
Parigi è di nuovo la regina dei prezzi alti per un weekend in Europa nel 2026. Tra hotel, ristoranti e trasporti, la capitale francese si conferma la città più cara, seguita da Zurigo e Copenaghen. A mettere i conti in difficoltà non sono solo le mete tradizionali: cinque città italiane si infilano nella top 20, dimostrando che il Belpaese non è più un rifugio economico per una fuga di pochi giorni. Lo rivela uno studio di Radical Storage, che ha analizzato 50 tra le destinazioni più amate del continente, confrontando i costi medi di alloggio, cibo e divertimenti. In tempi in cui ogni euro speso conta, la lista è un campanello d’allarme per chi pianifica una pausa fuori casa.
Parigi, la regina delle spese per un weekend
Parigi si conferma la città più cara d’Europa per un soggiorno breve, con un indice di convenienza di appena 3,63 su 10. Qui non si scampa: tutto costa parecchio, dai trasporti al cibo, fino ai musei e agli spettacoli. L’intrattenimento arriva a sfiorare i 115 euro al giorno, una cifra che lascia indietro tutte le altre città prese in esame.
Anche muoversi con i mezzi pubblici non è economico: si spendono circa 30 euro al giorno. A tavola, la spesa media è di 96 euro, e un semplice cappuccino può costare quasi 4,40 euro. Per dormire in un hotel di categoria media, invece, si va dai 153 ai 217 euro a notte, rendendo il pernottamento uno dei capitoli di spesa più pesanti.
Nonostante i prezzi alti, Parigi deve fare i conti con qualche critica sulla pulizia delle sue strade, fattore che può incidere sull’esperienza complessiva dei turisti. Questi aspetti mettono in luce come, a fronte di un’offerta culturale ricca, la capitale francese risulti meno accessibile per chi cerca una vacanza economica.
L’Italia in prima fila tra le città più care d’Europa
Ben cinque città italiane figurano nella top 20 delle mete più costose del continente, un dato che parla chiaro sul costo del turismo nel nostro paese. Al sesto posto c’è Roma, con un indice di convenienza di 5,82. Qui un giorno tipo di viaggio può arrivare a costare in media 207 euro, contando 129 euro per il pernottamento e 108 per i pasti. La Capitale conferma così il suo ruolo di meta ambita ma non certo economica.
Milano è all’ottavo posto con un punteggio di 6,05, dove i trasporti locali pesano particolarmente, superando i 50 euro al giorno. Anche gli hotel di media categoria sono costosi: si spendono circa 126 euro a notte.
Completano la lista Bergamo , Torino e Bologna . Qui il costo medio per dormire si aggira sui 100 euro a notte, una cifra significativa per chi vuole un soggiorno di qualità senza rinunce. Questa presenza massiccia di città italiane nella parte alta della classifica sottolinea come il turismo nelle nostre città principali resti un affare costoso.
Come si muovono i prezzi nelle città europee nel 2026
Mentre Parigi si distingue per i costi alti su tutti i fronti, a Zurigo spetta il primato per la spesa giornaliera media più alta: qui un turista può arrivare a spendere fino a 309 euro al giorno, soprattutto a causa delle attività ricreative. Questo rende la città svizzera la più cara per chi vuole sfruttare al massimo l’offerta turistica locale.
Dall’altra parte della classifica c’è Belgrado, la capitale serba, che si conferma la meta più economica d’Europa. Con un indice di 9,96 su 10, offre costi molto bassi e un’offerta culturale in crescita. Una notte in hotel difficilmente supera i 38 euro, e si può arrivare a dormire con meno di 11 euro in sistemazioni low-cost. Un confronto netto con i 217 euro di Parigi o i 441 euro degli hotel di lusso francesi.
La top 20 delle città più costose d’Europa nel 2026 è questa: Parigi, Copenaghen, Zurigo, Liverpool, Londra, Roma, Amsterdam, Milano, Manchester, Glasgow, Vienna, Birmingham, Bergamo, Dublino, Rotterdam, Berlino, Barcellona, Torino, Newcastle upon Tyne e Bologna. Un elenco che racconta come in molte capitali i prezzi continuino a salire, complicando la vita a chi vuole organizzare un weekend breve ma soddisfacente.
Il report di Radical Storage disegna così un quadro di spese in aumento, soprattutto nelle mete più richieste. Un richiamo a riflettere sulle conseguenze di questi rincari, sia per i viaggiatori che per un settore turistico chiamato a trovare un equilibrio tra domanda e qualità-prezzo.
