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Due stazioni italiane premiate al Prix Versailles 2026 tra le più belle al mondo

Nel 2026, il volto delle stazioni ferroviarie cambia volto: non sono più solo punti di transito, ma diventano vere e proprie opere d’arte. Il Prix Versailles ha appena premiato sette progetti eccezionali nel mondo, e tra questi spiccano due gemme italiane. Non si tratta solo di architettura: è un dialogo tra passato e futuro, un modo per raccontare la cultura attraverso spazi che respirano innovazione. Queste stazioni, infatti, non sono semplici fermate, ma motori di rinascita urbana e di nuove esperienze per chi viaggia. A dicembre, tre di loro saranno celebrati ancora una volta, questa volta dall’UNESCO.

Roma, stazione Colosseo–Fori Imperiali: un viaggio nel cuore dell’archeologia sotterranea

A Roma, ogni scavo è una porta sul passato. La stazione Colosseo–Fori Imperiali, inaugurata nel cuore della Capitale, è molto più di una semplice fermata della metropolitana che collega le linee B e C. È un vero museo sotto terra. Durante i lavori sono emerse importanti testimonianze archeologiche, ora parte integrante del percorso della stazione. Disposta su quattro livelli, a oltre 30 metri di profondità, la struttura accoglie i viaggiatori in un’atmosfera suggestiva: luci studiate mettono in risalto antichi pozzi, creando un gioco di ombre e riflessi che racconta la stratificazione millenaria di Roma.

La progettazione museale, frutto della collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo e l’Università Sapienza, permette a chi passa di immergersi nell’antichità mentre si dirige ai binari. Un’apertura circolare offre una vista mozzafiato sul Colosseo, trasformando la stazione in un punto d’osservazione unico. Camminare qui significa immergersi nel passato romano: un raro esempio di come funzionalità e tutela storica possano convivere nel trasporto pubblico moderno.

Napoli, Monte Sant’Angelo: un’opera d’arte che fonde mito e città

La stazione Monte Sant’Angelo a Napoli è la seconda eccellenza italiana premiata dal Prix Versailles nel 2026. Non è una fermata qualunque: è un’opera d’arte totale firmata dall’artista Anish Kapoor, in collaborazione con gli studi Future Systems e AL_A. L’ingresso si presenta come un monumentale varco, una “porta verso l’inferno” evocata da due imponenti aperture in acciaio corten e alluminio, che rimandano alle leggende della Sibilla Cumana e alla geologia del Vesuvio.

Con una profondità che arriva a 48 metri, gli interni accolgono i viaggiatori tra pareti e soffitti lasciati volutamente grezzi, per enfatizzare la sensazione di immersione nella natura e nella memoria. La stazione serve il campus universitario Monte Sant’Angelo dell’Università Federico II e i quartieri occidentali di Napoli, integrando il trasporto pubblico in un contesto urbano vivo e complesso. Qui non si tratta solo di spostarsi: chi scende in metropolitana entra in un’opera d’arte che racconta decenni di storia e la complessità della città partenopea.

Gli altri gioielli premiati nel 2026: da Melbourne a Los Angeles

Il Prix Versailles 2026 non premia solo l’Italia. A Melbourne, la Town Hall Station si distingue per una forte presenza monumentale e un senso di leggerezza. Sotto Swanston Street, grandi colonne simili ad alberi sostengono una copertura a forma di cattedrale, creando uno spazio aperto e luminoso. Le volte, alte fino a 10 metri, conferiscono un’atmosfera quasi sacra, mentre lungo il percorso si trovano installazioni ispirate alla storia della città.

A Lione, la rinnovata Lyon Part-Dieu Station ha raddoppiato i suoi spazi per far fronte all’alto numero di pendolari. Nel cuore della città, la stazione si trasforma in un collegamento diretto tra quartieri, con gallerie lunghe e luminose. Nuovi ingressi accolgono biciclette e pedoni, con l’obiettivo di unire mobilità e vita urbana. Il design reinterpreta le tradizionali traboules lyonnaise, offrendo scorci e passaggi coperti con un tocco moderno.

A Riyadh, due stazioni colpiscono per il loro impatto. La National Museum Station si fa notare per una facciata scolpita che richiama il monte Tuwaiq e l’architettura Najd, con interni blu cangianti che ricordano un geode naturale e aree sotterranee a 33 metri di profondità. La Western Station sorge su un antico mercato, dove il trasporto si integra con spazi commerciali, religiosi e sociali. Le curve ondulate dei tetti, ispirate alle dune del deserto, creano giochi di luce e ombra che accompagnano la vita sotto la ferrovia.

Negli Stati Uniti, Los Angeles presenta il LAX/Metro Transit Center, un nodo strategico per raggiungere l’aeroporto. Il progetto unisce linee metro, autobus e piste ciclabili, coperto da strutture scultoree e vetrate che sfruttano luce e aria naturali per contenere i consumi energetici. Un’oasi di modernità nel caotico intreccio di autostrade, pronta ad accogliere i viaggiatori in spazi ampi e ariosi.

Questi sette progetti dimostrano come le stazioni possano diventare il cuore pulsante delle città, unendo storia, arte e funzionalità. Non più semplici luoghi di transito, ma spazi vivi che trasformano la mobilità in esperienza culturale e innovazione urbana. I prossimi premi dell’UNESCO confermeranno questo nuovo ruolo delle stazioni nel panorama mondiale.

Redazione

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