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Cala di Forno: il trekking nel Parco della Maremma verso la spiaggia più selvaggia della Toscana

Quattro chilometri a piedi, attraverso sentieri che si inerpicano tra boschi fitti e profumi di macchia mediterranea. Cala di Forno, nel cuore del Parco della Maremma, non si raggiunge in macchina, non si trova segnali di modernità. Non c’è un bar, né una spiaggia attrezzata. Solo sabbia dorata, acque cristalline del Tirreno e un silenzio rotto dal rumore del vento e del mare. È un angolo di Toscana che sembra sospeso nel tempo, dove le tracce di antiche dogane raccontano storie di confini lontani. Chi arriva qui lo fa con fatica, ma soprattutto con la voglia di immergersi in una natura ancora selvaggia, autentica e senza compromessi.

Parco della Maremma: un pezzo di Toscana ancora intatto

Il Parco regionale della Maremma si trova in provincia di Grosseto, lungo un tratto di costa ancora miracolosamente selvaggio. È un territorio vario, delimitato dai Monti dell’Uccellina che si vedono anche dal mare. Qui si alternano dune di sabbia, pinete fitte e zone umide. Nato nel 1975, è uno dei primi parchi costieri d’Italia e sembra quasi un angolo fuori dal tempo.

Si entra principalmente da Alberese, un piccolo borgo dove si comprano i biglietti d’ingresso e si trovano informazioni sui sentieri e le condizioni del parco. Arrivarci in auto è facile seguendo la via Aurelia, ma poi bisogna lasciare i mezzi e proseguire a piedi o in bici. La campagna maremmana tra Grosseto e il parco è fatta di grandi prati dove pascolano le vacche maremmane e boschi di querce e pini, un assaggio della natura che si incontrerà lungo il cammino.

Il parco offre anche percorsi per mountain bike, ma è a piedi che si assapora davvero ogni dettaglio: dalle dune spazzate dal vento alle torri d’avvistamento antiche, testimoni di secoli di storia. Un luogo ideale per chi cerca natura, turismo lento e esperienze autentiche.

Cala di Forno: una spiaggia rimasta com’era, tra storia e natura selvaggia

Cala di Forno è una piccola baia a mezzaluna, incastonata sotto un promontorio verdeggiante nel Parco della Maremma. Qui non c’è traccia di turismo di massa: nessuna strada asfaltata, nessun ombrellone, nessun chiosco. Il suo fascino sta proprio nell’assenza di infrastrutture, che la mantiene quasi intatta.

Ma Cala di Forno porta con sé una storia ben viva. L’antica dogana settecentesca si affaccia sul porto naturale, ricordando i legami con l’abbazia di San Rabano, oggi in rovina ma raggiungibile con appositi sentieri. Nel Medioevo questa era la “porta” dell’abbazia sul mare, mentre fino all’inizio dell’Ottocento fu un confine controllato tra il Granducato di Toscana e lo Stato dei Presidi, governato dagli spagnoli. La dogana qui serviva a controllare e tassare il passaggio di merci e persone.

Sulla spiaggia si vedono ancora segni delle incursioni saracene, che spinsero a costruire torri di avvistamento lungo la costa. Una delle torri meglio conservate si trova poco sopra Cala di Forno, a raccontare un passato fatto di guardie e difese. Oggi, tra la vegetazione e sulle rive, si muovono liberi daini, volpi e qualche cinghiale.

Questa miscela di natura, storia e isolamento rende Cala di Forno un luogo raro in Toscana e in Italia. Un angolo protetto, dove il mare cristallino completa un paesaggio di grande valore ambientale.

Da Alberese a Cala di Forno: trekking tra fatica e panorami da sogno

Per arrivare a Cala di Forno serve una camminata impegnativa, ma che ripaga con la bellezza della natura. Il sentiero principale è l’A4, che parte dalla Pineta Granducale di Marina di Alberese. Il cammino comincia sotto l’ombra fresca dei pini marittimi, una strada lunga ma sicura, da affrontare con l’abbigliamento giusto.

Lungo il percorso si attraversa una vegetazione tipica mediterranea: ginestre, cisti, rosmarini e ginepri accompagnano la camminata che raggiunge i 70 metri di altitudine. A metà strada si incontra la Torre di Collelungo, un antico punto di vedetta, e si passa accanto a un oliveto secolare, un tocco storico che arricchisce il viaggio.

Da qui si aprono panorami ampi: a nord si vede la lunga spiaggia di Collelungo, a sud le falesie con le loro scogliere frastagliate. L’ultimo tratto scende tra ginepri profumati e una leggera brezza marina, prima di scoprire il mare azzurro e la spiaggia di Cala di Forno.

Il sentiero è lungo circa 8 chilometri, e il giro andata e ritorno arriva a quasi 18. Il dislivello è contenuto, attorno ai 200 metri, ma il caldo e la distanza rendono la camminata impegnativa, soprattutto d’estate. Il tempo previsto è tra le cinque e le cinque ore e mezza. Non ci sono fonti d’acqua lungo il percorso, quindi è fondamentale portare con sé scorte sufficienti.

L’ingresso al parco e ai sentieri è regolato: i biglietti si comprano al Centro Visite di Alberese. In estate, per sicurezza e tutela dell’ambiente, si possono prenotare escursioni guidate. Chi si avventura qui deve rispettare le regole per proteggere flora e fauna.

La fatica sparisce appena si arriva, davanti a questo tratto di costa così raro e intatto, dove sembra di essere in un altro mondo, dove la natura parla ancora forte e chiara.

Redazione

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