Salire fino alla cima del Monterrone, la rupe affilata che domina il Sasso Caveoso, è come entrare in un’altra dimensione. A Matera, la pietra non è solo materia: è storia che prende forma, scolpita nel tempo e nel vento. Santa Maria de Idris, scavata nella roccia, si staglia lì, quasi sospesa, come un guardiano silenzioso sui Sassi e sulla profonda Gravina sottostante. Non è solo una chiesa, ma un luogo dove la fede si intreccia con la natura selvaggia, e ogni sguardo si perde tra luci e ombre che sembrano raccontare storie antiche. Un angolo di Basilicata che resta impresso, a chi sa guardare oltre la superficie.
La chiesa si trova nel quartiere Sasso Caveoso, uno dei due storici rioni che formano i famosi Sassi di Matera. Il Monterrone, la rupe su cui si erge, è un’imponente massa di calcarenite modellata dal tempo e dall’uomo. Da lontano non si può non notarla: spicca al centro del Sasso Caveoso, affacciandosi sulla Gravina, un canyon naturale che le fa da sfondo spettacolare. Questa posizione la rende un punto privilegiato per osservare la città antica e un riferimento visivo per chi la visita.
La sua particolarità sta nella doppia anima: una parte è una costruzione in tufo scolpita con cura, l’altra è scavata dentro la roccia. Questa fusione crea un complesso rupestre unico in Europa, che comprende anche la vicina Cripta di San Giovanni in Monterrone, collegata da un passaggio interno. Un insieme che racconta più livelli: architettura, religione e ambiente naturale si mescolano con grande armonia.
Per arrivarci bisogna affrontare una breve ma ripida salita, tra gradini e vicoli stretti dei Sassi. Il percorso anticipa le emozioni della visita, con scorci autentici e paesaggi che si aprono a ogni passo. L’orizzonte cambia costantemente, offrendo viste uniche sulla città, la Gravina e le pietre che portano i segni della storia.
Santa Maria de Idris nasce tra il XIII e il XIV secolo, anche se la zona era frequentata già da molto prima. Il nome “Idris” deriva dal greco “Odigitria”, un termine bizantino che indica la Vergine Maria come guida spirituale. Questo richiama l’influsso delle comunità monastiche orientali che hanno attraversato il Sud Italia, portando stili, riti e immagini tipiche della cultura bizantina.
Accanto alla chiesa si trova la Cripta di San Giovanni in Monterrone, più antica e ricca di storia artistica. Gli affreschi, che vanno dal XII al XVII secolo, raccontano una continuità di culto e interventi nel tempo. Le immagini più vecchie mostrano figure rigide e colori intensi, soprattutto rosso e blu, tipici dell’arte bizantina. Nel Quattrocento, un crollo costrinse a rifare completamente la facciata in tufo, che ancora oggi accoglie i visitatori.
Nel corso dei secoli, e soprattutto nell’Ottocento, la chiesa diventò un luogo di devozione radicata: le donne del posto praticavano un rito particolare, camminando in ginocchio su una fila di mattoni smaltati, per chiedere grazie legate soprattutto alla mancanza d’acqua. Anche gli interni subirono cambiamenti, con la realizzazione di un altare nel 1804, legato alla famiglia Spuma.
Nel Novecento, per preservare gli affreschi, alcune parti furono staccate e oggi si trovano al Museo di Palazzo Lanfranchi. La chiesa conserva però molti resti pittorici che raccontano il passare del tempo e le condizioni di umidità, elementi che ne aumentano il fascino per chi studia o visita questo luogo.
Entrando nella chiesa si trova un ambiente raccolto, dove la luce soffusa mette in risalto le immagini sacre sulle pareti di pietra. L’altare ospita una tempera del Seicento con la Madonna col Bambino, affiancata da santi come Antonio e Sant’Eustachio, patroni di Matera. Proprio la scena di Sant’Eustachio è una delle più suggestive, con l’episodio della visione del cervo.
Ai lati dell’altare si notano un’Annunciazione e una Crocifissione, quest’ultima semplice ma intensa. Le decorazioni, con dettagli floreali e geometrici, sono realizzate con pittura e bassorilievi, dando un senso di calore e semplicità. L’atmosfera è intima, ben lontana dalle grandi chiese monumentali.
Un passaggio interno porta alla Cripta di San Giovanni in Monterrone, un vero salto nel tempo e nello spirito del luogo. Scavata tutta nella roccia, la cripta ha un’atmosfera austera. Le nicchie affrescate mostrano santi, figure evangeliche e un imponente Cristo Pantocratore che benedice con mano solenne. Un dettaglio curioso è il Vangelo aperto con iscrizioni in greco, segno evidente dell’influenza orientale.
Il contrasto tra la chiesa superiore, più morbida e occidentale, e la cripta, severa e formale, rende Santa Maria de Idris un luogo raro e prezioso per chi ama arte e spiritualità.
La visita è libera. Quando possibile, all’ingresso vengono distribuiti materiali informativi che raccontano la storia e i dettagli del complesso. Gli orari cambiano con le stagioni: d’estate la chiesa resta aperta più a lungo, anche fino a sera, permettendo di godere di atmosfere diverse con la luce che cambia. D’inverno gli orari si riducono.
La visita serale, specialmente ad agosto, è particolarmente suggestiva: l’ambiente si carica di un’atmosfera tutta sua. Uscendo, vicino al campanile a vela, si apre una vista ampia e senza ostacoli sulla Gravina e su Matera, distesa su più livelli.
Il percorso per arrivare parte dalla Chiesa di Santa Lucia alle Malve e segue una rampa di scale che porta in cima al Monterrone. Si attraversano vicoli stretti e scalinate, tipiche della conformazione dei Sassi. Essendo una zona pedonale e con dislivelli, è importante indossare scarpe comode.
Matera è facile da raggiungere in auto o con i mezzi pubblici da diverse città del Sud Italia. Ma per visitare Santa Maria de Idris e apprezzarne ogni dettaglio, l’unico modo è camminare a piedi.
Chi arriva in cima al Monterrone porta con sé il ricordo di un luogo dove storia, arte e natura si fondono con forza rara, regalando un’esperienza che resta impressa ben oltre la visita.
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