
Le donne libere, diceva una vecchia canzone di lotta, e ora quelle parole tornano vive tra le colline toscane e le vie di Roma. È qui, in questi luoghi segnati dal tempo e dalla storia, che prende vita una narrazione intensa e vera, lontana dai cliché. La nuova fiction in arrivo su Rai 1, dal 10 marzo 2026, non è una semplice ricostruzione: è una finestra aperta su un’Italia che resisteva, soffriva, sperava. Al centro, Lino Guanciale, nei panni di Mario Tobino, psichiatra e testimone di un’epoca, figura autentica e profonda. La Seconda guerra mondiale fa da sfondo a una storia che pesa come un macigno, tra bellezza struggente e brutalità senza filtri. Ogni scena, ogni parola, racconta una verità che ancora oggi scuote chi vuole ascoltare davvero.
Tra guerra, psichiatria e donne coraggiose: la trama
La serie si svolge in Toscana negli anni bui della Seconda guerra mondiale, per raccontare un pezzo spesso dimenticato della nostra storia sociale. Le donne rinchiuse nei manicomi non erano sempre malate: spesso erano vittime di una società che puniva chi non si piegava alle regole. Mario Tobino è un uomo che rompe gli schemi: medico e scrittore, si oppone ai metodi più duri dell’istituto psichiatrico di Magliano, dove lavora. Il suo impegno va oltre la cura, è umano: cerca di restituire dignità alle donne chiuse lì dentro, molte ingiustamente, perché considerate una minaccia all’ordine sociale. L’arrivo di Margherita Lenzi, un’ereditiera rinchiusa contro la sua volontà dal marito, segna una svolta. Tobino intuisce che si tratta di un abuso, non di una malattia, e mette a rischio la sua posizione per difendere la verità. A complicare la storia arriva Paola Levi, staffetta partigiana, che porta ulteriore tensione e spessore al racconto. La serie non si limita a mostrare la condizione delle donne internate, ma denuncia le ingiustizie sociali e la lotta per la libertà in un’Italia sull’orlo del cambiamento.
Lucca, un set che diventa protagonista
Lucca gioca un ruolo da protagonista nella serie. La città toscana è un personaggio a sé, con i suoi spazi storici perfetti per ricreare l’atmosfera degli anni Quaranta. Molte scene sono state girate tra le vie e le piazze più suggestive del centro: piazza San Martino con il suo imponente Duomo, piazza Bernardini, e le strade caratteristiche come via del Gallo, via Cesare Battisti, via San Giorgio e via dei Bacchettoni. Il Palazzo Ducale fa da sfondo monumentale, simbolo di un’Italia intrappolata in un momento di crisi ma anche di speranza. Lucca, città dove Mario Tobino ha vissuto e lavorato, conserva un’identità forte, capace di parlare con il passato grazie alle sue architetture intatte e agli angoli di vita quotidiana. La scelta di girare qui non è casuale: ancorare la storia a luoghi reali dà autenticità a tutta la narrazione.
La campagna senese: tra Crete Senesi e Monteroni d’Arbia, lo scenario della guerra
Accanto a Lucca, la produzione ha scelto scorci di campagna senese per completare il quadro visivo della serie. Tra Monteroni d’Arbia e le suggestive Crete Senesi, la natura diventa protagonista. Le colline ondulate, i campi aperti, le strade panoramiche e i filari di cipressi sono un palcoscenico naturale che colpisce al cuore. Qui si rivive l’Italia rurale in guerra: piccoli borghi, vite lontane dalle città, ma profondamente segnate dal conflitto. La Tenuta di Corsano, con la sua struttura storica e il paesaggio intorno, arricchisce il quadro visivo con realismo e coinvolgimento. La serie racconta una realtà fatta di quotidianità fragile, dove la guerra si sente non solo nelle battaglie, ma nella resistenza silenziosa di chi abita quei luoghi.
Roma e l’ex ospedale Carlo Forlanini: dentro il manicomio
Per gli interni dell’ospedale psichiatrico di Magliano, la scelta è caduta su Roma, nell’ex ospedale Carlo Forlanini. Questo complesso, un tempo dedicato alle cure, ha offerto un ambiente autentico e suggestivo per ricostruire con cura i luoghi di un manicomio degli anni Quaranta. Le camerate, i corridoi stretti, gli ambulatori, le vasche per l’idroterapia sono stati ricreati per immergere lo spettatore in un’atmosfera densa e fedele alla realtà storica. Un emiciclo dell’ex ospedale è stato usato in più scene, trasformato con elementi naturali come acqua, pioggia e neve, che donano un aspetto quasi fiabesco ma carico di significato. L’ospedale di Magliano nasce nell’ex Monastero dei Canonici Lateranensi di Santa Maria di Fregionaia e ha chiuso nel 1999, dopo la legge Basaglia che ha cambiato per sempre la psichiatria italiana. Oggi quel luogo è un pezzo importante della storia culturale e medica del Paese. La sua fragilità non ne diminuisce il valore, ma invita a preservarne la memoria, per capire meglio le battaglie per i diritti civili e la dignità umana.
“Le libere donne” riporta alla luce storie dimenticate, incastonandole in luoghi reali che parlano di guerra, ingiustizia e resistenza. Ogni scena, ogni strada attraversata dalla narrazione diventa un’occasione per riflettere su un passato che ha plasmato il nostro presente. Perché in Italia, dietro ogni angolo, c’è una storia che aspetta solo di essere raccontata.
