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Alla scoperta dei borghi abbandonati della Val Tramontina: tesori nascosti nel cuore del Friuli

In Friuli occidentale, una valle nascosta si apre tra le montagne: la Val Tramontina. Qui, i borghi di Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto e Palcoda raccontano storie di vite ormai lontane. Le Dolomiti Friulane si stagliano imponenti all’orizzonte, mentre le Pozze Smeraldine scintillano, nascoste tra i boschi. Nessuna folla, solo il silenzio dei sentieri che si snodano tra paesi abbandonati e una natura che si è ripresa i suoi spazi. È un angolo di mondo dove il tempo sembra essersi fermato, conservando intatta la sua bellezza selvaggia e autentica.

Val Tramontina: una valle fuori dal tempo

La Val Tramontina si trova in provincia di Pordenone, incastonata tra le Prealpi Carniche, dentro il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Il nome della valle, probabilmente dal latino intra montes, significa “tra i monti” e descrive bene la sua posizione isolata. Da secoli è tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione, un rifugio lontano dal caos e dalla modernità. I centri principali sono Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto, mentre il paesaggio è segnato dal Lago di Tramonti, un bacino artificiale nato nel 1952 dallo sbarramento del torrente Meduna. Il lago ha sommerso l’antico borgo di Movada, i cui resti emergono quando l’acqua è bassa.

Per arrivarci, si può partire da Pordenone e attraversare Spilimbergo, Sequals e Meduno lungo la strada regionale 552 fino a Tramonti di Sotto. Chi viene dalla Carnia può invece salire il Passo Rest, una strada panoramica amata dai motociclisti per i suoi tornanti fra boschi e rocce. Nel secolo scorso la valle contava oltre 150 nuclei abitativi tra borgate e case isolate, molti oggi ridotti a ruderi. La vita si basava su pastorizia, alpeggi e artigianato. Oggi la zona è nota per l’escursionismo e per la pitina, un salume affumicato di carne ovina e caprina, tutelato dal marchio IGP.

Palcoda e Tamar: borghi fantasma che tornano a vivere

Da Tramonti di Sotto, una deviazione porta a Palcoda e Tamar, due borghi abbandonati immersi nella natura selvaggia. Il percorso parte da località Comesta, dove finisce la strada percorribile in auto e inizia il sentiero CAI 831A. Attraversa boschi di faggi e radure, regalando ampi panorami sulle Dolomiti Friulane. La salita è dura ma soddisfacente, con viste che spaziano dal Col Nudo al Monte Cavallo. Lungo il cammino, il torrente Tarcenò accompagna con le sue marmitte e piccole cascate scavate nel calcare. Dopo una forcella, si scende verso la valle del torrente Chiarzò e si arriva a Palcoda.

Oggi Palcoda è quasi scomparsa: resta la chiesa di San Giacomo, restaurata nel 2011, con il campanile bianco visibile da lontano. Il luogo è suggestivo, immerso tra alberi di noce e prati silenziosi. All’interno della chiesa, pannelli raccontano la storia del borgo e del recente restauro. Accanto è stato allestito un bivacco gestito da volontari, segno di uno spirito di solidarietà montana. Il resto del villaggio è inghiottito dalla vegetazione, con ruderi di pietra che il bosco sta lentamente riconquistando.

La frequentazione di Palcoda risale almeno al Quattrocento, come tappa per pastori di passaggio. Divenne un insediamento stabile nel Seicento, grazie a famiglie come i Moruzzi e i Masutti. Nel XVII secolo contava circa 150 abitanti, con attività tra cui un mulino, una fornace e la produzione di cappelli esportati. Nel Novecento iniziò il declino, accelerato dallo spopolamento verso la pianura e dalle guerre. Nel dicembre 1944, durante la Resistenza, Palcoda ospitò partigiani: un episodio drammatico di esecuzioni di tre giovani combattenti è ricordato da una targa vicino alla chiesa.

Cascata Pisulat e Tamar: natura e storia a portata di mano

Proseguendo verso Tamar, un altro borgo abbandonato ma recuperato, si incontra la Cascata Pisulat sul torrente Chiarzò. La cascata offre un salto d’acqua spettacolare e una piscina naturale, perfetta per rinfrescarsi d’estate. La deviazione per raggiungerla dura circa dieci minuti dal sentiero principale, un incontro diretto con la natura più viva.

Tamar, più fortunata di Palcoda, ha mantenuto la sua ultima abitante fino agli anni Cinquanta. Oggi il borgo è stato restaurato e trasformato in bivacco e piccolo rifugio per escursionisti. L’atmosfera è tranquilla, tra prati verdi e alberi ombrosi, ideale per una pausa in montagna. Da qui si scende lentamente verso Tramonti di Sotto, lungo un sentiero con tornanti immersi in boschi di querce, faggi e betulle.

Il giro completo è di circa 10 chilometri con un dislivello di 500 metri. Serve una buona preparazione fisica, ma il percorso è accessibile a escursionisti con esperienza varia. È un’occasione rara per immergersi in un paesaggio alpino ancora autentico e poco battuto. Qui, nel 2024, natura e storia si intrecciano e raccontano la realtà montana friulana in tutta la sua forza.

Redazione

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