Nel cuore della Sicilia, tra le colline degli Iblei e le montagne dei Nebrodi, si snoda un percorso poco conosciuto, ma carico di storia e spiritualità. Sono 130 chilometri che partono dalla Basilica di San Giacomo a Caltagirone e arrivano fino al Santuario di San Giacomo a Capizzi, attraversando borghi dove il tempo sembra essersi fermato. Qui, tra vecchie ferrovie dismesse e antiche trazzere, si intrecciano fede e vita quotidiana, lontano dal turismo di massa. Ogni passo racconta di comunità che custodiscono gelosamente reliquie e tradizioni millenarie, tutte legate all’apostolo Giacomo. Un cammino, nato da pochi anni, che ha già conquistato chi cerca un’esperienza autentica, capace di unire spiritualità e paesaggi dimenticati.
Il percorso prende il via da Caltagirone, città famosa per la sua Basilica di San Giacomo, che non è solo un punto di partenza pratico, ma anche un cuore spirituale. Qui si conservano importanti reliquie dell’apostolo, che rendono la città una meta di pellegrinaggio significativa per tutta la Sicilia. Dall’altra parte, il cammino si conclude al Santuario di San Giacomo a Capizzi, un altro centro storico di devozione. Questa scelta non è casuale: unisce due comunità legate da una tradizione antica, creando un filo diretto tra storia religiosa e identità territoriale. Durante il viaggio, il legame con San Giacomo si sente forte, non solo nelle tappe sacre, ma anche nelle chiese meno note, nelle cappelle e nelle feste popolari che mantengono viva la devozione. Così il cammino diventa un’esperienza che coinvolge corpo, spirito e cultura.
La vera forza di questo cammino sta nel rapporto stretto con la campagna e le tradizioni agricole dei territori attraversati. L’assessorato regionale all’Agricoltura ha voluto mettere in luce il legame tra fede e lavoro della terra, valorizzando allevatori, contadini, artigiani e produttori locali. Ogni tappa è un’occasione per scoprire la Sicilia più vera, non solo attraverso i paesaggi, ma incontrando chi ancora lavora la terra con metodi antichi. Le storie di chi produce formaggi, pane o altri prodotti tradizionali si intrecciano naturalmente al cammino, facendo dialogare pellegrinaggio e cultura materiale. Come ha sottolineato il vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, “il Cammino di San Giacomo racconta l’anima interna dell’isola e la sua agricoltura, un racconto spesso fuori dai riflettori ma ricco di significati.” Tra vallate di cereali, uliveti, frutteti e pascoli, il viaggio mostra la Sicilia più genuina, fatta di lavoro quotidiano e paesaggi vivi.
Il cammino attraversa dieci comuni: da Caltagirone si passa per San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia, fino a Capizzi. Un territorio variegato, dove le vallate sono dominate da campi di cereali e foraggi, mentre verso nord, tra Nicosia e Nissoria, emergono oliveti e coltivazioni di fichidindia, simbolo della Sicilia mediterranea. L’Ennese si distingue per la cerealicoltura, in particolare grano e derivati, mentre nella piana di Dittaino spiccano frutteti che producono pesche da luglio a settembre, richiamo stagionale per locali e appassionati. Assoro conserva i terrazzamenti agricoli un tempo destinati alla vite, segno di una tradizione viticola ancora in evoluzione. Nissoria è conosciuta per il pane, che tiene viva una storia antica. Avvicinandosi a Capizzi, il paesaggio cambia: pascoli e allevamenti dominano, aprendo la vista sui Nebrodi, noti per i formaggi e i prodotti caseari di qualità. Questo mosaico racconta l’economia rurale siciliana, fatta di diversità, legame con la terra e sapori autentici.
Per aiutare i pellegrini, il cammino è stato dotato di una segnaletica nuova, pensata per orientare con chiarezza e sicurezza. Il sistema richiama i grandi cammini europei, usando il blu e il giallo e le frecce tipiche del Cammino di Santiago, a cui questo percorso è gemellato. Sono stati messi 317 “frecce di conforto” nei punti più delicati, come incroci e deviazioni, e 403 “frecce di tappa” con indicazioni chilometriche ogni 500 metri. A queste si aggiungono 115 cartelli per gli incroci principali, 26 pietre miliari e cartelloni nei punti di sosta o in luoghi di interesse storico e naturalistico. Ogni cartello ha un QR Code che offre informazioni aggiornate su territorio, strutture ricettive e servizi. Così tradizione e tecnologia si incontrano, rendendo il cammino accessibile e ricco di spunti, valorizzando anche il turismo locale.
L’interesse per il Cammino di San Giacomo è cresciuto negli anni e il progetto è stato ufficialmente presentato a Caltagirone il 9 settembre, nella Sala di rappresentanza Mario Scelba del Palazzo comunale. All’incontro hanno partecipato esponenti istituzionali importanti, come l’assessore regionale Luca Sammartino. Presenti anche mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, insieme ai vescovi delle diocesi coinvolte: mons. Calogero Peri per Caltagirone, mons. Rosario Gisana per Piazza Armerina, mons. Giuseppe Schillaci per Nicosia e mons. Guglielmo Giombanco per Patti. A testimoniare l’importanza spirituale e culturale dell’iniziativa, c’erano anche i sindaci dei dieci comuni attraversati. L’evento ha rappresentato un momento decisivo per mettere a punto strategie e progetti futuri, rafforzando l’impegno di istituzioni e comunità. Un segnale chiaro: il cammino vuole mettere al centro il territorio, la storia e la fede, aprendo nuove prospettive per la Sicilia interna.
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