Personaggi

Robert Bresson, perché il suo cinema è così importante?

Oggi cerchiamo di scoprire perché Robert Bresson è così importante per la storia del cinema. Il regista francese è stato davvero un genio.

La sua storia è incredibile e ha contribuito a far crescere notevolmente la settima arte.

Robert Bresson e il suo cinema (ANSA) TheSenseofWonder.it

Nasce a Bromon-Lamothe il 25 settembre del 1901 e viene riconosciuto come il grande maestro del minimalismo. Inizia la sua carriera soprattutto come pittore e fotografo, tanto che arriva alla regia del suo primo film arriva quando a 42 anni gira La conversa di Belfort, preceduta solo da un cortometraggio dal titolo Les Affaires Publiques.

Il suo cinema piano piano si adopera per diventare specchio della riduzione, dell’assenza, con gli attori che diventano un pretesto vuoto per comunicare qualcosa al pubblico. Così come ha deciso di svuotare di significato le loro azioni, riuscendo ad arrivare a un cinema della sottrazione che poi sarà copiato da moltissimi registi come per esempio da Jean Luc Godard.

Il tutto si inizia a vedere con Il diario di un curato di campagna del 1951 tratto da un romanzo di Bernanos e in cui le pagine di un diario di un giovane prete malato diventano un vero e proprio protagonista della scena. Ma non finisce qui.

La carriera di Robert Bresson

La carriera di Robert Bresson prende il via proprio in quel 1951 dove diventa protagonista della realizzazione un film di straordinario di cui abbiamo già parlato qui sopra. Ma non si ferma qui la sua bravura, perché riesce a migliorarsi con due film molto diversi tra loro, ma collegati da un filo sottile.

Si tratta di Un condannato a morte è fuggito del 1956 e Diario di un ladro, meglio conosciuto come Pickpocket, del 1959. Segue a questi un film solo di dialoghi che è Processo a Giovanna d’arco, un lavoro che esprime ancor una volta la voglia di rendere ai minimi termini l’arte del regista francese.

La grande carriera di Bresson (ANSA) TheSenseofWonder.it

Nel 1966 poi addirittura protagonista della scena è un asinello sfruttato e maltrattato dall’uomo, il film è Au hasard Balthazar e il successo è davvero incredibile. Passa un anno e si registra un altro capolavoro con Mouchette – Tutta la vita in una notte considerato dalla critica come uno dei suoi lavori più maturi.

Ci sarebbe molto da dire su Bresson, ma sicuramente possiamo concludere come ha fatto lui con L’Argent, un film devastante e che colpisce l’anima, ferendo chi lo guarda che si trascina dietro un dolore davvero molto difficile da accettare.

Matteo Fantozzi

Giornalista pubblicista dal 2013 è laureato in storia del cinema e autore di numerosi libri tra cui “Gabriele Muccino il poeta dell’incomunicabilità” e “Gennaro Volpe: sudore e cuore”. Protagonista in tv di trasmissioni come La Juve è sempre la Juve su T9 e Il processo dei tifosi su Teleroma 56.

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