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Ritorno a Buenos Aires: viaggio nelle location del film di Marco Bechis da Venezia all’Italia

Redazione 19 Settembre 2026

Buenos Aires, 1976. Mariano Guerra rientra in una città che non riconosce più, con il cuore appesantito da ombre che non si possono ignorare. Marco Bechis, con il suo ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 83, ci trascina in un viaggio intimo e doloroso, tra memoria e giustizia. Non è solo la brutalità della dittatura argentina a emergere, ma il confronto personale di un uomo con i propri demoni. Gli spazi chiusi e claustrofobici scelti dal regista amplificano questa sensazione di soffocamento, mettendo a nudo la fragilità di Mariano, costretto a fare i conti con un passato che non vuole restare sepolto.

Mariano Guerra: il peso di un ritorno e le ferite della dittatura argentina

Siamo nel 2008. Mariano Guerra, un personaggio nato dalla fantasia ma che porta dentro sé frammenti di esperienze vissute dal regista Marco Bechis, torna in Argentina dopo 33 anni di esilio. È deciso a testimoniare contro i militari che lo sequestrarono, torturarono e ridussero in schiavitù durante la dittatura. Ma Mariano non è solo un testimone di un passato terribile: è un uomo intrappolato in ricordi che non lo lasciano mai in pace. Passa le giornate insieme ad altri sopravvissuti, riflettendo su ferite che nessun tribunale potrà mai davvero guarire. Il suo viaggio è più mentale e spirituale che fisico: tornare a Buenos Aires significa affrontare il trauma della sopravvivenza, quel percorso difficile che lega la memoria al bisogno di dare un senso al dolore subito.

L’atmosfera nel film è carica di tensione psicologica. Gli spazi stretti e spesso cupi suggeriscono più una prigionia mentale che fisica. Questo aspetto visivo accompagna la storia e aiuta lo spettatore a capire che non si tratta solo di una cronaca di fatti storici. Si parla di giustizia dentro di sé, di trovare un modo per fare pace con un passato che ancora condiziona il presente. Bechis non si limita a mostrare gli orrori della repressione, ma cerca di scendere dentro le ombre che ognuno porta con sé dopo un trauma così profondo.

Torino e le Vallette: il carcere diventa simbolo di memoria e giustizia

Anche se la storia è ambientata idealmente a Buenos Aires, il film è stato girato anche in Italia, soprattutto a Torino, e in Brasile. A Torino, le scene negli uffici del Ministero della Giustizia argentino, dove Mariano aspetta di testimoniare contro i suoi torturatori, sono state girate nell’Aula Bunker del carcere delle Vallette. Costruita negli anni Ottanta per i maxiprocessi contro le Brigate Rosse e altri gruppi terroristici italiani, quell’aula ha visto decine di processi storici, dalla ’ndrangheta ai No Tav. Nel tempo è diventata un set per film importanti, come “Il divo” di Paolo Sorrentino, e fiction di successo come “L’uomo sbagliato”.

Le riprese hanno toccato anche il quartiere San Salvario, che negli ultimi dieci anni si è trasformato profondamente. San Salvario è un mosaico di culture e storie diverse, un po’ come quella di Mariano. Tra locali alla moda, botteghe artigiane e luoghi culturali come il museo di Cesare Lombroso, il quartiere racconta temi di crimine e giustizia. Con i suoi mercati, odori e lingue, San Salvario è un crocevia di migrazione e cambiamento, un simbolo di convivenza e riscatto che si intreccia con la storia del film.

Non è solo uno sfondo: è un simbolo vivente di memoria collettiva e personale, che riflette le difficoltà dell’integrazione e la possibilità di ricostruire un’identità dopo un trauma.

Porto Alegre, cuore sudamericano della storia di Bechis

Oltre all’Italia, la produzione ha scelto Porto Alegre, in Brasile, capitale dello stato di Rio Grande do Sul. La città è stata scelta per le sue atmosfere che richiamano il contesto sudamericano ampio e complesso in cui si muove la storia. Porto Alegre è una città di contrasti, dove il passato convive con il presente in un paesaggio urbano che mescola epoche diverse.

Tra i luoghi storici spicca il Solar dos Câmara, un edificio che ospitò l’imperatore Dom Pedro II e che rappresenta le radici imperiali del Brasile. Accanto a queste tracce del passato ci sono quartieri come Soho, vivi e pieni di arte, frequentati da giovani e turisti in cerca di esperienze nuove. Qui convivono centri culturali sperimentali, architetture moderne e il Ponte dos Açorianos, simbolo di un futuro ambizioso.

Questi spazi offrono al film uno sfondo autentico, ricco di contraddizioni e fascino, dove la storia privata di un uomo si intreccia con un contesto sociale più ampio. La memoria non è solo negli eventi raccontati, ma anche nel tessuto urbano, che parla di identità sudamericana, migrazione e trasformazione.

Il filo che lega passato e presente, dolore personale e ricostruzione collettiva emerge chiaro dalle immagini delle città scelte, dando un ulteriore spessore al lavoro di Marco Bechis.

“Il viaggio di Mariano Guerra è un percorso di riscoperta e sfida, un modo per affrontare e superare le ombre di un passato che non può essere dimenticato.”

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