Tra Liguria, Piemonte e Lombardia, il Forte di Gavi si erge da secoli, testimone silenzioso di epoche lontane. Non è una semplice fortezza: ha segnato intere generazioni. Dopo un restauro lungo e meticoloso, le sue porte sono di nuovo aperte. Quel castello medievale, trasformato poi in baluardo militare, ha resistito a battaglie e ospitato prigionieri. Oggi si mostra rinnovato, pronto a svelare nuove storie e a incantare chi lo attraversa. Non un monumento qualunque, ma un palcoscenico di politica, guerra e leggende, incorniciato da un paesaggio che toglie il fiato.
Il Forte di Gavi nasce come castello medievale, le sue prime tracce risalgono al 972-3. La sua posizione strategica era fondamentale: controllava due antiche vie romane, la Postumia e l’Aemilia Scauri. Qui si imponevano pedaggi e si controllava il territorio, diventando un punto di frontiera decisivo. Nel 1191 l’imperatore Enrico VI lo consegna alla Repubblica di Genova, che ne fa un baluardo difensivo per tutto il Medioevo. Passa poi ai Visconti di Milano, torna a Genova e infine, dopo la caduta della Repubblica nel 1815, entra nel Regno di Sardegna.
Nel 1540 l’ingegnere militare Giovanni Maria Olgiati dà il via a un profondo restyling: nuovi bastioni, mura rinforzate. Nel Seicento, il frate domenicano Vincenzo da Fiorenzuola, detto Gaspare Maculani, amplia ulteriormente la struttura, trasformandola in una delle opere militari più avanzate del tempo. Nasce un complesso sistema difensivo con cisterne, polveriere e alloggi per mille soldati, a dimostrazione della sua importanza strategica nei conflitti del Nord-Ovest.
Il Forte cambia volto nel XIX secolo. Nel 1854 perde la sua funzione militare e diventa carcere civile. Durante la Prima guerra mondiale ospita prigionieri militari, austriaci e italiani. Tra le due guerre, alcune aree vengono usate per sperimentazioni agricole, come coltivazioni di vigneti. Ma è nella Seconda guerra mondiale che il Forte si fa conoscere come carcere di massima sicurezza, soprannominato “Bad Boys Camp” o “Scatola di pietra” dai detenuti. Qui finiscono ufficiali britannici che avevano tentato la fuga da altri campi.
Tra loro spiccano nomi come David Stirling, fondatore dello Special Air Service, e Alastair Cram, un ufficiale scozzese noto per ben 21 tentativi di fuga, compresa una memorabile evasione proprio dal Forte. Le loro storie sono entrate nella memoria collettiva e hanno ispirato libri e documentari. Questo passaggio da roccaforte militare a carcere dimostra quanto la struttura sia stata in grado di adattarsi alle esigenze dei tempi più recenti.
Il Forte di Gavi si estende su tre livelli, occupando tutta la collina su cui sorge. Le sue mura di terra, alte e robuste, insieme ai bastioni irregolari formano un sistema difensivo capace di resistere a esplosioni. L’ingresso principale si apre su un corridoio di pietra tortuoso che conduce a una seconda porta, da cui si accede al cortile interno del Basso Forte, la cittadella militare in grado di ospitare fino a mille persone. Gran parte degli spazi, comprese alcune celle, sono visitabili e ospitano mostre temporanee.
Tra le curiosità, la chiesa interna, mai usata per funzioni religiose, ma adibita dagli ufficiali a spogliatoio e docce. La parte più alta, l’Alto Forte, conserva l’impianto originario del castello medievale e si pensa sorga su una preesistente fortezza romana. Qui emergono le radici antiche del complesso. Il restauro, iniziato nel 1978 e proseguito fino al 2024, ha valorizzato gli spazi espositivi, reso accessibili i percorsi di visita e introdotto tecnologie digitali per rendere l’esperienza più coinvolgente.
Come ogni castello che si rispetti, anche il Forte di Gavi è avvolto da leggende. La più famosa è quella del fantasma di Gavina, principessa dei Franchi da cui prende nome il borgo intorno alla fortezza. La storia narra che Gavina fuggì con lo stalliere, suo vero amore, per sfuggire a un matrimonio combinato dal padre. Protetta da Amalasunta, figlia di un re franco, visse nascosta nel castello e conquistò la simpatia della gente del posto. Si dice che il suo spirito ancora si aggiri nelle torri dell’Alto Forte, specialmente in quella dove sarebbe stata sepolta.
Fino a qualche anno fa, per celebrare questa storia si organizzava ogni anno una rievocazione storica con una sfilata in costume durante la quale veniva eletta la “principessa Gavina”. Un evento che richiamava visitatori e rafforzava l’identità culturale del territorio, unendo storia, folklore e tradizione in un’atmosfera unica.
Per visitare il Forte di Gavi è necessario prenotare online e la visita guidata è obbligatoria. Il biglietto costa 5 euro . Il Forte è aperto da aprile a settembre, con più turni nei weekend. Gran parte del percorso si svolge all’aperto, quindi è meglio indossare abiti comodi e scarpe adatte a camminare su sentieri e gradini di pietra.
L’Alto Forte, la parte più antica e affascinante, si visita solo nel secondo e nel quarto weekend del mese con un biglietto a parte. Il parcheggio si trova poco fuori dal castello, raggiungibile tramite una strada stretta e ripida. Gli ingressi sono limitati per proteggere il monumento e garantire una visita tranquilla. Chi arriva in anticipo può approfittare per esplorare il borgo di Gavi, noto per le sue cantine e la cucina piemontese di qualità. La posizione, comoda da Torino, Milano e Genova, rende il Forte una meta alla portata di tutti gli appassionati di storia del Nord-Ovest.
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