Il Casentino perde abitanti a un ritmo che preoccupa: interi borghi rischiano di svuotarsi, lasciando dietro di sé silenzio e case chiuse. Raggiolo e Chiusi della Verna, due paesi incastonati tra le valli di Arezzo, non si rassegnano a questo destino. Qui, tra boschi e antiche pietre, si sta costruendo una rinascita che parla di ambiente e cultura, ispirata anche agli appelli di Papa Francesco. Non si tratta solo di fermare lo spopolamento, ma di restituire vita ai centri storici, ricucire legami sociali e proporre un turismo che rispetti natura e tradizioni. La sfida è aperta, e la posta in gioco è alta.
Raggiolo, borgo di pietra ai piedi del Pratomagno, conserva un fascino autentico senza restare ancorato al passato. Qui è nato “I suoni della natura nel Parco Fluviale della Mercatella”, un progetto che ha preso forma attorno a un tratto del torrente Barbozzaia, recuperato e valorizzato. Il cuore dell’iniziativa sono quattro installazioni sonore: “La macchina del tuono”, “La macchina della pioggia”, “Lo xilofono del vento” e “La voce dell’uomo”. Questi impianti invitano i visitatori a fermarsi, ascoltare e immergersi nel respiro del bosco, creando un legame più profondo tra uomo e natura.
L’area è pensata anche per rilassarsi, con spazi attrezzati per picnic e un angolo dedicato a spettacoli e attività culturali. Al centro del progetto c’è anche il Mulino di Morino, esempio di archeologia rurale che racconta la storia della produzione di cereali e castagne in zona. Il mulino, restaurato, ora si propone come attrazione culturale e didattica.
Per orientarsi, l’infopoint di piazza San Michele è diventato un punto di riferimento, offrendo mappe, pubblicazioni e suggerimenti per scoprire tradizioni, storia e bellezze naturali del territorio.
A pochi chilometri di distanza, Chiusi della Verna si distingue per il suo santuario nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un luogo carico di storia e fede. È qui che, il 17 settembre 1224, San Francesco ricevette le stigmate, rendendo il borgo meta di pellegrinaggi.
Il progetto di valorizzazione unisce la tradizione religiosa a un’offerta di itinerari naturalistici e culturali. Tra questi spicca “Vivere il fiume Corsalone”, un percorso lungo un affluente dell’Arno, arricchito da aree attrezzate per sostare e godersi la natura. Per chi ama la bici, è stato realizzato un collegamento con la ciclopista dell’Arno, ampliando le possibilità di esplorare paesaggi ricchi di biodiversità.
Un’altra novità è l’“Anfiteatro Naturalis” nel Parco Martiri della Libertà. Questo teatro all’aperto immerso nel verde vuole diventare il fulcro delle attività artistiche locali, ospitando concerti, spettacoli teatrali e trekking narrativi. Il borgo si trasforma così in un palcoscenico a cielo aperto, dove cultura e natura si intrecciano.
Concludere i percorsi con eventi culturali aiuta a coinvolgere la comunità, rafforzando il senso di appartenenza e rilanciando l’identità di un territorio che non vuole arrendersi allo spopolamento.
I progetti di Raggiolo e Chiusi della Verna sono la prova che tutela dell’ambiente, recupero culturale e sviluppo economico possono camminare insieme. Le amministrazioni locali puntano a fermare l’esodo dai borghi e a ricostruire un tessuto sociale e produttivo solido.
La rinascita passa per il recupero degli spazi pubblici, il sostegno alle attività tradizionali e la creazione di luoghi di incontro per residenti e visitatori. Fondamentale è anche promuovere un turismo lento e sostenibile, che rispetti l’ambiente e riscopra i valori autentici della vita montana e rurale.
Percorsi naturalistici, culturali e spirituali rispondono a una domanda turistica più attenta e meno frettolosa. Così il Casentino prova a costruire un modello di sviluppo che, oltre a proteggere il paesaggio e la cultura, può offrire opportunità concrete a giovani e nuove attività.
L’eco dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, ispirata al Cantico delle Creature di San Francesco, sottolinea la necessità di uno sviluppo che rispetti il legame tra uomo e natura. Tra boschi, fiumi e antichi mulini, si apre così una nuova pagina di speranza per il Casentino del 2024.
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