Nel 1949, Carmine e Celestina salgono di nascosto su un transatlantico diretto negli Stati Uniti. Dietro di loro, una Napoli piegata dalla guerra, segnata dalla povertà e dal dolore. Davanti, l’America, promessa di riscatto e nuova vita. Gabriele Salvatores racconta questo viaggio in “Napoli-New York”, un film che fa rivivere non solo il tragitto tra due città, ma anche le speranze e le ferite di un’Italia che cercava di ricostruirsi. Ogni vicolo napoletano, ogni angolo di città a New York, diventa un frammento di storia autentica, palpabile. Con Pierfrancesco Favino protagonista e un soggetto firmato da Federico Fellini e Tullio Pinelli, il film, trasmesso in prima serata su Rai 1 nel 2026, offre uno sguardo intenso e vivido su un passato che ancora parla.
Napoli, teatro vero della vita dopo la guerra
Le prime immagini ci catapultano subito nelle strade strette e nei cortili silenziosi di Napoli, dove sembra che il tempo si sia fermato. Nei quartieri popolari, come il porto e la Sanità, si leggono chiaramente le cicatrici lasciate dalla guerra. Carmine e Celestina cercano di tirare avanti vendendo sigarette di contrabbando, chiedendo pizze a credito, provando a racimolare qualcosa da turisti e passanti. La città si mostra senza maschere, svelando una realtà fatta di lotte quotidiane, speranze e piccoli espedienti.
Il Palazzo Sanfelice, con i suoi portali in piperno e marmo, resta lì a testimoniare silenzioso un’atmosfera settecentesca che convive con le ferite del conflitto. Nei Quartieri Spagnoli si intrecciano ricordi di una Napoli antica, vivace, fatta di botteghe artigiane e trattorie semplici. Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza, con l’obelisco dedicato a San Gennaro, fa da sfondo a scene che celebrano la tradizione ma mettono in luce anche la precarietà del momento. La partenza verso un futuro incerto avviene al Molo San Vincenzo, storico porto da cui sono passate generazioni di emigranti.
Trieste, la New York degli anni Quaranta
La seconda parte del film si sposta a Trieste, che sorprende trasformandosi nella metropoli americana tanto sognata. Grazie a una scelta attenta delle location e a una scenografia curata, la produzione riesce a restituire la New York del secondo dopoguerra con credibilità. Trieste, città di confine con un’anima mitteleuropea, si presta perfettamente al ruolo grazie al suo patrimonio architettonico.
Il Porto Vecchio, con il suo varco principale, la stazione marittima e le banchine, appare spesso nelle inquadrature. L’Hotel Savoia Excelsior Palace, con le sue imponenti facciate sul mare, ricorda subito gli edifici emblematici americani. In centro, lungo Piazza San Giovanni, sono stati allestiti negozi in stile americano, adattando attività storiche come la Drogheria Toso e la Pasticceria La Bomboniera. Tra i simboli economici della città spiccano Palazzo Berlam, detto “palazzo rosso”, l’ex stabilimento Stock e palazzi nobiliari come Palazzo Carciotti e Palazzo Vivante. La Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo è stata trasformata nel tribunale dove si svolge un processo chiave per la trama, mentre il Salone degli Incanti, antico mercato del pesce, richiama l’architettura americana e ha già ospitato produzioni come “Il Padrino – Parte II”.
Rijeka, lo sbarco in America tra feste e nostalgia
Il viaggio tocca poi Rijeka, in Croazia, l’antica Fiume. Pur fuori dai confini italiani, la città conserva ancora tracce vive della cultura italiana ed è stata scelta per ricostruire la festa in stile Little Italy a cui partecipano i protagonisti appena arrivati in America.
Durante le riprese, la nave storica Galeb è rimasta ormeggiata nel porto di Rijeka. Questa imbarcazione, famosa per essere stata il rifugio marittimo di Josip Broz Tito, diventa nel film il transatlantico che unisce Napoli all’America: un simbolo di speranza e nuove opportunità.
Rijeka si conferma così una città capace di custodire una memoria storica tangibile, offrendo uno scenario perfetto per raccontare le vite di chi attraversava l’oceano in cerca di un futuro migliore. Le feste, i volti, i luoghi si mescolano in un quadro vivido di un’Italia che parte, ma non dimentica.
Cinecittà, il cuore pulsante della produzione italiana
Tra i luoghi più tradizionali, Cinecittà a Roma ha ospitato le scene girate in studio, dove sono stati ricreati con cura ambienti che completano la storia del film. Qui, negli spazi chiusi, si sono girati momenti più intimi e dettagli di vita quotidiana, dando spessore e realismo alla narrazione.
Il lavoro in studio ha permesso di collegare le scene ambientate a Napoli, Trieste e Rijeka con riprese calibrate, garantendo continuità e coerenza visiva. Ancora una volta, Cinecittà si conferma il fulcro delle produzioni italiane di qualità, un luogo dove la storia d’Italia prende forma con precisione e autenticità.
L’alternanza tra esterni reali e set ha reso “Napoli-New York” un racconto credibile e coinvolgente, capace di evocare un’epoca cruciale attraverso luoghi che raccontano storie vere. L’intreccio tra città e cinema si conferma così potente, un mezzo indispensabile per riportare alla luce episodi spesso dimenticati, ma fondamentali per capire la nostra identità.
