Quando la neve si posa silenziosa sulle montagne della Carnia, sembra quasi di sentire ancora l’eco di passi furtivi e sussurri di resistenza. È proprio qui, in questo angolo remoto del Friuli-Venezia Giulia, che Ilaria Tuti ambienta il suo nuovo romanzo. Un luogo poco raccontato, ma carico di storia e di un fascino selvaggio, dove la Seconda Guerra Mondiale si intreccia con la vita dura e le tradizioni antiche della gente di montagna. Tra l’invasione dei Cosacchi e il coraggio di chi ha lottato, la narrazione si fa viva, palpabile, come se quei boschi e quelle valli custodissero ancora i segreti di un passato tanto drammatico quanto vero. Non è solo una storia di guerra, ma un viaggio dentro una terra sospesa tra mito e realtà.
La Carnia spesso resta ai margini delle narrazioni più diffuse sull’Italia, ma ha un’identità forte fatta di montagne imponenti, come il Monte Coglians che tocca quasi i 2800 metri, boschi fitti e paesi che sembrano congelati nel tempo. Nel romanzo di Tuti questi luoghi non sono solo uno sfondo, ma parte integrante della storia. La protagonista, Serafina, incarna questo legame profondo con la terra, una donna solida che porta dentro di sé le antiche tradizioni popolari. Con lei, il lettore attraversa la drammatica occupazione dei Cosacchi, un capitolo poco raccontato della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto in questa zona di confine.
Il cuore della storia è la Zona Libera della Carnia, creata dai partigiani nell’agosto del 1944. Durò solo qualche mese, ma quella breve autonomia rappresentò una resistenza importante in un contesto fatto di violenza e incertezza. È il quadro perfetto per capire le difficoltà di chi viveva isolato, ma con la determinazione di difendere non solo il territorio, ma anche un’idea di libertà. Qui si intrecciano paura, speranza e un forte attaccamento alla propria terra, elementi che danno spessore e forza a tutta la vicenda.
Tra i luoghi citati in Ed è un poco la notte e un poco l’alba, la Valle di Verzegnis emerge subito come protagonista. Questa parte della Carnia si presta a escursioni facili e suggestive. Chi si incammina lungo i suoi sentieri può scoprire il lago artificiale, uno specchio d’acqua tranquillo immerso nel verde, oppure le cave di marmo rosso, tracce di un passato di lavoro duro. Il Monte Verzegnis è meta ambita per chi cerca panorami vasti e incontaminati, un contatto diretto con una natura ancora intatta.
Ma la valle non è solo bellezza naturale: la Pieve di San Martino è un pezzo importante della storia e della fede locale, con radici antiche. Per chi ama l’arte contemporanea, l’Art Park propone installazioni che dialogano con il territorio, unendo passato e presente. Questi luoghi diventano così un vero e proprio percorso esperienziale, una mappa da seguire per rivivere i momenti del libro e scoprire di persona cosa rende unica la Carnia.
Nel romanzo, la vita si svolge tra le frazioni e i piccoli centri di Cavazzo Carnico, dove l’autrice ci conduce in una quotidianità fatta di silenzi e rapporti stretti con la natura. Serafina vive da sola sulle pendici soleggiate che dominano il paesaggio, un luogo che rappresenta insieme forza e fragilità dei personaggi. Il borgo di Cesclans, con la sua pieve costruita tra ‘700 e ‘800, offre una vista che abbraccia il lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale del Friuli-Venezia Giulia, di origine glaciale.
Il lago non è solo un elemento del paesaggio, ma un punto di riferimento culturale e storico per chi ha vissuto in Carnia. Raccontare questi borghi significa dare corpo all’atmosfera del romanzo, fatta di piccoli gesti, incontri silenziosi e sguardi rivolti all’orizzonte. Non sono semplici scenografie, ma protagonisti che restituiscono vite, tradizioni e storie spesso dimenticate.
Uscendo un po’ dai confini della Carnia, il racconto si sposta per qualche pagina a Gemona del Friuli, paese natale di Ilaria Tuti. Qui trovano spazio il duomo, la torre campanaria e il castello, monumenti che raccontano la storia di questa città. Ricostruita dopo il terremoto del 1976, Gemona conserva tracce medievali e resta un crocevia culturale e artistico della regione. La sua presenza nel libro rafforza il legame personale dell’autrice con il territorio e offre nuovi spunti di viaggio per i lettori.
Un altro luogo chiave è il santuario della Madonna di Trava, nella frazione di Lauco. Fondato nel 1659, è legato a un rito popolare particolare: si dice che la Madonna del Carmelo accogliesse le anime dei neonati morti prima del battesimo, liberandoli dal Limbo. Questa tradizione è al centro di una scena toccante nel romanzo, dove la nonna di Serafina compie questo rito. Il santuario si raggiunge con una breve camminata di circa 15 minuti su un sentiero panoramico, ma la visita va prenotata in anticipo perché gestita da volontari. È un luogo carico di spiritualità, che unisce fede e cultura popolare, offrendo uno sguardo profondo sulle radici della comunità carnica.
I territori descritti da Ilaria Tuti sono un mosaico di storia, natura e mito, che invita lettori e viaggiatori a scoprire un’Italia meno conosciuta ma ricca di fascino. Ed è un poco la notte e un poco l’alba conferma di essere un romanzo capace di unire emozione e rigore storico, avvolgendo chi legge in un’esperienza autentica e intensa.
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