto di difficoltà ma anche di solidarietà. Nazar e Jalil ritrovano la speranza nella musica, mentre Greta si scontra con un mondo di sofferenze e scelte che mettono alla prova la sua vita. Il film segue il viaggio verso la libertà, offrendo un ritratto sincero di chi scappa e di chi sceglie di aiutarli.
Serbia e altipiani: il set vero della rotta balcanica
Balcanica è una produzione italo-serbo-croata, girata soprattutto nel sud-ovest della Serbia, in luoghi che la rotta balcanica attraversa davvero. La scelta di questi posti nasce dalla volontà di raccontare la storia con realismo. Tra le tappe principali del set c’è Sjenica, città serba dal passato antico e ricco. Un tempo importante crocevia commerciale e militare, ospitava una fortezza ottomana ormai scomparsa e conserva tracce di popolazioni come i Dardani e gli Illiri. Intorno, la natura selvaggia domina, con la Riserva Speciale di Uvac, un’area di grande valore ambientale.
Il paesaggio si completa con l’altopiano di Pešter, che si estende tra i 900 e i 1200 metri di altitudine, circondato da sette catene montuose. Questo vasto campo carsico è attraversato dal fiume Uvac, che ha scavato gole, canyon e meandri profondi. Il Pešter è spesso chiamato il “Colorado serbo” per la sua conformazione particolare. Il clima qui è duro, soprattutto in inverno; il freddo record del 1985, con -39,5 gradi a Karajukića Bunari, è ancora nella memoria. Tutti questi elementi naturali creano un forte contrasto con la storia dei migranti, sottolineando quanto il territorio sia ostile e difficile, ma anche carico di significati.
In Balcanica, la natura quasi selvaggia diventa un protagonista a sé. La vastità delle montagne e il silenzio imposto dalla natura raccontano senza filtri un viaggio duro, ma necessario per tenere vivi i sogni e l’identità di chi è costretto a migrare. Il film non parla solo delle difficoltà, ma è anche un omaggio alla forza e alla resistenza dell’uomo, raccontate attraverso immagini potenti e un’ambientazione vera e suggestiva.
