
Nel cuore di Sherwood Forest, un’antica quercia ha smesso di vivere. La Major Oak, testimone silenziosa di oltre 1200 anni, ha perso la linfa che la teneva in piedi. Non è stato un colpo di scena improvviso: i suoi rami, negli ultimi tempi, si sono lentamente spogliati, senza più tracce di gemme verdi. Quel gigante di legno, che ha sfidato i secoli, ora è spento. Ma il suo valore non si misura solo nel tempo trascorso; risiede nelle storie, nella natura e nei miti che ha custodito per generazioni.
Cosa ha ucciso la Major Oak: tra troppo amore e un clima impietoso
Già nel XVIII secolo la quercia era vista come una “rovina imponente”, ma restava ancora maestosa. Con un tronco che superava i dieci metri di circonferenza, continuava ad attirare visitatori da ogni parte del mondo. Negli ultimi decenni però i segni di sofferenza si sono moltiplicati. Gli esperti indicano due cause principali: da un lato, l’affetto eccessivo dei turisti. Milioni di persone hanno calpestato il terreno attorno alle radici, comprimendolo fino a renderlo duro come pietra. Così il suolo ha perso la capacità di assorbire acqua, ossigeno e nutrienti vitali per l’albero.
Dall’altro, il cambiamento climatico ha dato il colpo di grazia. Cinque estati di fila con ondate di calore mai viste e lunghi periodi di siccità hanno messo a dura prova un organismo già fragile. Per salvarla, fin dai primi decenni del Novecento sono state messe in campo misure straordinarie: catene robuste e impalcature hanno sostenuto i rami pesanti, impedendo il crollo. Ma tutto ciò ha inevitabilmente alterato l’equilibrio naturale dell’albero. Le radici si sono ritrovate isolate da un ecosistema che aveva bisogno di respirare e nutrirsi. Nonostante amore e cure, la Major Oak ha combattuto una battaglia persa in partenza.
Un’eredità che va oltre la vita: la Major Oak resterà nel bosco
La Major Oak non sparirà dal paesaggio che l’ha resa famosa. Le autorità ambientali britanniche hanno promesso che il suo enorme tronco resterà preservato nella foresta del Nottinghamshire. Anche se privo di linfa, il vecchio albero diventerà casa per centinaia di specie di insetti e funghi, trasformandosi in un habitat fondamentale per la biodiversità locale.
Il suo contributo alla natura continuerà, invisibile ma concreto, negli anni a venire. E il rispetto per questa quercia ha spinto a prendere precauzioni in anticipo: già agli inizi degli anni Duemila, prima che il declino fosse inarrestabile, botanici inglesi hanno raccolto ghiande e talee, creando cloni genetici della Major Oak. Oggi questi nuovi alberi crescono in varie parti del mondo, a testimonianza della volontà di conservare un pezzo di storia. Uno di questi si trova nel giardino privato dell’attrice Judi Dench, nota sostenitrice della tutela dei boschi, accanto al Sycamore Gap, altro simbolo naturale colpito dal vandalismo nel 2023.
La Major Oak, un simbolo che non muore mai
Mentre Sherwood Forest si prepara a vivere senza la sua quercia più imponente, la memoria della Major Oak resta ben radicata nella cultura collettiva. Non è più solo un albero: è un simbolo della storia inglese e delle sue leggende senza tempo. Robin Hood, le sue avventure e le storie raccontate all’ombra di questo gigante di legno continuano a vivere nella fantasia di tanti.
La Major Oak rappresenta un legame forte tra uomo, natura e mito. Anche da morta, l’albero ci ricorda quanto siano fragili gli ecosistemi del nostro pianeta e ci spinge a vederli non come semplici sfondi, ma come custodi della nostra identità e del passato. Sherwood Forest ha perso la sua corona più bella, ma quell’ombra imponente continuerà a ispirare chiunque attraversi quei boschi ancora per molto tempo.
