Sotto le acque tranquille del lago di Neuchâtel, un tesoro nascosto da secoli è riemerso. Oltre mille reperti, perfettamente conservati, raccontano storie di scambi commerciali e di vita militare nell’Europa di duemila anni fa. Quel carico romano, sepolto sotto sedimenti spessi, apparteneva a un’imbarcazione del primo secolo d.C., un’epoca in cui l’Impero Romano dominava e si muoveva incessantemente, tra traffici e campagne militari. Non è solo una scoperta svizzera: è uno sguardo diretto su un mondo che, fino a poco tempo fa, conoscevamo solo attraverso i testi e qualche frammento.
Tutto è iniziato con il progetto Vulnerable Wrecks of Lake Neuchâtel, lanciato nel 2018 per monitorare e proteggere i reperti sommersi del lago. A novembre 2024, le immagini raccolte da droni hanno mostrato un’anomalia sul fondale che ha subito attirato l’attenzione degli archeologi. È stato Fabien Droz a segnalarla, coinvolgendo subito l’archeologo Fabien Langenegger e la Octopus Foundation, impegnata nella tutela del patrimonio subacqueo. Le immersioni successive hanno confermato la presenza di un carico consistente, rimasto nascosto per secoli.
Per datare il materiale, sono stati adottati metodi consolidati. Un campione di legno del relitto è stato sottoposto al test del carbonio-14, che ha fissato il periodo tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Alcuni oggetti, come una fibula militare e una tavola di legno, hanno permesso di restringere la datazione dopo il 17 d.C., collocando così il carico nelle prime decadi del primo secolo. Le campagne di scavo, svolte tra il 2025 e il 2026, si sono svolte con grande precisione: il sito si trova a circa otto metri di profondità ed è stato suddiviso in quadranti per un recupero ordinato. Oltre mille reperti sono stati portati alla luce, confermando l’eccezionalità del ritrovamento.
Il carico offre uno spaccato vivido delle rotte commerciali, delle tecnologie e della vita quotidiana dell’epoca romana oltre le Alpi. Tra gli oggetti più numerosi ci sono centinaia di ceramiche quasi intatte: piatti, ciotole, coppe e vassoi probabilmente prodotti da laboratori della Svizzera centrale, segno di una produzione locale ben sviluppata. Accanto a questi non mancano contenitori per olio d’oliva provenienti dalla Spagna, prova evidente di scambi a lunga distanza già allora ben organizzati.
Gli scavi hanno portato alla luce anche utensili da cucina, piccoli oggetti metallici, un cesto in vimini e persino ruote di carro in buone condizioni. Questi elementi raccontano di un sistema logistico complesso, che combinava vie d’acqua e percorsi terrestri per spostare merci e persone in modo efficiente.
Non meno importanti sono i reperti militari: spade, fibule e altri strumenti tipici dei legionari romani. Da qui l’ipotesi che il carico fosse destinato ai soldati di guarnigione lungo il Reno, una zona strategica per l’Impero in quegli anni. Questi oggetti offrono un contributo prezioso per capire l’organizzazione militare e il sostentamento delle truppe di confine.
Ora che i reperti sono stati recuperati, sono al centro di un attento lavoro di restauro e conservazione per garantirne la durata nel tempo. Archeologi e restauratori stanno usando tecniche avanzate, consapevoli dell’importanza storica di questo tesoro. Una parte del materiale sarà esposta al Museo Archeologico Laténium di Hauterive, vicino al lago di Neuchâtel, così che il pubblico possa ammirare da vicino questi straordinari oggetti e toccare con mano un pezzo di passato.
La Octopus Foundation, protagonista della scoperta e della tutela, ha annunciato la preparazione di un libro scientifico e di un documentario in uscita nel 2027. Questi strumenti aiuteranno a far conoscere meglio il valore storico e culturale di questo carico romano, un vero ponte con il primo secolo, capace di raccontare la complessità e l’ampiezza delle connessioni nel mondo antico.
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