Sulle montagne di Alto Adige e Tirolo spuntano ovunque piccoli cumuli di pietre, gli “omini di pietra”. Un tempo servivano a orientarsi, ma oggi sono diventati un fenomeno social. Basta una foto, un like, e la moda si diffonde. Dietro questo gesto apparentemente innocuo si nascondono però rischi concreti: paesaggi alterati, sentieri confusi, e pericoli reali per chi cammina senza esperienza. Le montagne, così, rischiano di perdere non solo la loro bellezza, ma anche la loro sicurezza.
Antichi segnavia, oggi solo un ricordo
Un tempo gli omini di pietra erano punti di riferimento preziosi per pastori e viandanti, specialmente in Alto Adige, dove certi cumuli risalgono a più di 500 anni fa. Nella zona chiamata “Uomini di pietra” sopra la Val Sarentino, queste costruzioni raccontano storie antiche, legate anche a vicende locali come il processo per stregoneria di Barbara Pachler. Serve ricordare che quelle torrette avevano una funzione pratica: delimitare sentieri e aiutare chi camminava in montagna.
Carlo Alberto Zanella, presidente del Club Alpino Italiano Alto Adige, mette in guardia: gli omini di pietra di oggi poco hanno a che fare con quelli di un tempo. L’uso moderno, spesso compulsivo e senza una reale necessità, rischia di svuotare di senso questa tradizione. Zanella paragona il fenomeno al lancio di monetine nella fontana di Trevi: “un gesto isolato può sembrare innocuo, ma quando si moltiplica crea problemi veri.”
Il pericolo di perdersi per colpa degli omini fai-da-te
Il numero crescente di cumuli costruiti senza criterio può confondere gli escursionisti, soprattutto dove i sentieri sono poco segnati. In condizioni di nebbia o maltempo, seguire un omino di pietra fuori posto può far perdere la strada, con conseguenze anche gravi. Non è un caso se le chiamate ai soccorsi alpini stanno aumentando proprio per questo motivo.
Il Cai Alto Adige è chiaro: gli omini di pietra vanno costruiti solo se servono davvero per orientarsi. Altrimenti, l’accumulo casuale di sassi va evitato. La moda social, senza la giusta attenzione, rischia di cambiare in peggio il modo di vivere e percepire le montagne.
Dietro le pietre, un fragile ecosistema che soffre
Non si tratta solo di estetica o orientamento: spostare le pietre ha effetti concreti sulla natura. Sebastian Pilloni, ranger del parco naturale del Karwendel, spiega che sotto quei sassi vivono insetti, piccoli animali e muschi che trovano rifugio e protezione. Togliere le pietre significa esporre questi organismi a sbalzi di temperatura e secchezza, con conseguenze pesanti.
La ricercatrice Julian Seeber dell’Università di Innsbruck aggiunge che il terreno, una volta scoperto, si asciuga più in fretta e rischia di essere eroso dall’acqua. Ogni singolo omino ha un impatto limitato, ma il moltiplicarsi di queste strutture fa salire il conto dei danni. Il suolo diventa instabile e gli habitat delicati, tipici delle montagne, sono messi in pericolo.
L’azione del Club Alpino Austriaco: informare senza punire
Il Club Alpino Austriaco ha scelto la strada della sensibilizzazione, evitando finora sanzioni o divieti. Sa che molti escursionisti non sono consapevoli dei danni causati da questa pratica. Per questo sta preparando campagne informative, post sui social e cartelli lungo i sentieri per invitare a rispettare le pietre e a non costruire cumuli inutili.
L’obiettivo è far capire che la montagna va vissuta con rispetto, senza trasformare una tradizione in un’abitudine dannosa. Si spera così che la moda degli omini di pietra si affievolisca da sola, lasciando spazio al vero valore di queste costruzioni, nate per sicurezza e rispetto dell’ambiente.
Le montagne di Alto Adige e Tirolo restano un luogo da affrontare con attenzione, consapevolezza e cura.
