L’acqua limpida del Nera scorre lenta, incastonata tra gole di roccia che raccontano millenni. I sentieri polverosi si affacciano sul fiume, mentre si incontrano ponti romani e torri medievali, testimoni silenziosi di un passato che ancora respira. L’aria, fresca e carica di muschio bagnato, accompagna chi decide di percorrere i circa 180 chilometri della Greenway del Nera, un viaggio che parte dal fragore impressionante della Cascata delle Marmore e si snoda tra borghi antichi e ferrovie dimenticate. Un percorso dove la natura e la storia si intrecciano, un invito a scoprire un’Umbria poco conosciuta ma straordinariamente viva.
La Greenway si trova in Valnerina, una zona montuosa dell’Umbria tra Terni, i Monti Sibillini e il confine con il Lazio. Il termine “Greenway” indica un percorso pensato per camminare con calma, rispettando l’ambiente e godendo del paesaggio. Il “Nera” è il fiume che accompagna i primi chilometri, dando un’identità forte al percorso. Curioso come, nonostante il nome, l’acqua sia spesso di un azzurro limpido e trasparente.
Il sentiero attraversa ambienti diversi: gole rocciose, valli strette e aperte, altipiani e boschi fitti. Il fiume è la linea guida nei primi 46 chilometri, dalla Cascata delle Marmore fino a Triponzo. Da lì in poi, si lascia il fondo valle per salire tra boschi e colline, con colori di verde intenso che avvolgono il camminatore.
La Greenway è divisa in 16 tappe, da 3 a 22 chilometri ciascuna. Ogni tratto è segnalato con numeri e colori, per capire subito difficoltà e terreno. Meglio partire in senso orario: così le salite e le discese risultano più equilibrate.
Si parte dalla Cascata delle Marmore, dove il salto del fiume Velino è protagonista. Dal belvedere inferiore, il rumore dell’acqua accompagna fino a Casteldilago, passando per il Convento di San Francesco e arrivando ad Arrone, borgo medievale con torri antiche e vicoli stretti.
Il cammino prosegue da Arrone a Precetto, lungo il fondovalle, con una tappa breve e senza pendenze impegnative. Precetto, frazione di Ferentillo, è incastonata tra pareti rocciose e mostra la rude bellezza tipica della Valnerina, con piccoli centri abitati e paesaggi aspri.
Da Precetto a Ceselli si alternano sterrati e verde, sempre seguendo il Nera. Ceselli è dominata dalla chiesa romanica di San Michele Arcangelo, che conserva una torre trasformata in abside.
Poco oltre, si arriva a Scheggino, un borgo piccolo ma dal fascino evidente. La chiesa di San Nicola è un punto di riferimento, mentre il vicino fiume regala scorci incantevoli.
Il tratto da Scheggino a Sant’Anatolia di Narco è tra i più belli: muri medievali, pareti rocciose e la Valcasana che arricchisce il paesaggio con acqua e vegetazione rigogliosa. A Sant’Anatolia si trova il Museo della Canapa, che racconta la storia rurale del territorio e il legame della comunità con queste terre.
Da Sant’Anatolia a Piedipaterno il percorso resta dolce, avvicinandosi alla ex ferrovia Spoleto-Norcia. Qui si alternano campi coltivati, versanti e corsi d’acqua, con Borgo Cerreto come tappa significativa prima di entrare nel cuore del tratto ferroviario.
Da Borgo Cerreto a Triponzo si vive la vera anima della Greenway legata alla ferrovia. Le gallerie scavate nella roccia, come quella lunga 800 metri, obbligano a usare la lampada frontale. La balza Tagliata, passaggio scavato in epoca preromana, introduce alla salita per Triponzo.
Da Triponzo a Preci si sale piano, lasciando il fondo valle per arrivare al paese di origine benedettina. Qui spicca la Pieve di Santa Maria, chiesa del XIII secolo.
La salita continua da Preci a Norcia, passando per la Val Castoriana e superando la Forca di Ancarano. Norcia, con le sue mura e piazza San Benedetto, è l’ingresso al Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Il tratto Norcia-Cascia è tra i più lunghi e impegnativi, per distanza e dislivello, attraversando boschi, campi e dorsali che incorniciano Cascia.
Da Cascia a Monteleone la fatica si fa sentire ancora di più: servono gambe allenate per affrontare 18 chilometri con 750 metri di dislivello. Monteleone di Spoleto è un borgo di pietra in quota, che si staglia su paesaggi ampi.
Da Monteleone al Salto del Cieco si entra nel bosco, si sale sul Monte Aspra senza raggiungere la vetta e si passa per l’antica dogana, testimone di un passato di frontiera.
Il tratto più lungo e forse più duro è quello da Salto del Cieco a Piediluco: oltre 22 chilometri con due rampe ripide che mettono alla prova la resistenza. Piediluco si adagia tra i monti Luco e Caperno, affacciandosi sul lago, incorniciato da rilievi boscosi.
Da Piediluco ai Prati di Stroncone si sale ancora, con il paesaggio che si apre e si allontana dal fiume. Qui la terra si fa più dolce, pronta ad accogliere i camminatori per l’ultimo sforzo.
L’ultima tappa, dai Prati di Stroncone alla Cascata delle Marmore, si snoda in quota prima di scendere con sentieri ripidi e tornanti fino al belvedere inferiore della cascata, chiudendo così l’anello.
La Greenway è adatta a escursionisti con diversi livelli di esperienza, ma serve valutare bene la propria forma fisica, soprattutto per la seconda metà, dove le salite si fanno sentire. Meglio spezzare il percorso in più giorni, tenere un passo tranquillo e concedersi pause per godersi i borghi e il paesaggio.
Le scarpe devono essere robuste, adatte a sentieri sterrati e tratti accidentati. Uno zaino leggero e ben organizzato è fondamentale: acqua a sufficienza e una lampada frontale, indispensabile per le gallerie della ex ferrovia Spoleto-Norcia, illuminate solo dalla luce naturale.
Non dimenticate una mappa cartacea o digitale e la traccia GPX, per non perdere l’orientamento. La segnaletica “GWN” è chiara e aiuta a seguire il percorso senza sbagliare strada.
Il punto di partenza ideale è la Cascata delle Marmore, facilmente raggiungibile con parcheggi e collegamenti da Terni. Da qui si segue il corso del Nera, tra paesaggi che cambiano e tracce di storia, per un viaggio che racconta la Valnerina in ogni suo aspetto.
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