Quasi un italiano su tre si sente in colpa per l’impatto ambientale delle proprie vacanze. È il dato più sorprendente emerso dalla terza edizione dell’Osservatorio “Turismo & Sostenibilità” di Human Company, in collaborazione con Ipsos Doxa e Legambiente. Il turismo, insomma, sta cambiando pelle: non si cerca più solo relax o avventura, ma un modo di viaggiare che rispetti l’ambiente e chi ci vive. Questa “eco-ansia” – un disagio crescente – spinge molti a riflettere sulle scelte di viaggio, trasformando le vacanze in un gesto consapevole.
La sostenibilità sta entrando nella testa e nel cuore degli italiani. Il 72% sa che le scelte individuali pesano sulla salute delle destinazioni turistiche. E quasi l’80% è pronto a cambiare abitudini per ridurre l’impatto sull’ambiente. Così spuntano azioni concrete: il 37% presta attenzione alla tutela di flora e fauna, un altro 37% si impegna nella gestione corretta dei rifiuti. Il 35% punta a salvaguardare le risorse naturali, mentre il 33% fa attenzione a consumi energetici e sprechi. Sorprende anche la mobilità: il 28% preferisce mezzi pubblici o soluzioni a basso impatto, e il 26% sceglie mete meno affollate, praticando il cosiddetto “turismo slow”. Va detto però che chi partecipa attivamente a iniziative di turismo responsabile o a volontariato rimane una minoranza, poco più dell’8%.
Quando si tratta di dove dormire, la sostenibilità conta davvero. Per il 44% è importante che le strutture usino energie rinnovabili. Il risparmio idrico convince il 39%, mentre il 38% guarda alla raccolta differenziata. Il 35% vuole che si tuteli l’ambiente naturale, e il 34% dà valore ai prodotti locali a chilometro zero. Cresce anche l’attenzione al legame con il territorio: il 26% preferisce strutture che sostengono l’economia locale e si riforniscono sul posto. Tra le strutture più “green” spiccano agriturismi , rifugi di montagna , campeggi e village . Seguono bed & breakfast , ostelli e appartamenti in affitto . Meno eco-friendly appaiono invece alberghi tradizionali , resort e strutture termali . Le navi da crociera, infine, sono percepite come poco sostenibili .
Il turismo outdoor è ormai un fenomeno consolidato: il 71% degli italiani lo pratica, e tre su dieci lo fanno spesso. Più diffuso tra famiglie con bambini piccoli, giovani della Generazione Z e nel Nord Est . Questo tipo di viaggio crea un legame vero tra viaggiatori, comunità locali e territorio: il 79% crede che le attività all’aria aperta favoriscano un turismo positivo per la comunità, basato su rispetto e relazione. Questa convinzione è più forte tra i Millennials e chi viaggia spesso in Europa , a conferma del crescente interesse per esperienze autentiche e socialmente sostenibili.
Il futuro sembra segnato da una voglia di cambiamento, soprattutto alla luce della crisi climatica e di una sensibilità ecologica più diffusa. Il 75% degli italiani sarebbe disposto a scegliere destinazioni meno battute, mentre il 74% preferirebbe viaggiare in bassa stagione per ridurre l’impatto ambientale. Anche il mezzo di trasporto conta: il 62% punta su treni, autobus o soluzioni a basso impatto, accettando anche viaggi più lunghi. Il 57% conferma questa disponibilità. Sul fronte degli alloggi, circa il 60% privilegerebbe strutture con sistemi di raffrescamento più efficienti, anche rinunciando un po’ al comfort.
Per gli italiani, la svolta verso un turismo più sostenibile è una sfida da affrontare insieme. Le istituzioni sono viste come i principali attori, indicate dal 28%. Seguono albergatori, Unione Europea e amministrazioni locali, tutte intorno al 25%. Solo il 22% punta il dito sui viaggiatori. Tra le misure più apprezzate per gestire i flussi turistici ci sono incentivi per la bassa stagione , potenziamento dei trasporti pubblici e nuovi itinerari per evitare le mete troppo affollate . Tra le misure più restrittive, il 15% sostiene limitazioni agli affitti brevi e il 12% una tassa di soggiorno più alta.
Sta crescendo l’interesse per il turismo rigenerativo, scelto dal 29% come possibile direzione futura. Questo approccio non si limita a ridurre l’impatto, ma mira a lasciare un segno positivo duraturo su territori, natura e comunità. Tra le altre tendenze emergenti ci sono il turismo di prossimità e regole più severe e standard condivisi . C’è però anche una difficoltà crescente a distinguere le buone pratiche dal greenwashing, un problema segnalato dal 18%, che sottolinea la necessità di trasparenza e fatti concreti nel settore.
“La crescente consapevolezza e responsabilità degli italiani – afferma l’Osservatorio – testimonia una trasformazione profonda del modo di viaggiare.”*
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