Napoli è lontana, ma la Lapponia è un’altra vita. Carmine Esposito, il personaggio interpretato da Erasmo Genzini, lascia alle spalle il caos della sua città per entrare in un mondo fatto di silenzi profondi e natura selvaggia. Quel viaggio, però, non è solo geografico: è uno scontro con le radici, con i fantasmi di famiglia e con una cultura — quella dei Sami — che sembra appartenere a un universo parallelo. Tra vicoli affollati e foreste infinite, si apre una storia che parla di scoperta e di conflitto, di un uomo sospeso tra due mondi.
Carmine è un giovane napoletano cresciuto in un ambiente criminale. Con gli amici Antonio ed Enzo si muove tra piccoli reati, finché una rapina finita male – ai danni di un boss della camorra – li mette nei guai. Devono restituire una cifra enorme, quasi impossibile da trovare senza rischiare la pelle.
Proprio in quel momento arriva la notizia che cambia tutto: il fratello di Carmine, allontanato dalla famiglia per aver denunciato il padre camorrista, è morto lasciandogli una villa in Finlandia. Per ereditare deve viverci almeno due mesi. È l’inizio di un viaggio che è anche una sfida interiore, che lo porta lontano da Napoli, dentro la cultura e la natura dell’estremo nord.
In Lapponia Carmine incontra Maren Elle, giovane allevatrice di renne e appartenente al popolo Sami. Questo incontro gli apre nuove prospettive, lo costringe a guardare oltre se stesso e a scoprire lati del fratello che non conosceva. La vita nella villa e il rapporto con Maren diventano la chiave per mettere in discussione le sue certezze.
La Napoli di “Lapponia I love iù” è quella dei vicoli stretti e affollati, del centro storico che racconta storie di bellezza e fatica. Le riprese si muovono tra scenari autentici, dove la presenza della camorra e delle baby gang è palpabile, intrecciata a una cultura che resiste e lotta.
Questa città, vista anche in serie come “Mare Fuori” o “Rosa elettrica”, è un ambiente di tensione costante. Per Carmine sembra un labirinto senza uscita: un luogo dove amicizia e criminalità si mescolano, dando vita a un dramma urbano vero e sentito.
Il cuore del film batte nelle foreste della Lapponia, al confine con il Circolo Polare Artico. Qui la natura è protagonista: l’aurora boreale che danza nel cielo da fine agosto a inizio aprile, il sole di mezzanotte che non cala mai d’estate, regalando giornate di luce infinita.
I parchi nazionali come Lemmenjoki e Pallas-Yllästunturi offrono un’immersione totale nel silenzio e nella natura selvaggia, un contrasto netto con il caos di Napoli. Qui il silenzio è una presenza viva, capace di far riflettere e rigenerare.
La cultura locale si esprime anche nelle tradizioni della sauna e del tuffo nel ghiaccio, rituali che rinnovano corpo e mente. Rovaniemi, capitale della Lapponia, è il luogo dove il Natale si respira tutto l’anno, un simbolo di un legame profondo con le feste e la tradizione.
Il popolo Sami, unico gruppo indigeno dell’Unione Europea, è al centro di questa parte del film. A Inari, il centro culturale Siida e l’amministrazione Sajos raccontano la loro storia, fatta di usi, costumi e un rapporto speciale con la terra.
“Lapponia I love iù” racconta un incontro tra due mondi agli antipodi: la Napoli caotica e complessa e la Finlandia aperta e silenziosa. Non è solo un viaggio geografico, ma anche un percorso di crescita personale.
Allontanarsi dai luoghi familiari permette a Carmine di scoprire se stesso. La natura e la cultura Sami diventano per lui occasione di cambiamento, spingendolo a rivedere le sue idee e a confrontarsi con valori diversi, come il rispetto per l’ambiente e la sincerità.
Questa trasformazione parla a tutti: è la ricerca di una strada nuova, fatta di equilibrio tra passato e presente, tra uomo e natura. In un cinema italiano spesso impegnato su temi più tradizionali, il film porta sullo schermo una storia che va oltre il poliziesco, esplorando territori e culture poco conosciute ma ricchi di significato.
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