Le armi si sono ammutolite lungo il confine tra Israele e Libano, almeno per ora. Dietro questa tregua, però, si intravede qualcosa di più profondo: Hezbollah sembra aver subito una battuta d’arresto significativa, mentre Israele può contare su un apparente successo politico. Il terreno resta però incerto. Chi controllerà davvero il Libano? E come si muoveranno le potenze internazionali? Nel frattempo, Gaza resta sospesa in un fragile equilibrio, pronta a cambiare direzione in base a giochi di potere che ancora sfuggono a molti.
Hezbollah sconfitto? Il bilancio militare del cessate il fuoco
Dall’inizio degli scontri fino alla tregua, Israele ha inflitto colpi durissimi a Hezbollah. Le operazioni israeliane hanno messo in ginocchio il sistema di potere e la capacità militare del movimento libanese, frenandone le azioni sul terreno e riducendo la sua forza di fuoco. Le perdite sono state pesanti, paragonabili a quelle della guerra nella Striscia di Gaza. Se il cessate il fuoco reggerà nei prossimi due mesi, si potrà parlare di una vera sconfitta militare per Hezbollah.
Non solo per i danni materiali, ma anche per il colpo all’autorità politica e militare del gruppo. Israele è riuscito a centrare i suoi obiettivi strategici, imponendo una tregua che suona come una resa sul piano militare. Un ruolo chiave in tutto questo lo ha giocato Teheran: Hezbollah ha accettato l’accordo solo con il via libera dell’Iran, suo principale sponsor e interlocutore nella rete pro-iraniana del Medio Oriente.
Nel Libano, con i suoi equilibri settari, la crescita politica e demografica della comunità sciita è un fattore decisivo. Oggi rappresenta una maggioranza relativa e potrebbe diventare un vantaggio elettorale per Hezbollah, se dovesse trasformarsi in un partito politico senza il suo braccio armato.
Le sfide per il rispetto del cessate il fuoco e il ruolo dell’esercito libanese
Il rispetto della tregua resta tutt’altro che garantito. Uno dei nodi più spinosi riguarda il controllo lungo il confine con la Siria, da dove dovrebbero fermarsi i flussi di armi iraniane verso Hezbollah. Qui entra in gioco l’esercito libanese, che però deve fare i conti con un problema serio: alcune sue brigate sono sciite e potrebbero avere legami o simpatie con Hezbollah, rendendo difficile un controllo deciso e imparziale.
Il discorso si allarga anche al Sud Libano, dove dovrebbero essere dispiegate le forze di sicurezza locali e i caschi blu di Unifil, che potrebbero vedere ampliati i loro poteri di pattugliamento e controllo. Ma non è chiaro se i Paesi che contribuiscono a Unifil, Italia compresa, siano pronti a intervenire con maggiore decisione. Forse sarà necessario allargare il mandato di queste forze internazionali per garantire il monitoraggio e prevenire incidenti.
Il problema resta: chi interverrà se una delle parti romperà la tregua? E come si agirà in caso di provocazioni o incidenti, anche involontari, nei due mesi successivi? Queste incertezze rischiano di diventare nuove fonti di tensione, in un Libano già fragile sul piano politico.
Libano e Gaza: due conflitti, due facce opposte
A differenza del Libano, dove Israele ha un obiettivo chiaro — ridurre il potere militare di Hezbollah e stabilizzare la regione per favorire la politica interna — a Gaza la situazione è molto più complicata. Qui non ci sono confini territoriali netti, ma una convivenza forzata e un contenzioso continuo tra israeliani e palestinesi sulla stessa terra.
Il mandato di Israele a Gaza è praticamente opposto: impedire che si formi una realtà politica autonoma capace di sfidare il suo controllo. Non esiste un progetto condiviso né un accordo diplomatico simile a quelli siglati con alcuni paesi arabi dopo Camp David negli anni ’70.
La questione degli oltre cento ostaggi israeliani trattenuti nei tunnel di Hamas, ancora nelle mani dei gruppi armati, aggiunge un altro nodo irrisolto. Questo alimenta la tensione e rende improbabile un accordo di pace o un cessate il fuoco duraturo. Il governo israeliano di destra estrema sembra deciso a puntare su politiche di annessione e controllo rigido, senza aperture territoriali o accordi con i palestinesi.
Cosa cambia in Libano e l’effetto sulla regione
La tregua potrebbe aprire una nuova fase a Beirut, permettendo finalmente al parlamento di eleggere un presidente dopo un lungo stallo. La riduzione delle ostilità legate a Hezbollah potrebbe dare un po’ di respiro a una politica interna fragile, segnata da divisioni settarie e influenze straniere.
Ma le tensioni restano. Alcune zone al confine con Israele sono ancora contese, e anche se le truppe israeliane si sono ritirate dal Libano nel 2000, permangono dubbi sul controllo del territorio e sulla presenza di gruppi armati paramilitari.
Le forze libanesi e internazionali che eventualmente saranno spostate dal Nord verso Gaza o la Cisgiordania mostrano come Israele stia cercando di riorganizzare le sue risorse per affrontare le pressioni su più fronti. Questo però non esclude che gli attacchi contro palestinesi, civili e combattenti, possano continuare, alimentando ulteriori conflitti nella regione.
In sintesi, il cessate il fuoco in Libano è un momento delicato, con un potenziale di stabilizzazione, ma ancora pieno di incognite sul rispetto degli accordi e sugli equilibri interni al Paese. Nel frattempo, Gaza resta in bilico tra scontri continui e spinte politiche estreme, senza una soluzione all’orizzonte.
