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Milano protagonista ne I convitati di pietra: Michele Mari vince il Premio Strega 2026 raccontando la città dagli anni ’70 ad oggi

Luglio, una serata afosa e il nome di Michele Mari che risuona come vincitore del Premio Strega 2026. Il suo romanzo, I convitati di pietra, non è solo una storia: è un tuffo profondo nella Milano degli anni ’70. Trenta ex compagni di liceo, legati da un gioco crudele e dal passare implacabile del tempo, si muovono in una città che non è semplice sfondo, ma protagonista viva e pulsante. Mari non si limita a narrare vite: traccia una mappa dettagliata di quartieri, chiese, ristoranti, luoghi che custodiscono l’anima di una Milano borghese e i segreti di un’epoca che cambia.

La scommessa che tiene insieme trenta vite

È luglio 1975 quando, in una Milano in fermento, trenta ragazzi della III A del Liceo Classico Giovanni Berchet firmano un patto insolito e spietato. Ogni anno, il 22 luglio, versano una somma in un fondo comune che sarà diviso solo tra gli ultimi tre compagni ancora vivi. Da quel momento la “Cena”, così la chiamano, diventa un rito: non solo un momento di ricordo o nostalgia, ma una cronaca dolorosa che celebra chi resiste e lascia indietro chi il destino abbandona.

Il romanzo scava nelle pieghe di quegli anni, tra malattie inspiegabili, tradimenti nascosti, amori sbagliati e morti cariche di mistero. Mari segue il lento sgretolarsi del gruppo con uno stile che unisce rigore narrativo a una vena cupa e ossessiva. Ogni capitolo è un teso confronto con le regole del gioco, ma anche con il peso delle vite spezzate o cambiate per sempre da eventi più grandi di loro. Il finale capovolge tutto: niente è come sembra e la storia della loro amicizia si trasforma in un enigma.

Milano, città viva e protagonista

Milano non è solo lo sfondo dove si svolge la vicenda, ma un personaggio silenzioso che accompagna i protagonisti fra le sue strade, i suoi angoli più caratteristici, riflettendo le contraddizioni e le tensioni della storia. Mari disegna una mappa precisa che si snoda tra quartieri, piazze, chiese e ristoranti, conferendo una dimensione concreta anche alle vicende più intime.

Le ambientazioni non sono mai casuali: ogni luogo rispecchia un aspetto della trama o della psicologia dei personaggi. Dai ritrovi alle chiese che ospitano i riti funebri, la narrazione dà valore ai dettagli architettonici e alla storia della città, offrendo ai lettori la possibilità di ripercorrere dal vivo un itinerario che intreccia letteratura e identità urbana.

Le chiese che segnano il tempo e la memoria

Le cerimonie funebri, ricorrenti nel racconto, si svolgono in alcune delle chiese più emblematiche di Milano. La Basilica di Sant’Ambrogio, fondata nel IV secolo, fa da cornice a momenti cruciali. Capolavoro romanico e custode delle reliquie del patrono della città, con la sua imponenza aggiunge un peso simbolico forte, legando la morte dei personaggi a radici profonde.

La Basilica di San Babila, nel cuore pulsante di Milano e a due passi dal Quadrilatero della Moda, crea un’atmosfera solenne e di passaggio nelle scene. La sua origine paleocristiana e lo stile romanico sottolineano il legame tra antichità e modernità che attraversa il romanzo.

Santa Maria della Passione, vicina a San Babila, conferma l’attenzione di Mari ai dettagli topografici, mentre la chiesa di San Marco nel quartiere di Brera, storicamente legata all’alta borghesia culturale, riflette l’anima artistica e sociale che accompagna i personaggi nel loro percorso.

Luoghi di cultura e formazione: dal Liceo Berchet al Piccolo Teatro

Il fulcro geografico della vicenda è il Liceo Classico Giovanni Berchet, in via della Commenda 26, uno degli istituti storici di Milano. Scuola che ha formato molte figure di spicco della cultura e della politica italiana, il Berchet diventa il cuore pulsante da cui si dipana la storia, un legame forte con il passato e con le radici sociali dei protagonisti.

Il romanzo porta in scena anche il mondo culturale milanese, attraverso il Piccolo Teatro Studio Melato, nell’ex Teatro Fossati. Spazio dedicato alla sperimentazione teatrale, rappresenta un punto d’incontro e fermento intellettuale per alcuni personaggi. Intitolato all’attrice Mariangela Melato dal 2013, il teatro infonde nel racconto la vitalità artistica della città, intrecciandosi ai retroscena dei protagonisti.

Case, appartamenti e il teatro della competizione sociale

Le abitazioni dove si svolgono molte delle vicende private sono nei palazzi del centro storico di Milano. Questi spazi riflettono tensioni sociali e ambizioni personali, elementi chiave nel corso dei decenni che Mari racconta.

Attraverso la descrizione di case e appartamenti, il romanzo esplora le trasformazioni di Milano e dei suoi ex compagni: ciascuno con la sua storia, i suoi sogni e le sue delusioni. La lotta per lo status e la competizione sociale si intrecciano con gli eventi personali e il destino collettivo del gruppo. Le residenze diventano così un teatro privato che racconta storie di successo, fallimento, solitudine e conflitti.

Così la narrazione costruisce una vera e propria mappa umana e urbana, dove i luoghi parlano più dei dialoghi e raccontano un’epoca di Milano in cui passato e presente si incontrano in ogni vicolo e palazzo.

Redazione

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