
Gli omicidi rituali scuotono Oslo. Nel cuore della capitale norvegese, il detective Harry Hole si muove tra segreti oscuri e tensioni che tagliano come lame. Tobias Santelmann dà vita a un uomo segnato, intrappolato in un intreccio feroce dove la fiducia tra colleghi vacilla. La città stessa, con le sue luci fredde e gli angoli nascosti, non è solo sfondo: diventa un personaggio vivo, inquietante. E mentre le indagini si complicano, Tom Waaler, un collega dal passato torbido, emerge come un’ombra minacciosa, pronta a cambiare le carte in tavola.
Omicidi rituali e alleanze in bilico: il cuore della serie
La serie, uscita su Netflix il 26 marzo 2026, si ispira ai romanzi di Jo Nesbø e segue le vicende di Harry Hole, detective noto per il suo intuito ma anche per la battaglia con l’alcolismo. La storia ruota intorno a una serie di omicidi rituali che sconvolgono Oslo. Hole deve tenere insieme i pezzi di un’indagine complessa mentre lotta con i propri demoni. Il vero nemico non è solo il killer, ma anche Tom Waaler, collega dall’ombra pesante, legato a una vicenda tragica che ha segnato la vita di Hole: la morte del suo migliore amico.
Tobias Santelmann dà corpo a questo eroe fragile, ma determinato. Al suo fianco, un cast di rilievo con Joel Kinnaman, Pia Tjelta e Peter Stormare, tutti fondamentali per alimentare una narrazione carica di tensione e colpi di scena. La serie non racconta solo il caso, ma anche la fatica di muoversi in un ambiente dove la fiducia è un lusso raro. Dialoghi serrati e situazioni al limite mostrano un mondo in cui lealtà e tradimento si confondono.
Oslo, la città che fa da sfondo e da protagonista
Girata quasi interamente in Norvegia, con Oslo e dintorni come palcoscenico principale, la serie fa della città un elemento chiave. Qui, la luce nordica cambia volto con le ore e le stagioni, creando un’atmosfera densa e a tratti inquietante. Oltre 160 location, tra spazi urbani e set in studio, si fondono perfettamente con la storia.
Il regista e produttore esecutivo Øystein Karlsen paragona Oslo a una Gotham del Nord, sottolineando il legame profondo tra la città e la trama. Pioggia leggera, luci fredde, strade che si intrecciano tra modernità e vecchie industrie: tutto contribuisce a costruire un ambiente realistico e affascinante, che amplifica la suspense. Qui, il paesaggio urbano non è solo sfondo, ma un elemento che influenza personaggi e ritmo della serie.
L’atmosfera è carica di tensione, con un senso di isolamento e sorveglianza continua che emerge dalle immagini della città. Non c’è distanza tra luogo e racconto: si alimentano a vicenda, facendo sentire la presenza di Hole tra le strade affollate o nei suoi momenti di solitudine.
I luoghi simbolo che raccontano Oslo e il mistero
Nel corso della serie, alcuni luoghi di Oslo diventano tappe essenziali della narrazione. Il fiume Akerselva, con la sua storia industriale e la trasformazione in corso, e il quartiere di Grønland, con la sua stratificazione sociale, sono scenari che riflettono i contrasti della trama.
Il ristorante Schrøder, nel quartiere di St. Hanshaugen, è un punto fisso nella vita di Hole. Quel locale, con il suo arredamento anni Settanta e l’atmosfera vissuta, è più di un set: è un rifugio autentico, che dà spessore alla quotidianità del protagonista.
Poi c’è Frognerbadet, la piscina all’aperto in Middelthuns gate, con le sue linee severe. Qui, la calma apparente si scontra con le tensioni dei personaggi, offrendo un contrasto visivo potente. La tranquillità di quel posto mette in luce il conflitto interiore di Hole, diviso tra pace esteriore e tempesta dentro.
Il parco di St. Hanshaugen fa da cornice ai momenti di riflessione del detective. Da lì si può guardare Oslo dall’alto, come se Hole osservasse la città con distacco, sempre all’erta e isolato.
Infine, il commissariato di Grønland, in Grønlandsleiret 44, è teatro di scontri decisivi, soprattutto con Waaler. Girare in una sede reale, anziché in studio, ha aggiunto realismo a interrogatori e tensioni, aumentando la pressione che grava sulle indagini.
Dietro le quinte: la produzione che ha dato vita a Male
Le riprese sono durate da maggio a dicembre 2024, con 113 giorni sul campo, e sono proseguite negli studi Dagslys di Gjerdrum, a giugno 2025. Cinque studi con spazi diversi, uffici e laboratori hanno permesso di girare le scene più complesse.
Le sequenze notturne, che richiedono un controllo preciso di luci ed effetti, sono state realizzate soprattutto in studio. Gli interni delle scene del crimine, con atmosfere cupe e dettagli specifici, sarebbero stati difficili da gestire all’aperto. Usare gli studi ha garantito continuità visiva e precisione.
Questa scelta ha mantenuto coerenza e realismo, alternando location ampie e urbane a spazi più angusti e intensi, aumentando la sensazione di claustrofobia e suspense che accompagna Hole.
Alternare set reali e controllati ha costruito un racconto solido, basato tanto sulla sceneggiatura quanto sull’impatto visivo. La complessità dietro le quinte riflette quella della trama, dando vita a un prodotto che punta a diventare un punto di riferimento del crime nordico nel 2026.
