Nel 2024, i redditi degli italiani hanno finalmente ripreso a crescere, rompendo un lungo periodo di stagnazione. Non solo le grandi città si confermano motori economici, ma anche alcuni piccoli borghi emergono come veri e propri poli di ricchezza. La nuova mappa della ricchezza italiana svela un quadro fatto di conferme e sorprese: isole di prosperità sparse in un Paese che resta, però, profondamente diseguale.
Finalmente si vede un segno positivo nei redditi medi degli italiani. Secondo i dati del Ministero dell’Economia, rielaborati da Excellera Intelligence, il reddito medio pro capite nel 2024 arriva a 25.125 euro, con un aumento del 4,1% rispetto all’anno scorso. Un salto che supera l’inflazione, segno che il potere d’acquisto sta migliorando davvero.
Da quando è scoppiata la crisi nel 2009, passando per la pandemia e l’impennata dei costi energetici, il reddito imponibile medio è cresciuto di circa un terzo. Non è un caso, ma il frutto di un lento recupero. Detto questo, il divario resta ampio: oltre un terzo degli italiani dichiara meno di 15 mila euro all’anno. Nel 2023 la quota era ancora più alta, ma si avverte un leggero miglioramento, anche se siamo lontani dal riequilibrio.
Chi dichiara più di 55 mila euro è appena il 6% dei contribuenti, confermando che la ricchezza è ancora concentrata in pochi. Dietro questi numeri ci sono storie di persone e territori molto diversi, che raccontano un’Italia frammentata e in lento cambiamento.
La classifica dei comuni più ricchi mette in luce due mondi distinti. Da un lato, i piccoli borghi immersi in paesaggi di grande valore, dove residenze di lusso e patrimoni elevati sono la norma. Portofino, Forte dei Marmi e San Vito di Cadore sono i nomi più noti, simboli da sempre del successo e del benessere italiano.
Dall’altro, troviamo sobborghi residenziali di grandi città, come Basiglio, Cusago e Torre d’Isola. Qui la vicinanza ai servizi urbani e il prezzo alto delle case raccontano di famiglie abbienti, dirigenti e professionisti. Le quotazioni immobiliari in questi comuni sono già un indicatore chiaro del livello socioeconomico degli abitanti.
Portofino resta un’icona del lusso, anche se nel 2024 scivola dal primo al terzo posto con un reddito medio di 65.836 euro. Il calo del 30,9% rispetto all’anno scorso è significativo, ma in comuni con pochi contribuenti basta poco per far oscillare i dati: spostamenti di residenza o variazioni nelle dichiarazioni possono cambiare la classifica in modo netto.
San Vito di Cadore è un esempio ancora più evidente. Passa dal 401° al nono posto, confermando quanto in piccole realtà ogni movimento pesi molto. Cambi di domicilio o variazioni improvvise nei redditi dichiarati fanno la differenza.
Tra le grandi città, Milano è ancora la prima per reddito medio e crescita. Con 40.316 euro pro capite e un aumento del 3,3% rispetto al 2023, la metropoli lombarda mantiene il suo primato economico.
Dietro Milano si piazzano Monza con 35.628 euro, Bergamo con 34.263, Bologna a 32.302 e Roma con 31.423 euro. Napoli chiude la top five con 24.388 euro, confermando il divario tra Nord e Sud che resta forte anche nelle città più grandi.
Questi numeri raccontano un’Italia a più velocità, dove il benessere e le opportunità si concentrano in alcune zone, lasciando altre indietro.
In testa alla classifica dei comuni con il reddito medio più alto c’è Maccastorna, in provincia di Lodi, con 72.157 euro. Un dato impressionante, ma da leggere con cautela: pochi contribuenti con redditi molto alti possono far volare la media.
Segue Lajatico con 67.519 euro e Portofino con 65.836. Comuni come Basiglio e Courmayeur confermano la presenza di piccoli centri ricchi vicino a grandi città o località turistiche di pregio.
Forte dei Marmi e Cusago, note per la qualità della vita, si posizionano nella top ten con redditi sopra i 43 mila euro. Torre d’Isola e San Vito di Cadore, entrambi con oltre 41 mila euro, completano la lista, insieme a Pino Torinese, vicino a Torino, che chiude la classifica con 41.521 euro.
Questa fotografia mostra bene come la ricchezza nel 2024 non sia più solo questione di grandi città o capitali, ma un mosaico di piccoli e medi comuni, ognuno con la propria storia e caratteristiche economiche.
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