Milano, anni Duemila: un ragazzo con lo sguardo curioso e la fede salda cambia il modo di credere. Carlo Acutis non è un santo come gli altri, e il piccolo schermo lo racconta senza filtri. “Il mio nome è Carlo”, il tv movie in onda su Canale 5 dal 27 settembre 2025, si allontana dalle solite immagini di santità tradizionale. Qui non ci sono altari dorati né riti solenni, ma la storia di un giovane milanese che ha saputo trasformare la sua vita e le sue passioni in un messaggio autentico, capace di arrivare dritto al cuore di chi lo conosce.
Carlo Acutis, tra fede e computer
Il racconto parte da Carlo bambino, appena sei anni, ma già capace di una fede intensa e contagiosa. A interpretarlo è Nicolò Caruz Jaramillo, che dà vita a un ragazzino con una profondità rara, capace di coinvolgere chi gli sta intorno. A undici anni, Edoardo Vitalone veste i panni di un Carlo appassionato di computer. La tecnologia per lui non è solo un gioco: diventa lo strumento per diffondere la fede, con l’idea di usare internet come ponte per avvicinare i giovani a Cristo.
Poi c’è il Carlo quindicenne, interpretato da Samuele Carrino . La sua lotta contro la leucemia si intreccia con una speranza incrollabile e un conforto che offre a chi gli sta vicino: genitori, medici, amici. Il dolore non piega la sua volontà, anzi rafforza la sua testimonianza. Accanto a lui, Lucia Mascino e Flavio Parenti sono i genitori, che portano sullo schermo un ambiente familiare solido e presente.
Milano, la città che racconta Carlo
Le riprese si sono svolte quasi tutte a Milano, la città natale di Carlo e il palcoscenico della sua vita quotidiana. Il produttore, intervistato dal Corriere della Sera, ha definito il set come un “quadrilatero” milanese dove Carlo ha vissuto e agito. Le location scelte puntano a mostrare una normalità autentica, lontana da fasti religiosi.
Una scena chiave mostra Carlo uscire dall’Istituto delle Marcelline in piazza Tommaseo, tra magnolie in fiore e aria di primavera milanese. È un momento semplice, ma che nel film diventa speciale proprio per quello che rappresenta. Altre inquadrature lo mostrano in piazza Vetra, tra le colonne di San Lorenzo, mentre dà coperte ai senzatetto: un gesto concreto che unisce fede e impegno sociale, mettendo in luce le difficoltà ancora presenti nella metropoli.
Santa Maria Segreta, cuore spirituale
Tra i luoghi principali c’è la chiesa di Santa Maria Segreta, la parrocchia di famiglia. Costruita su un antico tempio pagano dedicato a Demetra, è un luogo ricco di storia e spiritualità. Qui sono state girate le scene del catechismo, dove Carlo si distingue dai coetanei per la sua fede profonda e il dialogo vivace con il sacerdote.
La chiesa diventa un simbolo importante nel film: un punto d’incontro tra tradizione e vita moderna. È qui che si coglie la quotidianità di Carlo, fatta di gesti semplici ma carichi di significato.
Leone XIII, la scuola che forma Carlo
Un’altra tappa fondamentale è il liceo gesuita Leone XIII, la scuola vera frequentata da Carlo. Nel film, gli studenti reali partecipano come comparse, un dettaglio che dà verità alle scene.
Le aule, i corridoi e gli spazi comuni raccontano la crescita di un ragazzo immerso in un ambiente dove fede e cultura si intrecciano. Le dinamiche scolastiche accompagnano la sua evoluzione, dalla scoperta della programmazione alla capacità di trasmettere valori religiosi e sociali.
Milano tra case e spazi aperti
Le case viste nel film non sono quelle reali della famiglia Acutis. Sono appartamenti nel centro di Milano, vicino alla Scala e a Parco Sempione, scelti per ricreare l’atmosfera della città e la vita di tutti i giorni di Carlo, senza però una ricostruzione fedele degli interni originali.
Milano resta una presenza discreta ma costante: le sue vie, i parchi, gli scorci accompagnano una storia che è insieme personale e collettiva. Non manca una vista panoramica della città, resa possibile dall’apertura straordinaria delle terrazze del Duomo, uno dei simboli più noti di Milano.
Lombardia in scena: istituzioni e ospedale
La Regione Lombardia ha dato il suo sostegno, mettendo a disposizione location di rilievo come l’Acquario civico e il Museo di Storia Naturale di Milano, che arricchiscono la narrazione con atmosfere particolari.
Le ultime ore di Carlo sono state girate in un ospedale di Monza, un fuori scena rispetto a Milano ma sempre dentro la Lombardia. Questo dettaglio sottolinea la conclusione del cammino terreno del giovane santo.
Il film intreccia luoghi reali e momenti di fede, offrendo un ritratto vivo di una spiritualità che si esprime nel quotidiano, nei gesti semplici e nelle passioni di un ragazzo dei nostri tempi.
