A Den Bosch, nel cuore dell’Olanda, spuntano cinquanta sfere bianche immerse nel verde, come piccole navicelle spaziali atterrate tra le case tradizionali. Sono le Bolwoningen, le “case a sfera” nate negli anni ’80, ancora vive e abitate. In un Paese dove tutto sembra calcolato e preciso, questo progetto ha infranto ogni regola, offrendo un’idea di abitare completamente diversa. Non solo architettura: un vero e proprio gesto di ribellione creativa che ha cambiato per sempre il volto urbano.
Per capire queste case bisogna tornare a metà Novecento, quando l’Europa cercava nuove soluzioni per la casa dopo la guerra. Nei Paesi Bassi non si sono limitati a copiare, ma hanno provato qualcosa di diverso. Negli anni ’60 lo Stato ha iniziato a finanziare progetti che spingessero architetti e designer a inventare modi nuovi di vivere.
In questo clima nasce Dries Kreijkamp, artista e progettista affascinato dalla forma sferica. Per lui la sfera era il massimo, un equilibrio perfetto fra spazio, materia ed energia. La sua idea era semplice: una sfera ha meno superficie rispetto al volume che contiene, il che significa meno dispersione di calore e un contatto particolare con la luce e l’ambiente esterno.
Nonostante sembrasse una follia, il progetto ha preso vita nel quartiere Maaspoort di Den Bosch, tra il 1984 e il 1985, con cinquanta case costruite. Ancora oggi sono abitate, nonostante qualche problema come infiltrazioni, isolamento acustico non perfetto e la sfida di vivere in spazi senza angoli. Le Bolwoningen sono diventate una tappa fissa per architetti, fotografi e appassionati di design, da studenti a professionisti.
Dal vivo, le Bolwoningen colpiscono per dimensione e presenza. Ogni sfera è larga circa 5,5 metri e offre 55 metri quadrati su tre piani. All’inizio si pensava di usare il poliestere, leggero e innovativo per l’epoca, ma le norme edilizie hanno imposto una struttura più solida: cemento armato rinforzato con fibra di vetro.
I moduli venivano prefabbricati a Rotterdam e poi montati rapidamente in cantiere, una novità per quei tempi. La sfera poggia su una base cilindrica che contiene gli impianti tecnici, mentre l’accesso avviene tramite una scala a chiocciola ripida. Le finestre sono undici oblò circolari, che ricordano più la cabina di un sottomarino che una casa, offrendo viste su canali, verde e cielo.
L’interno è tutto un altro mondo: senza angoli o linee dritte, i mobili tradizionali non vanno bene. Chi ci vive deve inventarsi un modo nuovo di arredare e ripensare cosa significa “stanza”. La scala collega il piano notte, il bagno e il livello superiore dove si trovano soggiorno, cucina e zona studio, illuminati da luce naturale che filtra dalle finestre tonde.
Le Bolwoningen si trovano nella periferia nordest di ’s-Hertogenbosch, meglio conosciuta come Den Bosch, nel Brabante settentrionale. Raggiungerle è semplice: da Amsterdam o Utrecht ci sono treni frequenti e puntuali. Dalla stazione centrale si arriva al quartiere Maaspoort con autobus o in bici, il mezzo perfetto per vivere lo spirito green e slow che contraddistingue i Paesi Bassi.
Il percorso in bicicletta lungo prati curati, canali e passerelle dà un assaggio dell’atmosfera unica che circonda le sfere. Il periodo migliore per visitarle è da aprile a giugno, quando il bianco brillante delle case si staglia sul verde intenso creando giochi di luce spettacolari. Anche settembre ha il suo fascino, con ombre lunghe e un’aria più intima.
Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono i momenti ideali per godersi il posto in silenzio, quando il quartiere si calma e il canto degli uccelli d’acqua riempie l’aria. Le Bolwoningen restano così una delle viste architettoniche più originali d’Europa, un simbolo concreto di sperimentazione riuscita e ancora viva.
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