Dal lungolago di Marta, uno scorcio sorprendente cattura subito l’attenzione: un’isola scura che sembra galleggiare immobile sul Lago di Bolsena. Non è un miraggio. Quella sagoma è l’isola Martana, a poco più di due chilometri dalla riva, un piccolo lembo di terra avvolto nel mistero. Poco più di dieci ettari, frutto di un’antica eruzione vulcanica, eppure carica di storie che sembrano uscire da un libro di leggende. Tra rovine abbandonate e una natura che si riprende ogni centimetro, Martana custodisce il passato con un silenzio quasi sacro. Regine, santi e persino un fantasma si mescolano al vento che soffia sul lago, mentre i suoi confini restano nascosti, protetti da proprietà private e da un accesso che non concede molte visite. Un piccolo mondo sospeso nel tempo, dove la natura selvaggia incontra il mistero più profondo.
Molto prima che Matteo di Canossa portasse reliquie sacre o che Amalasunta venisse confinata su questo scoglio, l’isola Martana era già conosciuta dagli antichi. Il ritrovamento più importante è un cippo funerario etrusco con il nome “Aule Talus”, scoperto tra i resti del vecchio approdo medievale. Un segno chiaro che la Martana non era un punto isolato, ma un luogo frequentato già in epoca preromana. La sua posizione strategica e l’origine vulcanica l’hanno probabilmente resa un rifugio o un sito di culto per le popolazioni di allora.
Nel corso dei secoli, l’isola ha visto passare diverse culture, senza lasciare grandi monumenti, ma tramandando testimonianze e leggende che resistono ancora oggi.
Due donne legate a doppio filo con l’isola Martana spiccano nelle sue vicende: Santa Cristina e Amalasunta. Santa Cristina, venerata fin dal IV secolo, sarebbe stata imprigionata qui durante le persecuzioni di Diocleziano. La tradizione vuole che la torre in cui fu rinchiusa sorgesse proprio sull’isola, a testimonianza del suo legame profondo con questo luogo. Secoli dopo, Matilde di Canossa recuperò le sue reliquie e le portò a Bolsena, dando il via a un culto che ancora oggi è vivo nel territorio. È proprio questo legame spirituale a definire l’importanza religiosa dell’isola fin dagli albori del cristianesimo in queste zone.
L’altra protagonista è Amalasunta, regina ostrogota del VI secolo. Dopo la morte di Teodorico il Grande nel 526, Amalasunta divenne reggente, ma un matrimonio politico con il cugino Teodato la mise in una posizione precaria. Nel 535 fu esiliata proprio sull’isola Martana, dove venne assassinata. Questo fatto segnò l’inizio della guerra gotica, scatenata dall’imperatore Giustiniano I. Da allora, l’isola è conosciuta come “Isola della Regina”. Le storie popolari parlano di urla misteriose nelle giornate di tramontana e di un tesoro nascosto appartenuto alla sovrana.
Nel IX secolo, durante le incursioni saracene, l’isola Martana tornò a essere rifugio per famiglie in fuga dalle minacce esterne. Qui si formò una piccola comunità autonoma, testimoniata da resti di abitazioni, torri di guardia, mura e un’attività di pesca ben organizzata. Sul territorio si trovano almeno due chiese, dedicate a Santo Stefano e San Valentino, a conferma dell’importanza religiosa e sociale del luogo in un periodo turbolento.
Successivamente arrivarono i monaci: Benedettini, Agostiniani, Camaldolesi e Minimi stabilirono comunità sull’isola, diventando protagonisti di studi, amministrazione e contese tra la diocesi di Viterbo, Orvieto, la Santa Sede e la famiglia Farnese. Dopo la fine del Ducato di Castro nel 1649, però, l’attività religiosa si affievolì fino a scomparire quasi del tutto, lasciando l’isola in uno stato di abbandono che ha contribuito a mantenere intatta la sua atmosfera misteriosa.
Dal lago, l’isola Martana mostra due facce ben diverse. Il lato sud è coperto da una vegetazione mediterranea fitta: lecci, ulivi, oleandri e radure verdi che danno un’impressione quasi accogliente. Qui si trovano ville moderne costruite sui resti di antiche strutture religiose, con finestre che guardano il lago. Il vecchio porticciolo medievale, ormai in parte sommerso, si nasconde tra la vegetazione, memoria silenziosa di passate presenze.
Salendo, si incontra una torre semidiroccata, testimone di una storia che si perde nel tempo. Non è chiaro chi l’abbia costruita o vissuta, ma accanto si apre una galleria scavata nella roccia che si snoda con due curve fino all’altro lato dell’isola. È il “Bagno della Regina Amalasunta”, un piccolo approdo nascosto legato all’ultimo rifugio della sovrana.
Verso nord, la natura cambia bruscamente: la vegetazione si dirada e si ergono ripide pareti di roccia vulcanica nera, a picco sull’acqua limpida del lago. Questo contrasto tra un versante fertile e uno aspro dà all’isola un carattere tutto suo, diverso dalla vicina Isola Bisentina, più grande e aperta al pubblico. Qui la natura è rimasta intatta, e la morfologia racconta la sua origine vulcanica.
L’isola Martana si trova nel comune di Marta, in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia. È sulla riva sud del Lago di Bolsena, a poco più di un chilometro dalla costa vicino a Kornos e a circa due chilometri dal centro di Marta. Raggiungerla in auto è semplice, seguendo la Cassia da Montefiascone, Viterbo o Roma.
Essendo proprietà privata, l’accesso diretto all’isola è regolato e richiede permessi speciali. Tuttavia, è possibile circumnavigarla con battelli o piccole imbarcazioni che partono dai porti di Marta e Capodimonte, soprattutto in estate. Queste escursioni permettono di ammirare da vicino i paesaggi e scoprire dettagli che la storia scritta non racconta del tutto.
Dal lago, con l’acqua limpida e la sagoma dell’isola davanti agli occhi, si percepisce un luogo piccolo ma ricco di storie, un tesoro nascosto di natura e cultura ancora poco esplorato e tutto da scoprire.
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