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Alla Scoperta del Castello di Monticello d’Alba: La Residenza Storica dei Conti di Roero nel Cuore del Roero

Tra le dolci colline del Roero, un castello emerge all’improvviso, incastonato tra noccioleti e vigneti: è il Castello di Monticello d’Alba. Qui, il tempo sembra essersi fermato. Non una semplice fortezza medievale, ma la casa di una famiglia che da generazioni conserva storia, cultura e tradizioni. Aimone, il 24° Conte, e sua moglie Elisa, custodiscono gelosamente questo scrigno poco conosciuto, un angolo di Piemonte dove passato e natura si intrecciano.

Un gioiello architettonico con radici profonde

La prima pietra del castello risale all’XI secolo, quando i vescovi di Asti decisero di fortificare questo sperone roccioso sopra la valle del Tanaro. Da allora, il castello ha visto secoli di battaglie, alleanze e trasformazioni. Dal 1376, è sempre stato dei Conti Roero di Monticello, che nel 2026 festeggeranno 650 anni ininterrotti alla guida del maniero. Forse è proprio questa continuità a spiegare il suo stato di conservazione così impeccabile.

Nel Settecento la fortezza si trasformò da roccaforte militare in dimora signorile. Nel 1827, il paesaggista tedesco Xavier Kurten, noto per aver lavorato alla corte dei Savoia, disegnò il parco in stile inglese romantico. Questo giardino verde intorno al castello aggiunge leggerezza all’architettura severa, riflettendo un gusto eclettico.

La struttura originale è ancora ben visibile nella pianta quadrata, nelle merlature della facciata e nelle tre torri dalle forme diverse: quadrata, rotonda e ottagonale. Qui si coglie bene l’equilibrio tra funzione difensiva e comfort abitativo, risultato di secoli di interventi.

Dentro il castello: storia e misteri a porte aperte

Visitare il castello non è come entrare in un museo vuoto, ma in una casa viva, ancora abitata dai Conti di Roero. L’accesso è possibile solo con guida e su prenotazione, per proteggere gli ambienti e garantire una gestione attenta dei visitatori.

Si entra oggi da un ingresso che ha sostituito il vecchio ponte levatoio, preceduto da una ripida rampa di scale che mette subito in atmosfera. La visita parte dal piano terra, dove si trova la Sala delle Armi con elmi e armature romaniche, spagnole e sabaude. Tra i pezzi più preziosi spicca l’elmo del Conte Francesco Gennaro Roero, raro cimelio di storia militare.

Non mancano angoli suggestivi come la cappella privata dedicata a Santa Barbara, dove venivano battezzate le contessine, e il Teatrino delle Frutta, uno dei più piccoli teatri al mondo, completo di palcoscenico e allestimenti originali. Le cantine e un passaggio segreto lungo 70 metri aggiungono un velo di mistero alla dimora, anche se la direzione precisa di questo cunicolo resta un segreto di famiglia.

Al primo piano si trovano la Sala dei Quadri, la Sala del Biliardo e la Camera dello Sceicco, pensata per un ospite che non arrivò mai. Qui si ammirano collezioni di porcellane e cristalli e la Galleria di Diana Cacciatrice, elegante come nelle grandi residenze nobiliari. Due biblioteche di pregio e un cortile interno del Trecento completano il piano, mantenendo intatto il fascino antico.

Gli appartamenti privati della famiglia al piano superiore sono aperti al pubblico solo in occasioni speciali. È qui, nel fumoir della torre rotonda, che il Conte Aimone ama ritirarsi, circondato da libri e con una vista mozzafiato sulla vallata e le montagne, che lascia senza fiato chiunque.

Il parco storico: un angolo di natura e arte tra passato e presente

Intorno al castello si stende un parco di quattro ettari disegnato da Xavier Kurten nel 1827, un vero gioiello di paesaggismo sabaudo. Il giardino all’inglese è un’oasi verde che accoglie cedri del Libano, tigli, ulivi, tassi e piante esotiche. Passeggiare tra i viali significa immergersi in un’atmosfera di tranquillità e natura rigogliosa.

Recenti lavori di restauro, finanziati con fondi PNRR per valorizzare i parchi storici, hanno riportato ordine al disegno originale. Nuovi sentieri con QR code permettono ai visitatori di approfondire la storia e la natura del luogo. L’attenzione all’ambiente è massima: dalle pompe che riciclano l’acqua dei laghetti ai pannelli solari nascosti tra la vegetazione.

Nel parco si inserisce anche la mostra open air CrackingArt. I Racconti dell’Acqua: 68 sculture giganti di animali realizzate in plastica riciclata. Dal pinguino vicino ai laghetti alle rane sparse tra gli alberi, ogni opera dialoga con il paesaggio, creando un percorso suggestivo tra arte e natura. L’installazione, aperta fino ad agosto 2026, vuole sensibilizzare grandi e piccoli sui temi del riciclo e della tutela ambientale.

Nel fine settimana dedicati ai bambini si organizzano laboratori sulla sostenibilità dell’acqua e della vita nei parchi. Gli animali selvatici trovano rifugio nelle zone più nascoste del verde, soprattutto di notte. Nei mesi estivi il parco si anima con concerti e eventi musicali all’aperto, che danno vita a un’atmosfera speciale e coinvolgente.

Leggende, ritrovamenti e grandi festeggiamenti in arrivo

Il Castello di Monticello d’Alba custodisce anche le sue storie misteriose. La più famosa è quella di Chiara, un fantasma gentile che si dice suoni una campana del maniero nelle notti silenziose, ricordando un amore finito male. Nessuno ha mai confermato nulla, ma la leggenda contribuisce a rendere il luogo ancora più affascinante.

Nel territorio intorno sono stati ritrovati reperti romani, come stele funerarie e scene di guerra, che mostrano un passato ben più antico rispetto alla fortezza medievale. Un guerriero con la clava impugna uno stemma con il motto “a bon rendre”, ricorrente negli arredi di famiglia.

Il 2026 sarà un anno da segnare: per i 650 anni dei Conti Roero al castello, nelle sale interne saranno esposti documenti d’epoca, come lo statuto del 1390 e le mappe originali di Xavier Kurten. Questi tesori, di solito nascosti, sveleranno dettagli inediti sulla vita quotidiana e l’amministrazione del maniero.

L’allestimento per l’occasione mostrerà anche i banchetti e i rituali di ospitalità di una famiglia nobile, con tavole apparecchiate con porcellane d’epoca. Il castello si conferma così non solo custode di pietre e storia, ma un luogo vivo, capace di stimolare la curiosità e l’immaginazione di chi ama storia, arte e natura.

Nel 2027, con Alba capitale italiana dell’arte contemporanea, questo scrigno culturale sarà ancora più al centro dell’attenzione, un ponte tra passato e futuro in un paesaggio Unesco e tra le eccellenze del Piemonte.

Redazione

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