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Il Cileno: il film che riporta l’autunno caldo italiano nelle strade di Torino e l’isola fuori dal tempo

Nel cuore di Torino, tra i vicoli grigi e le piazze silenziose, si nascondeva una città in subbuglio, pronta a esplodere. È proprio lì che si muove “Il Cileno”, il nuovo film di Sergio Castro San Martín, arrivato nelle sale il 27 agosto 2026. Un racconto che non lascia nulla al caso: ogni dettaglio, dal vestiario agli accenti, ricostruisce gli anni di piombo con una precisione quasi ossessiva. Ma la storia, più che fermarsi al Piemonte, si allarga fino al Canton Ticino e al Cile, territori che svelano i legami profondi e le tensioni geopolitiche che plasmano il destino del protagonista.

Una storia di esilio e lotta nel cuore degli anni ’70

Siamo nel 1976. Aldo Marín è un esule cileno, scappato dopo il golpe di Pinochet. Minatore esperto di esplosivi e militante socialista, arriva a Torino cercando un lavoro che gli permetta di ricostruire una vita insieme alla moglie e al figlio neonato, lasciandosi alle spalle un passato doloroso. Al suo fianco c’è El Chapa, amico d’infanzia che invece si cala subito nella malavita locale.

In piena epoca di piombo, Aldo si trova davanti a scelte che mettono in gioco i suoi ideali e il desiderio di normalità. L’incontro con Luciana , giovane professoressa universitaria impegnata nella difesa dei diritti delle donne, e con Enrico, il fratello di lei e leader di un partito extraparlamentare, lo spingono verso la lotta armata.

La tensione cresce con l’arrivo di un maresciallo della scientifica, esperto in esplosivi, deciso a catturare Aldo e chiudere il capitolo del suo passato clandestino. Il film scava nel conflitto interiore del protagonista, diviso tra la fedeltà ai suoi ideali politici e il sogno di una vita tranquilla con la famiglia.

Torino, città di lotte e contrasti

Torino non è solo sfondo, ma protagonista vera e propria. Le riprese si sono concentrate in angoli scelti apposta per ricreare quell’atmosfera di inquietudine che aleggiava negli anni ’70. Dal Palazzo dei Lavori Pubblici a piazza San Giovanni, dai laghi di Falchera al Quadrilatero Romano, ogni luogo racconta una parte della città, tra spazi pubblici e angoli di vita vissuta.

Luoghi come il sottoponte Regina Margherita, i Murazzi del Po e i Giardini del Fante ci portano dentro la Torino dei protagonisti, fatta di incontri, lotte e tensioni non dette. Anche ambienti chiusi come il Cortile del Maglio e l’Aula Magna di Anatomia Patologica sono stati scelti per rappresentare spazi universitari e di confronto politico, fondamentali per la trama.

Ogni dettaglio, dai vestiti alle parole, è curato con precisione per restituire un’immagine di Torino apparentemente ordinata, ma segnata da un fermento politico e sociale profondo.

Canton Ticino, tra natura e storia

Non solo Torino: alcune scene sono state girate nel Canton Ticino, scelto come contrappeso verde ai paesaggi urbani torinesi. La Ticino Film Commission ha confermato la presenza di location significative, come la Fondazione Eranos sul Monte Verità ad Ascona. Un luogo che sembra sospeso nel tempo, con una storia fatta di utopisti, naturisti, teosofi e anarchici, un crocevia di idee e speranze alternative. Oggi la Fondazione è un punto di riferimento per chi cerca un contatto profondo con la natura e momenti di riflessione.

Anche a Locarno, nello Spazio ELLE, si sono girate alcune scene. Un centro culturale che è anche “maison de quartier”, luogo di iniziative artistiche e sociali, dove la comunità si ritrova per coltivare valori di partecipazione e convivialità. Questi ambienti arricchiscono la narrazione, offrendo uno sguardo più ampio sulla lotta e le speranze di quegli anni.

In Cile, le radici di una storia di esilio

La prima parte del film si concentra sul passato di Aldo Marín in Cile, per questo alcune scene sono state girate direttamente nel Paese sudamericano, anche se la produzione non ha svelato i dettagli delle location.

Il Cile degli anni ’70, segnato dal golpe del 1973 e dalla feroce repressione, è il luogo da cui Aldo fugge. Mostrare quel contesto rende più reale il senso di esilio e perdita che accompagna il protagonista.

Questa scelta sottolinea anche il respiro internazionale della storia, che non riguarda soltanto l’Italia ma intreccia vicende di resistenza e migrazione diffuse in quegli anni.

Con le riprese tra Torino, Canton Ticino e Cile, “Il Cileno” si presenta come un film ambizioso, capace di raccontare con precisione il clima politico e umano di un pezzo importante della storia recente. Un racconto fatto di scelte dure, ideali forti e contraddizioni, un’opera che si inserisce nel filone di chi vuole tenere viva la memoria di quegli anni difficili.

Redazione

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