Il lago di Sorapiss, con le sue acque turchesi e cristalline, era un segreto ben custodito tra le Dolomiti. Oggi, invece, è travolto da un flusso incessante di visitatori. Migliaia di persone ogni estate si avventurano lungo i sentieri per ammirarne la bellezza, trasformando quel luogo un tempo tranquillo in un affollato punto di riferimento. Il prezzo? Un ecosistema sotto pressione, segnato dall’impatto del turismo di massa e da una gestione incapace di contenere il danno. Il gioiello delle Dolomiti rischia così di perdere la sua luce.
Il rifugio Vandelli, poco distante dal lago, ha visto di persona questa trasformazione. Se una volta apriva più tardi, oggi alle 7:30 è già invaso dai primi escursionisti e soprattutto dai fotografi che cercano la luce giusta per i loro scatti. Il 2026 ha segnato un vero boom di visitatori, spesso compressi in poche ore. Non è raro che in una sola giornata si facciano le Tre Cime di Lavaredo al mattino, il Sorapiss nel pomeriggio e magari le Cinque Torri o il lago di Braies in serata. Un turismo che punta più a collezionare immagini da postare sui social che a vivere davvero il paesaggio.
A peggiorare la situazione c’è la fragilità del luogo. Ad agosto 2025, il numero di visitatori giornalieri ha sfiorato i 3.000, un carico difficile da gestire per un ambiente così delicato e in alta quota. Anche a giugno 2026 i dati confermano una crescita del 20% rispetto all’anno prima. Molti turisti arrivano dall’estero e inseriscono il Sorapiss in itinerari serrati, come un altro punto da “spuntare” nel tour delle Dolomiti.
Non è solo la quantità di visitatori a creare problemi. Molti, infatti, non rispettano le regole più elementari per la tutela dell’ambiente. Emilio Pais Bianco, che gestisce il rifugio Vandelli con la famiglia, racconta di trovare ogni giorno cartacce, bottiglie di plastica e vetro abbandonate lungo i sentieri. Anche i rifiuti organici lasciano il segno, trasformando un angolo di natura in una discarica a cielo aperto.
Negli ultimi anni si sono intensificati i controlli, grazie alle guardie delle Regole d’Ampezzo, ai carabinieri forestali e ad altri addetti alla tutela ambientale. Per l’estate 2026 è previsto un ulteriore rafforzamento della sorveglianza, con la Polizia provinciale pronta a intervenire per gestire meglio l’afflusso. Questi sforzi hanno rallentato i danni, ma non bastano a fermare l’impatto di una folla in continuo aumento.
Chi abita e lavora in zona chiede misure più decise. Emilio Pais Bianco non ha dubbi: con picchi di 3.000 visitatori al giorno, “non si può più andare avanti così.” Tra le proposte sul tavolo ci sono il numero chiuso, con prenotazioni obbligatorie, o l’installazione di tornelli all’ingresso del sentiero. Soluzioni già adottate con successo altrove per contenere il turismo selvaggio in montagna.
L’obiettivo è chiaro: alleggerire la pressione sul lago, proteggere la sua bellezza e l’integrità delle acque che lo rendono unico. Senza un intervento deciso, il rischio è un degrado irreversibile, con possibili chiusure o regole molto più rigide in futuro. Il lago di Sorapiss è a un bivio: seguire la corrente del turismo di massa o scegliere la strada della tutela concreta per salvaguardare il proprio fragile ecosistema.
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